“Non siamo capaci di attrarre investimenti!”, insomma non siamo proprio capaci! L’Italia spendacciona e corrotta, piena di tasse e scarsa di agevolazioni non riesce proprio ad attrarre investimenti. Questo concetto era ribadito a gran voce da quasi tutta l’informazione italiana, da tutti i politici e da tutti gli economisti. Insomma, lo dicevano proprio tutti, destra e sinistra: doveva proprio essere vero! Ma vediamo se lo è veramente allora e per spiegarlo dobbiamo fare una premessa, che è quella di dare la definizione di investimento estero: in economia si chiama IDE, Investimento Diretto Estero, che si divide in due tipologie. La prima tipologia consiste nella vera e propria apertura di un polo produttivo nel paese target, una volta valutato che il costo di esportare prodotti in quel paese attraverso punti vendita e GDO (Grande Distribuzione Organizzata) risulti maggiormente costoso rispetto all’apertura di un impianto. L’altra tipologia si riferisce all’acquisto o alla fusione di un’impresa (generalmente concorrente), ed è utilizzata da chi vuole entrare in un altro mercato, ma non vuole utilizzare la GDO o dei suoi punti vendita, così da accaparrarsi i profitti dell’impresa e avere un punto strategico per distribuire i suoi prodotti. Rientra nella seconda definizione di IDE, ma è leggermente differente per scopo, quando un grosso fondo d’investimento decide di voler comprare un’impresa di un altro mercato, diventandone il socio unico e agendo sulle voci di bilancio (di solito sui valori più classici: ROI (Return On Investment) e ROE (Return On Equity), abbattendo in tutti i modi i costi e massimizzando i ricavi per aumentarne il valore e dopo 4/5 anni rimetterla sul mercato, dove in genere sarà un altro fondo d’investimento a comprarla e a fare esattamente lo stesso giochino, fino a che qualcuno non rimarrà con il cerino in mano perché non sarà più possibile aumentarne il valore. Allora, adesso che ne abbiamo gli strumenti, cominciamo a valutare: perché mai il nostro paese dovrebbe attrarre così tanti investimenti esteri?

In primis, si potrebbe rispondere chiedendosi come mai dobbiamo attrarre investimenti. Non siamo capaci di farli da soli? Questa risposta retorica a forma di domanda è esemplare, perché un paese prima di pensare di attrarre e affidarsi all’estero per fare investimenti dovrebbe essere in grado ed essere capace di fare di per se gli investimenti necessari. Anche perché è importante valutare la politica di chi fa investimenti nel nostro paese. Certo, chi apre un polo produttivo darà lavoro a tanta gente e anche se porterà i profitti all’estero a noi tanto basta: ci ha fatto aumentare l’occupazione (non è detto che poi sia anche occupazione di alto livello, vedi Amazon). Chi invece compra un’azienda italiana potrebbe non sempre essere interessato ad aumentare il capitale e ad investire nuovamente, potrebbe non essere questa la sua politica! Ci fu un caso qualche anno fa, di una grossa impresa di birra tedesca che comprò una piccola ditta italiana di birra artigianale e subito dopo la chiuse, per garantirsi minor concorrenza (fu poi riaperta da una cordata popolare).

Un’altra risposta potrebbe essere perché l’Italia dovrebbe attrarre investimenti, quando i ¾ degli IDE sono l’acquisizione di una azienda, cioè l’esternalizzazione della proprietà dell’impresa con i relativi profitti. Mentre il rimanente ¼ degli IDE sono quasi sempre l’apertura di poli produttivi in paesi in via di sviluppo, dove il costo del lavoro è decisamente più basso e i diritti dei lavoratori sono minimi. Sorge spontanea una domanda, allora. Ma se questi IDE sono così discutibili, perché mai tutta l’informazione e la classe dirigente italiana lì sbandiera come imprescindibili per la crescita? Possiamo sostenere due tesi, dove non necessariamente l’una escluda l’altra: incompetenza o collusione. Altrimenti non si spiega il continuo insistere su una tesi economica completamente priva di fondamento e che non porta nessun giovamento all’economia italiana. Bisogna sempre rifiutare l’idea di complottismo, ma quando tutta l’informazione e la classe dirigente ripete all’unisono un concetto, per di più sbagliato, allora sorgono dubbi, sorgono perplessità. Cui Prodest?