Si è parlato in lungo e in largo del pericolosissimo Trattato Transatlantico; quanto meno se n’è discusso nei limiti del possibile, essendo il suo contenuto purtroppo segreto e a maggior ragione temibile. Per riassumere con parole brutali e spicce, se il trattato di cui sopra entrasse in vigore verrebbe a crearsi un mercato unico comprendente la totalità dell’Europa e degli Stati Uniti, senza alcun tipo di paracadute protezionistico. Niente dazi, né barriere, per quanto a conti fatti le imposte doganali siano già fin troppo basse. Fonte di particolare preoccupazione è l’obiettivo principale, a quanto pare quello di abbattere ogni tipo di barriera “non tariffaria” esistente. Dette barriere rappresentano un limite tanto qualitativo quanto quantitativo, essendo infatti misure legislative di protezione, necessariamente volte a garantire determinati standard tecnici in ambito di sicurezza ambientale, sanitaria, alimentare e molto altro. L’idea dunque è quella di liberalizzare tanto beni quanto servizi, inclusi appalti pubblici, e qui arriva Moody’s. Quest’ultima, come ormai ben noto, è una tra le più grosse agenzie di rating mondiali; è risaputo come dette agenzie (private, privatissime!) abbiano deciso con le loro valutazioni delle sorti di intere nazioni e di milioni di cittadini. Questo immenso potere, conferitogli dall’unico sovrano il Sire Mercato, gli è ancora proprio nonostante vi siano state diverse indagini nei confronti di molti dei loro dipendenti per aver declassato -senza lecita giustificazione- titoli di numerosi Stati, Italia inclusa. Certo poi qualcuno fa pure notare –con un certo disappunto- che spesso l’agenzia di rating viene chiamata a valutare il rischio di molte società dalle quali successivamente viene remunerata (però dai, che maliziosi, come se pagare qualcuno significhi comprarne il verdetto, ma come vi viene in mente?). Sta di fatto che i suoi inganni non si fermano qui.

E’ infatti proprio in questi giorni che è stata presentata la nuova “Moody’s Public Sector Europe” (Mpse), ossia un’agenzia -sempre di rating- dedicata specificatamente al mercato del debito pubblico in Europa, che si vuole focalizzare sulle esigenze specifiche degli enti del settore pubblico. Solo che detta così la cosa suona poco chiara, mentre forse il Presidente di Moody’s Investitor Service ci può fornire più adeguate delucidazioni: “la creazione di Moody’s Public Sector Europe riflette il nostro impegno a sostenere lo sviluppo degli enti del settore pubblico in Europa e ad ampliare il loro accesso a nuove fonti di finanziamento”. E quali sarebbero questi enti del settore pubblico? “Regioni, ed enti locali, ospedali ed aziende di edilizia sociale, per accrescere il loro accesso ai mercati dei capitali internazionali”. Ringraziando il presidente per i chiarimenti, si vada a tradurre in soldoni cosa effettivamente si prefigge questa nuova “fantastica” agenzia: il settore pubblico è –per definizione- di competenza statale. Lo Stato tuttavia (quello italiano almeno), è tendenzialmente governato da “inutili idioti”, pertanto incapace di gestire quanto di sua responsabilità, tanto che dall’istruzione alla sanità non si trovano soluzioni diverse da robusti e continui tagli. Questo significa che vi è necessità di fondi, che la buona vecchia Moody’s vuole permettere di acquisire con la sua nota “generosità”. Come? Facendo accedere soggetti pubblici su un mercato privato ed internazionale dei capitali, per trovare nuovi finanziamenti (e dunque altro debito). Spiega David Rubinoff, Managing Director di Moody’s Public Sector Europe: “Ci attendiamo un crescente interesse verso gli enti del settore pubblico in Europa da parte di una ampia gamma di investitori attratti dal profilo di rischio diversificato del settore”. Ottimo. Quindi investitori stranieri –i maggiori dei quali, come sempre, banche e multinazionali- andranno a comprarsi per due spicci le nostre imprese (laddove non le abbiano già acquisite), i nostri ospedali (con grosso sfregamento di mani da parte delle miliardarie case farmaceutiche), e le nostre scuole, tanto per non influenzare terroristicamente le giovani menti. Tutto ciò mentre vengono portati avanti i piani dell’ERF e soprattutto del TTIP, mostruosità tecnocratiche pronte a fagocitarci in un boccone. Ma ne siamo certi, il fatto che Moody’s sia americana è solo una fortuita, casuale e curiosa coincidenza.