Quello del “Frammento sulle macchine” non è Marx. O meglio, non è lo stesso barbuto de “Il Capitale”, del Manifesto e della lotta di classe. È una tegola caduta sulla testa dei marxiani di tutto il mondo nel 1973, data di pubblicazione della traduzione inglese. In una manciata di pagine l’introduzione del concetto di informazione stravolge l’alienazione nel rapporto uomo-macchina, di fatto mettendo in discussione l’intero impianto filosofico di Karl Marx. L’uomo non è più parte integrante del processo produttivo, parte attiva che comanda la macchina, strumento di produzione, bensì un mero supervisore ridotto ad un ruolo marginale dalla “macchina che possiede una propria anima nelle leggi meccaniche in essa operanti”. A fronte di una industria automatizzata e intelligente (da pelle d’oca la primitiva intuizione di un mondo robotizzato) “la forza valorizzante della singola forza-lavoro scompare come qualcosa di infinitamente piccolo”. Qui la figura dell’operaio alienato, che vive per lavorare e non viceversa, appare impropria. Semplicemente “la macchina non si presenta sotto nessun aspetto come mezzo di lavoro dell’operaio nei confronti dell’oggetto ma anzi questa attività è posta in modo che è essa a mediare il lavoro della macchina”. L’operaio, insomma, deve solo preoccuparsi di scongiurare eventuali interruzioni del macchinario: se prima si ritrovava in una condizione alienante ma necessaria al capitalista, adesso scopre la sua sostanziale inutilità.

È un mondo in rapida e dinamica evoluzione quello che Marx espone nel “Frammento”, un caotico palesarsi di nuove tecnologie incentivato da una ossessiva ricerca della produttività. Essa “non sta in alcun rapporto con il tempo di lavoro immediato che costa loro la produzione ma dipende piuttosto dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia”. Ecco che l’informazione, quella che oggi nel gergo informatico definiremmo “istruzione”, prende posto nello scacchiere delle forze di produzione. È il progresso, la conoscenza collettiva, che permea il novello sistema delle macchine intese come organismi viventi, necessitanti di mezzi alimentari (carbone, olio, ecc…). “Il lavoro si presenta come organo cosciente […] frantumato, sussunto sotto il processo complessivo delle macchine, solo un membro del sistema, la cui unità non esiste negli operai vivi ma nel macchinario vivente (attivo)”.

Se la componente umana viene svilita, è necessario spostare l’attenzione sulla macchina, entità propria che nel “Frammento” ha preso vita. La macchina, di fatto automatizzata, si appropria di una autonomia e di una capacità di evolversi che Marx imputa ad una variabile esogena, ovvero il progresso: “Le macchine si sviluppano con l’accumulazione di una scienza sociale, della produttività in generale, non è nel lavoro ma nel capitale che si esprime il lavoro generalmente sociale”. In questa frase si realizza la traslazione, la sfumatura atipica che di per sé sarebbe in grado di ribaltare il mondo marxiano. Il flusso di conoscenza e di progresso viene ad accumularsi sino a formare uno stock, quello che un secolo dopo avrebbero definito know-how, componente fondamentale del capitale di una azienda. Interessante è l’accezione “scienza sociale”, ovvero scienza collettiva, generata dalla collettività, che una volta tramutatasi in capitale esprime al meglio le potenzialità della macchina: diventa lavoro. Anche per questo “le macchine non perderebbero il loro valore d’uso quando cessassero di essere capitale”, in quanto è il sapere, l’informazione in possesso della collettività la vera ricchezza, capitale dinamicamente applicabile alla produzione, adattabile a più macchine, mai obsoleto e sempre attuale in quanto produzione sociale perpetua. Più che filosofia si direbbe fantascienza, contestualizzando queste affermazioni nel XIX secolo. Marx, però, non si ferma qui. Dato che l’attività dell’operaio è stata “ridotta a una semplice astrazione di attività determinata e regolata da tutte le parti in movimento del macchinario”, essa diventa meno decisiva e imprescindibile, mettendo in discussione la giornata lavorativa standard dell’umano alienato. Se è vero che è l’informazione, la conoscenza, il vero capitale di questa industria evoluta, il lavoro immediato dell’operaio cessa di essere base della produzione: il tempo libero si dilata di conseguenza. L’uomo diventa libero dall’azione meccanica e ripetitiva, in quanto l’industria automatizzata diviene puramente un “processo scientifico che sottomette le forze naturali al suo servizio e le fa operare al servizio dei bisogni umani”. La produzione procede da sé, spinta dal sapere sociale generale che evolve senza soluzione di continuità e non può che essere sviluppato dal tempo libero, “ossia dal tempo dedicato allo sviluppo pieno dell’individuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttività, sulla produttività del lavoro”. L’umano cessa di essere alienato e parte integrante della produzione immediata, diviene un supervisore e lavora accanto alla macchina, organismo vivente, che provvede al soddisfacimento dei bisogni della società. Questo miglioramento della condizione collettiva si tramuta in un benessere e in un tempo libero amici dello sviluppo personale dell’individuo, chiave di volta del “Frammento”. È il viaggio nel futuro di un Marx che si veste da Asimov, scorgendo nella nebbia dell’intuizione la figura dei robot, nonché di Internet stesso. Cos’è il World Wide Web se non una rete di computer che condividono informazioni? Non è proprio l’attuazione del concetto di “sapere sociale generale” introdotto nel suddetto testo? Vengono dal 1858 le parole di un pensatore che, nel mondo della pura razionalità, avevano disegnato un futuro intelligente, un futuro evoluto. Il “Frammento sulle macchine” rimane l’unica fugace incursione di Marx all’interno di questa lungimirante intuizione, che abbandonerà in favore del filone che darà alla luce “Il Capitale”. Rimane la testimonianza di un visionario e la dimostrazione che l’evoluzione della condizione umana non è necessariamente fatale, quanto malleabile in presenza di una forte volontà collettiva.