Che l’idea di unire nazioni aventi economie diverse e scoordinate tra loro sotto la bandiera di una moneta comune, senza aver prima avviato un sufficiente processo di unione politica e fiscale (il quale è tutto da dimostrare sia davvero possibile) costituisse un grave errore, era un fatto risaputo dai migliori economisti internazionali ben prima che l’euro entrasse ufficialmente in vigore. Si considerino per esempio i lavori di un Meade e di un Kaldor, i quali si occuparono della tematica dell’integrazione economica europea rispettivamente negli anni ’50 e ’70. Più recentemente, precisamente negli anni ’90, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman mise esplicitamente in guardia i paesi europei dai rischi derivanti dall’adozione dell’euro (ma si tengano anche presenti i rilievi critici espressi dalle colonne del Financial Times da T. Thirlwall). Infine, se si vuole arrivare più vicino a noi, a parte altri grandi nomi dell’economia come P. Stiglitz (anche lui premio Nobel),  si deve, per quanto riguarda l’Italia, alla meritoria opera di divulgazione di Alberto Bagnai e Claudio Borghi Aquilini l’aver aperto gli occhi del grande pubblico sulle problematiche legate all’adozione della moneta unica da parte dei paesi dell’euro zona.

Tuttavia, a quanto risulta a chi scrive, fino ad oggi nessun economista era arrivato ad indicare un preciso orizzonte temporale per la fine dell’euro. Di questo gravoso compito si è caricato il controverso economista americano Martin A. Armstrong. Egli inquadra la fine della moneta unica nel contesto più ampio del tracollo del mercato obbligazionario sovrano mondiale, per il quale, in un articolo/intervista pubblicato la settimana scorsa dal prestigioso quotidiano tedesco Die Welt, egli  indica l’arco di tempo che va dal 2017 al 2018, dando nel contempo la probabilità di una disintegrazione dell’euro al 90%. L’articolo ripercorre brevemente la vita dell’economista americano, ricostruendo anche l’episodio della sua incarcerazione per oltraggio alla corte, nonostante egli si sia sempre dichiarato innocente dall’accusa di aver defraudato alcuni investitori attraverso un classico “schema Ponzi”. La sua storia è stata anche recentemente portata sugli schermi cinematografici dal regista Marcus Vetter con il film “The Forcaster”, attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche tedesche. Ovvio che ogni previsione vada presa cum grano salis, come dicevano i latini, tuttavia chi scrive pensa che un approccio obiettivo all’economia debba tenere conto di tutte le posizioni, senza farsi influenzare dal percorso personale di chi le propone. Oltretutto, il fatto che un quotidiano così prestigioso come Die Welt tenga in serio conto le previsioni di Armstrong, dimostra come questo tipo di approccio sia il migliore.

Dopo aver messo in evidenza come il problema più grande per l’economia mondiale sia il legame strettissimo tra la finanza e la politica, che di fatto impedisce un’adeguata regolamentazione dell’attività finanziaria da parte di quest’ultima, egli vede una possibile soluzione alla crisi del debito pubblico che attanaglia paesi come la Grecia in una ristrutturazione radicale del sistema economico. Il modello di Armstrong si basa sul principio secondo cui gli Stati, invece di pagare i possessori dei loro titoli del debito pubblico con coupon a scadenza fissa, li potrebbero remunerare tramite partecipazioni azionarie in società private scelte da loro stessi. In tal modo, molte aziende private si libererebbero da quella stretta creditizia che le sta portando alla chiusura. Sebbene la sua visione eccessivamente negativa del ruolo dello Stato nell’economia sia difficilmente condivisibile dopo i disastri provocati dalle politiche neoliberiste, Armstrong è corretto nel rimarcare che il sistema attuale (in cui dalle politiche monetarie traggono vantaggio sopratutto le banche, non i cittadini, in una sorta di “comunismo per ricchi”) sia assolutamente inaccettabile.Venendo alla predizione di Armstrong riguardo l’euro, essa si lega, da un lato, a quanto detto in precedenza, ovvero che una moneta unica alla cui base ci siano economie profondamente diversificate tra loro e che sia priva di un mercato dei titoli di Stato comune ai vari paesi membri, non può durare a lungo; dall’altro, alla constatazione che i titoli di Stato sono al momento eccessivamente sopravalutati, per cui, avendo raggiunto il loro picco massimo, essi non possono che iniziare il percorso inverso. Effettivamente, i titoli di Stato di molti paesi, come per esempio quelli tedeschi, sono talmente richiesti dagli investitori alla ricerca di un rifugio sicuro per i loro capitali da aver raggiunto territorio negativo (ovvero gli investitori alla scadenza del contratto riceveranno meno denaro di quanto da essi investito). Per concludere, come già detto sopra, le osservazioni di Armstrong vanno prese con cautela. Tuttavia un tweet del leggendario investitore Bill Gross, ora in Janus Capital, secondo cui la vendita di titoli di Stato tedeschi al momento giusto genererebbe enormi guadagni (egli ha usato addirittura l’espressione “the short of a lifetime” ovvero “la vendita che ti capita di fare una volta nella vita”) dimostra che le previsioni di Armstrong sono tutto fuorché campate in aria e che il sistema finanziario europeo si trova effettivamente in una condizione di profonda fragilità ed instabilità, della quale i grandi investitori sono perfettamente consapevoli.

 

Fonti:

Bagnai, Il tramonto dell’euro (Reggio Emilia, 2012)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-17/i-sei-premi-nobel-contro-euro-paul-krugman-italia-ridotta-paese-terzo-mondo-123937.shtml?uuid=ABsusak#navigation

http://www.welt.de/finanzen/geldanlage/article140550440/Es-wird-zu-einem-grossen-Crash-kommen.html

http://www.ft.com/intl/cms/s/0/84a1ddc8-bce5-11e4-9902-00144feab7de.html#axzz3a0z5yrYr

http://uk.businessinsider.com/bill-gross-calls-german-bunds-the-short-of-a-lifetime-2015-4?r=US