di Alessandro Mancini Caterini

È ben nota la frase che pronunciò Angela Merkel nel 2011 in piena crisi dello spread: “se fallisse l’Euro, fallirebbe l’Europa”. Gli eventi successivi dimostrarono che per non far fallire la moneta si fece fallire la democrazia: in breve tempo furono rovesciati i governi legittimamente eletti di Berlusconi e Papandreou. Così come Tsipras in questi giorni, anche l’ex primo ministro greco Papandreou nel 2011 propose un referendum riguardo le negoziazioni sul debito, ma in quella circostanza all’establishment europeista non andò giù l’idea di ascoltare il parere dei cittadini, e dunque il governo greco fu rimpiazzato dai tecnocrati prima del voto; d’altronde il Financial Times racconta come nel G20 di Cannes del 2011 Papandreou si beccò minacce personali da Sarkozy per aver osato proporre un referendum, mentre Barroso cospirava con un politico greco per una congiura contro il governo Pasok. Una scena che secondo i presenti fu a dir poco imbarazzante. Speriamo che almeno questa volta si concederà ai greci il voto; d’altronde non sarebbe più una tragedia ma una vera farsa se in Grecia, culla della democrazia, si ripetesse il copione del 2011 (il povero Pericle si rivolterebbe nella tomba una seconda volta). Eppure le dichiarazioni delle ultime ore non sono confortanti: i ‘falchi’ europei hanno respinto la richiesta greca di proroga degli aiuti fino al 5 luglio per permettere il referendum senza corse agli sportelli.

Il segnale del triumvirato buro-kafkiano (BCE, Commissione Europea, FMI) è chiaro: la democrazia non è più un principio sacro nell’attuale architettura dell’Euro, anzi, essa è addirittura d’intralcio! Il voto del popolo, secondo la logica di Bruxelles, potrebbe opporsi ai numeretti su cui si fonda il potere burocratico, ma soprattutto il voto potrebbe opporsi al ‘giudizio dei mercati’ (quello sì che è sacro!). Non stupisce dunque che quasi nessun governo europeo mostri solidarietà verso Tsipras: qualsiasi dichiarazione avversa ai mercati porterebbe ad un’ automatica svendita dei titoli di stato e ad un aumento dello spread; per il Sole24ore “un rialzo permamente di 2 punti percentuali dei rendimenti costerebbe all’Italia circa 5 miliardi all’anno”. Ecco a voi il ricatto della finanza.

Che cosa ha reso l’Euro un Leviatano finanziario incompatibile con la democrazia? Il motivo essenziale è che l’arzigogolato sviluppo dei trattati europei ha concentrato troppo potere nelle mani della Commissione Europea e della BCE, due enti carenti di legittimità democratica. La Commissione Europea ripetutamente minaccia governi sovrani non appena essi osano solo sforare i numeretti dell’Austerity, obbligando tagli e tasse in nome del Patto di Stabilità. Non a caso l’attuale presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, è noto per la sua particolare antipatia verso la democrazia, un’antipatia del tutto bizzarra e di cui proponiamo le uscite migliori:

“Sono pronto ad essere insultato per essere insufficientemente democratico, ma voglio essere serio…. Io sono per i dibattiti oscuri e segreti” (un commento di Juncker sulla BCE)

“Noi prendiamo una decisione, poi la lasciamo girare, e aspettiamo e vediamo cosa succede. Se nessuno si lamenta perché la maggior parte delle persone non capisce cosa è stato deciso, allora continuiamo passo dopo passo finche non c’è più modo di tornare indietro” (riferendosi alla costruzione dell’Euro).

La BCE, invece, grazie al controllo della politica monetaria ha un potere insormontabile in confronto ai paesi sovrani. Basti pensare alla lettera minacciosa di Draghi e Trichet indirizzata a Berlusconi durante la crisi dello spread; per non parlare poi delle lettere di Trichet in cui la BCE obbligava il ministro delle finanze irlandese a fornire un ‘impegno scritto’ di aiuto all’IMF se questi non avesse voluto ritrovarsi le banche coi rubinetti chiusi. E aggiungiamo pure la clamorosa vicenda cipriota che ha spaventato tutti i risparmiatori europei quando la BCE, usando il suo potere di veto, costrinse il governo cipriota ad accettare i piani della Troika di tassare i conti correnti per poter accedere alla liquidità di Francoforte. Inoltre l’assenza di un compratore di ultima istanza nella costruzione dell’Euro portò nel 2011 ad un vera e propria macelleria finanziaria nel mercato dei titoli di stato. Si pose rimedio solo quando Mario Draghi (usando Schmittianamente il suo ‘potere d’eccezione’) pronunciò la formuletta magica in un convegno di potentissimi hedge fund inglesi All’interno del proprio mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro, e credetemi, questo basterà”(in parole povere: siamo pronti a ‘stampare moneta’ per evitare il collasso finanziario).

Se questa formuletta magica fosse stata pronunciata pochi mesi prima si sarebbero evitati due colpi di Stato e il generale inginocchiamento dei governi dinnanzi al ‘giudizio dei mercati’. Eppure gli esperti più acuti non saranno sorpresi: il progetto europeo si basa sull’idea di Jean Monnet di rendere alcuni processi istituzionali incompleti (perché plateali cessioni di sovranità sarebbero poco apprezzate dagli elettori nazionali), in modo che nell’eventualità di una crisi la maggiore concentrazione di potere sarà giustificata come unica soluzione possibile. Infatti è dagli inizi della crisi che gli stati sovrani europei hanno ceduto ulteriori responsabilità a Bruxelles per seguire il mantra ‘ce lo chiede l’Europa’. Le circostanze poco chiare in cui tutto ciò avviene e la maggiore attenzione riposta verso i mercati anziché verso i popoli (si veda la crisi umanitaria in Grecia causata dai tagli alla sanità) porta a legittimi dubbi sulla compatibilità dell’euro e della democrazia.

Per evitare che il lettore più europeista bolli subito il presente articolo come ‘populista’ o ‘complottista’, proponiamo una breve lista di recenti dichiarazioni sulla crisi in Europa. L’importanza di questa lista è far capire agli eventuali europeisti che le nostre tesi non sono strane stramberie di complottiste, ma dati di fatto condivise da opinionisti di tutto rispetto.

“L’Europa finanziaria, l’Europa dei numeri, è un dead man walking, un brutto sogno che non avremmo mai dovuto concepire. E non ce ne tireremo fuori con altri numeri, altri vincoli, altre regolette” (Carlo De Benedetti)

“Le élite poliche dell’Europa non dovrebbero più nascondersi dai loro elettori. Sono i cittadini, non le banche, che devono avere l’ultima parola sulle domande esistenziali per l’Europa” (Jurgen Habermas)

“I governi hanno ceduto il loro potere ai mercati, perciò ricorrono al popolo…. L’organizzazione che ci siamo dati non prevede collaborazione, non può promuovere solidarietà e stabilità perché ha bisogno di uno stato perenne di precarietà…” (Zygmunt Bauman)

“Le richieste dell’Europa sono…. Petulanti, ingenue, e fondamentalmente auto-distruttive. Nel rigettarle, i greci non stanno giocando alcun gioco; stanno cercando di rimanere vivi” (Jeffrey Sachs)

“Se i leader politici dell’Europa… avessero permesso maggiore discussione pubblica, anziché prendere decisioni unilaterali in corridoi finanziari segreti, è possibile che gli errori politici si sarebbe potuti prevenire attraverso i normali processi di deliberazione, scrutinio e critica. E’ incredibile che ciò non sia successo nel continente che ha dato al mondo le idee di base della democrazia istituzionale” (Amartya Sen: così complottista da aver vinto un premio Nobel…)

La nostra analisi e le dichiarazioni riportate ci portano a delle riflessioni sulla frase della Merkel, perché non è vero che col fallimento dell’Euro fallirebbe l’Europa. L’Euro in se è solo una moneta, rude materia, l’Europa invece è un ideale che abbraccia millenni di storia, decine di popoli e un unico grande sogno: la democrazia. Se l’euro fosse fallito nel 2011, l’ideale sarebbe rimasto intoccato: non c’è alcuna speculazione o usura finanziaria che possa sporcare quell’ideale che da Mazzini a Spinelli ha sempre pulsato nel sangue dell’europeo. Ma se per mantenere l’Euro la politica si attinge al denaro anziché all’ideale, allora dell’Europa non rimarrà più nulla se non lo scempio attuale in cui pur di salvare la moneta si sacrifica tutto ciò che è nobile per i popoli. La frase della Merkel, dunque, andrebbe rigirata come un calzino perché la verità è che se fallisce l’Europa allora fallisce l’euro! D’altronde l’ordine degli eventi diventa prevedibile: fallita l’Europa a causa del calpestamento della democrazia, fallirà l’euro quando i popoli, ripresisi con uno scatto d’orgoglio, non si ritroveranno più in una moneta diventata ormai fonte di speculazione e voteranno per una moneta che incarna il loro sentimento vero. Ciononostante, il nostro partito principale, il PD, rimane in un silenzio che a volte pare indifferente, e talvolta complice. Invece di riflettere sull’incompatibilità dell’euro e della democrazia, il PD grida allo scandalo per le olgettine di Arcore e per delle famiglie che osano manifestare in piazza in nome dei valori cristiani anziché di quelli del mercato. Invitiamo i nostri lettori ad aprire gli occhi dinnanzi a questi fatti e a ripensare se vale la pena cedere la sovranità a favore di una moneta sciagurata.