Potremmo immaginare (così, per un momento) l’ormai famigerato Expo come un uomo di classe, sulla quarantina, di bell’aspetto, che sicuro della sua figura e del proprio carisma cerca di corteggiare un’affascinante fanciulla, che chiameremo Economia. È un uomo al quale piace mettersi in mostra, il caro Expo, far parlare di sé; la cosa –potremmo giustamente pensare- annoierà la ragazza. Ma no, non pare. O meglio, probabilmente è così, ma lei sembra comunque molto interessata, se non a lui, al potere che possiede, alle sue conoscenze, alle sue ricchezze. D’altra parte Economia è bella, bellissima, ma sta avendo delle grosse difficoltà a casa, e questo Expo sarebbe l’uomo giusto, la grande opportunità per rifarsi una vita.

«Come avrai notato, cara, da mesi sono da sempre al centro della notizia», comincia a dire mal celando il suo ego trionfante. E continua «attori, personaggi famosi, sono tutti grandi amici. Perfino il Presidente del Consiglio, proprio lui, non fa che contattarmi, per chiedere pareri, cercare la mia fiducia. Ha grandi aspettative nei miei confronti, sostiene che faremo grandi cose assieme. D’altra parte da me passa l’Italia intera, oserei dire il mondo» continua altezzoso. A quel punto Economia vorrebbe anche far notare come fra quei suoi “amici” ce ne siano taluni di non specchiata onestà, date certe infiltrazioni di stampo non del tutto legale, ma trattiene il pensiero tra se e se. Sempre più rapito dal suo narcisismo, comincia, patetico e viscido, ad illudere la sua vittima «come dicevo, non ti preoccupare sto in formissima. E poi sai, con me tu, cara Economia italiana, andrai lontano. Ci penso io a te, non devi far nulla, non dovrai pensar più a niente, devi soltanto lasciarti guidare. Fatti accarezzare. Dell’altro vino, ti va? Ne ho dell’ottimo, toscano. Senti che bouquet profumato. Che odori. Ah, l’Italia. Ti farò venire la pelle d’oca, rizzare il Pil. Crescerai, Economia. Sarai famosa. Ricercata anche tu. Expo è una grande occasione per tutti». Soggiogata dal vino e dalle belle parole, la bella Economia si lascia portare nell’appartamento di quest’amante che si dice impareggiabile. Ecco che adagiati su del delicato raso cominciano a scambiarsi effusioni amorose, se non che… Se non che? Se non fosse che al momento tanto ricercato, atteso, il caro Expo –che millantava una maschia virilità- si mostra nella sua più vera ed evidente impotenza.

Ma come è potuto succedere? Si chiederà allarmato il nostro arrogante amico. La cosa è banale. Perché dei tanti stranieri che stanno accorrendo per immergersi in questa casa delle meraviglie, molti –se non tutti- torneranno a casa. E una volta finito il pregiato vino italiano comprato, o sistemato l’arredamento made in Italy, quella Milano resterà per loro poco più di un bel ricordo. Che dire invece dei tanti imprenditori italiani, di cui alcuni in esposizione? Torneranno alla loro azienda per trovarvi un mare di tasse da pagare, con giovani che non possono assumere, e fallimenti che difficilmente riusciranno ad evitare. Dovranno fare i conti con un’Iva che si vuole ulteriormente aumentare, e con una pensione che lo Stato non ha intenzione di elargire. Hanno visto dei ridicoli ottanta euro dati a pochi e centinaia tolti a tutti. Una legge elettorale perfettamente inutile che ha tolto tempo prezioso al parlamento che poteva essere utilizzato per provvedimenti necessari. Gli stessi imprenditori vedranno dunque peggiorare ad infinitum la famosa Economia, con gli ulteriori tagli alla spesa pubblica –che invece dovrebbe aumentare-, una moneta sbagliata e patti scellerati firmati a Bruxelles. Il made in Italy nel frattempo scompare, perché i giovani preferiscono laurearsi inutilmente anziché imparare nobili ed apprezzati mestieri.

Perché non ti si è armato, caro Expo? Perché non vali nulla, non servi a niente, sei aria fritta. Non sei una grande occasione ma uno specchio per le allodole, una scusa per un governo -incapace- di poter dire di aver fatto qualcosa.