La spinta aggregante che portò gli uomini all’identificazione del soggetto comunemente noto come Stato, fu figlia della volontà collettiva di riconoscere e salvaguardare i diritti naturali dell’individuo. Diritti inviolabili, che non prescindono dall’esistenza dello Stato (sono garantiti a tutti gli esseri umani, anche agli apolidi). L’evoluzione costituzionale degli Stati si pose come primo obiettivo la diffusione, su larga scala, di quelli che vengono comunemente definiti diritti civili. Essi costituiscono la base della partecipazione politica attiva e passiva della cittadinanza. I diritti sociali, aventi come ambito l’esistenza dignitosa dei cittadini, vennero per ultimi. Quando parliamo di diritti sociali ci riferiamo a quei servizi, di solito garantiti dalla sfera pubblica, come l’istruzione, la sanità e più in generale l’assistenza. Insomma, il codice genetico del welfare State. La loro rivendicazione è altamente complessa. I diritti sociali, infatti, spesso interferiscono con il paradigma economico del libero mercato.

La nostra Costituzione è corredata, nei titoli secondo e terzo, da articoli che stabiliscono la dignità dell’esistenza dei cittadini. Lo è perfino quella americana, nonostante gli Stati Uniti stiano scoprendo con un certo margine di ritardo l’assistenzialismo statale. Fra tutte le tipol0gie di diritti, quelli sociali sono comunemente quelli più infranti. La forbice della disuguaglianza, nonostante la vasta adozione del  suffragio universale , non accenna a stringersi. L’antinomia fra capitalismo finanziario e diritti sociali è ormai nota; il connubio fra il libero mercato ed un’ agevole sussistenza per la totalità della popolazione appare una chimera. Quelli che Hegel profetizzava come “i resti”, coloro che non possono godere del sistema economico della società civile che è di per sè esclusivo, sono destinati a rimanere tali. Negli Stati Uniti l’ennesima violazione dei diritti sociali è riuscita ad inficiare anche la sfera più sacra dei diritti: i diritti naturali.

Le Corporate Owned Life Insurance, volgarmente dette assicurazioni sul contadino morto, sono un espediente giuridico a metà fra la singolarità e il raccapriccio. Sono assicurazioni sulla vita che le aziende stipulano sui loro dipendenti. Bene, direte voi. All’inizio tale pratica fu necessaria per salvaguardarsi dalla morte di persone chiave all’interno dell’azienda, persone la cui perdita avrebbe significato un costo (ad esempio il costo di formare qualcun altro prima di affidargli il ruolo vacante). Poi le grandi aziende decisero di strafare: stipularono assicurazioni sulla vita dei loro dipendenti, all’insaputa degli stessi, e quando i dipendenti morivano incassavano. Semplice ed efficace. Soprattutto perchè i benefici assicurativi (i soldi) pagati al beneficiario (l’azienda) non sono inclusi nel reddito del beneficiario: in parole povere gli introiti dell’assicurazione non sono tassabili. Quando il dipendente muore la cifra va direttamente all’azienda, senza passare nè per il fisco nè per i familiari della vittima: la Advantage Medical Services Inc si rifiutò di pagare le spese funebri alla famiglia di una dipendente sulla quale pendeva una polizza assicurativa.

L’orrore oltre che morale è anche giuridico: condizione necessaria per la  stipulazione di un contratto è infatti la manifesta volontà delle parti. Le polizza ha validità anche se l’impiegato al momento del decesso non lavora più per l’azienda che l’ha stipulata. Il film documentario di Michael Moore Capitalism a love story ha fatto luce sulla questione, evidenziando come la multinazionale Walmart scegliesse oculatamente impiegati che presentavano malattie pregresse come l’asma, impiegati che lavorarono per la compagnia per gran parte della loro vita o per un periodo di assunzione limitato. Nel documentario vi sono anche dossier dove ci si lamenta, nei piani alti delle aziende, dello scarso tasso di mortalità. Le stime ad hoc degli analisti prevedevano infatti la morte di un maggior numero di persone. Se ci si mette anche la divina provvidenza a rallentare i profitti! Non bastavano le crisi di domanda?

La lista delle aziende che usufruiscono di questi “particolari” prodotti assicurativi è lunga: fra queste anche la Nestlé Usa e la Walt Disney. Nell’Aprile 2003  i repubblicani in Texas avanzarono una proposta di legge. Per arginare il problema, direte voi. Invece no: la proposta consisteva nel permettere allo Stato di stipulare questo tipo di assicurazione sui propri pensionati. Il conflitto di interessi appare immediato: lo Stato nasce per proteggere il più sacro dei diritti naturali, la vita. Ma se l’estinzione della vita costituisce un guadagno, su chi ricadrà la protezione?