Quando scoppia un’ostilità e ci si vuole accertare delle relazioni geopolitiche in gioco, l’ultima cosa da fare è dar retta all’informazione; è inutile ascoltare le dichiarazioni ufficiali, ed altrettanto futile informarsi sulle alleanze “mediatiche”. Piuttosto, un metodo efficace rimane sempre stato quello di guardare al mercato delle armi internazionali. Le Nazioni Unite sono sempre state impegnate nei territori planetari in conflitto con lo scopo manifesto di riportare la pace, attraverso le cosiddette “operazioni di peacekeeping”. Questo, va da sé, sul piano teorico. All’atto pratico tutte le zone di intervento nelle quali l’ONU e la NATO (che alla fine, se si vuole, è dire la stessa cosa) hanno trascinato i Paesi membri sono state armate e finanziate dagli Stati Uniti, che guarda caso sovrintendono ovvero governano esattamente la Nato. Tra alcune delle “missioni” troviamo: Angola, Somalia, Sierra Leone, Sudan, Mali e ancora Ex Iugoslavia, Egitto, Iraq, Kuwait, e molti, molti altri. Tra tutti questi è difficile trovare qualcuno sprovvisto di armamenti americani, e tra i clienti d’eccezione ovviamente non mancano gli Emirati Arabi, che assieme agli U.S.A. hanno provveduto a creare e sostenere l’Isis (che di sicuro non è uno Stato ma che come tale si atteggia).

Vediamo dunque il doppio se non triplo gioco delle forze americane, le quali: prima di tutto muovono guerra nei confronti di numerose Nazioni con la solita scusa dell’esportazione coatta della democrazia, quando l’obbiettivo ultimo è ben diverso, che si tratti di petrolio, di furto dei dati personali, o di nuocere alla Russia cercando di condizionare la sua politica. Secondo poi, costringono gli stati membri della Nato a partecipare con i propri militari, dunque risparmiando invio di truppe americane; il tutto vendendo nel frattempo approvvigionamenti militari a tutti gli schieramenti, dunque tanto alle Nazioni Unite quanto ai territori belligeranti. Dagli anni Novanta ad oggi infatti “il numero di Paesi che ha ricevuto sistemi d’arma di alta qualità dagli USA è amplissimo e comprende i 16 più importanti alleati della NATO, Paesi strategicamente importantissimi del Medio Oriente e del contesto Asia-Pacifico (G. Anzera)”, il tutto per arrotondare lo stipendio con decine se non centinaia di miliardi di dollari l’anno.

E la Francia? In guerra, si dice, a morire per prima è la verità. Dopo di essa lunghe file di innocenti; lo stesso è accaduto alle oltre 130 persone morte per le strade di Parigi pochi giorni addietro, vittime casuali di un gesto orribile. Su quel fatto incomprensibile sono state fornite diverse posizioni ed ipotesi, compreso alcune dietrologie.  Su quanto avvenne il lontano 11 settembre molti suggeriscono tuttora che dietro agli attentati si celino gli stessi americani, che si possa dire lo stesso dei francesi per i ben più recenti attacchi di Parigi? Complotti? Teorie? Forse sì e forse no. Ciò che è certo è che si è trattato di eventi tremendi ed ingiustificabili; di sicuro vi è pure però che anche la Francia, tanto quanto gli USA (e l’Italia!), rientra tra i principali mercanti d’armi mondiali e, da almeno il 1991 ad oggi, i “Galli” hanno stretto rapporti per affari bellici con tanti, fra i quali Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi, tutte Nazioni che stanno fornendo quelle stesse armi esattamente agli uomini neri del Daesh. Nel frattempo la Francia ha dichiarato guerra aperta ai jihadisti, bombardandone alcuni avamposti; battaglie a questo punto ad “armi pari”.