Il denaro è la matematica del potere. Per misurare il valore della potenza politica bisogna stare alla larga da concetti metafisici: è il calcolo oggettivo, con la sua schiettezza aritmetica, che permette di comprendere il potere come una dinamica intrecciata concretamente nella realtà. Non a caso i giornalisti anglosassoni utilizzano un modus operandi molto semplice (soprattutto quando si tratta di risalire alle lobby che finanziano i partiti): follow the money. Una simile tecnica si può utilizzare per avere una visione limpida dei rapporti di forza nel continente asiatico. Basta ‘seguire i soldi’ e fare due calcoli per rendersi conto che la battaglia per lo scettro del potere orientale si combatterà con armi economiche. E ovviamente saranno Stati Uniti e Cina a giocare il ruolo da protagonisti.

Consolidato il potere interno grazie ad un’impareggiabile crescita economica, il Partito Comunista Cinese è passato, infatti, alla fase successiva: ovvero consolidare il potere regionale attraverso un piano di crescita economica a livello continentale. La storia è maestra in questo caso e ci insegna (basti pensare alla Monroe Doctrine) che prima di diventare una potenza globale, bisogna essere una potenza regionale. L’ambizioso progetto della ‘Nuova Via della Seta’ è la strategia che permetterà al Dragone di districarsi dominante fra i paesi confinanti, e di farsi spazio al di là dell’Hindu Kush per raggiungere l’Asia Centrale.  I paesi dell’Asia Centrale sono diventati degli importanti corridoi economico-infrastrutturali per la Cina per entrare nei mercati principali: le linee ferroviarie del Kazakhstan sono collegate con la nota Transiberiana la quale dàaccesso alla Russia, il Turkmenistan fornisce l’accesso all’Iran e dunque al Medio Oriente, mentre il progetto di un ponte nel Mar Caspio unirebbe maggiormente il commercio con l’Europa. Annunciata nel 2013 dal presidente Xi Jinping in una conferenza in Kazakhstan, la Nuova Via Della Seta è il più importante progetto economico del nostro secolo: si tratta di un mastodontico piano d’infrastrutture e d’investimenti per legare, attraverso i rapporti commerciali, la Cina con il resto del continente Eurasiatico. Già in questo momento le più importanti multinazionali tedesche (dalla BMW alla HP) spediscono i loro prodotti in treni merci diretti da Duisburg a Chongqing (col vantaggio di un tragitto che dura solo due settimane, invece dei 30-40 giorni via mare), mentre numerosi paesi occidentali hanno clamorosamente voltato le spalle agli americani e hanno aderito all’AIIB, il fondo d’investimenti cruciale per la Nuova Via della Seta. Per impedire alla Cina di creare un mondo multipolare con centri politici ed economici indipendenti dai tentacoli americani, il governo statunitense ha deciso di rispondere con un suo trattato economico monstre: il TPP, il gemello asiatico del TTIP. Un recente documento di Wikileaks rivela che in una discussione fra pubblici ufficiali francesi, un consigliere del Ministero dell’economia, Jean-Francois Boittin, ha dichiarato che il TPP è stato costruito ad arte per obbligare la Cina a scendere a patti con gli USA. E qualcuno potrebbe chiedersi: come si può piegare il Dragone cinese? Per Boittin gli americani starebbero trattando rapporti commerciali segreti con ogni singolo paese in prossimità della Cina in modo da creare un confronto economico contro di essa. La mossa americana è chiara: sfruttare il malcontento nella regione (specialmente riguardo le dispute delle isole nel Mar Cinese meridionale in cui paesi come il Giappone sono ben contenti di ricevere una protezione americana), convincere i governi a prediligere il TPP anziché la Nuova Via della Seta, e isolare la Cina per poi costringerla a scendere a patti onde evitare conflitti economici. D’altronde il governo cinese, che non ha alcuna legittimità democratica, può mantenere il suo consenso solo garantendo prosperità economica: ma nel caso ciò dovesse venire a mancare i rischi di rivolte contro il partito comunista aumenterebbero a dismisura. Se l’accerchiamento commerciale degli USA centrasse l’obiettivo non sarebbe sorprendente ritrovarsi un dragone cinese ben disposto a diminuire le sue pretese geopolitiche pur di evitare che la guerra economica danneggi la stabilità socio-economica.

Gli USA, dunque, hanno deciso di rispolverare la vecchia politica del ‘containment’ (utilizzata ai tempi della Guerra Fredda contro l’URSS) per contenere questa volta l’espansionismo economico della Cina. Ma in cosa consiste esattamente il TPP? Seppur l’attuale work in progress stia continuando lontano da ogni tipo di scrutinio pubblico, i files di Wikileaks hanno fatto intendere che il trattato porterà ad un’ulteriore liberalizzazione del commercio per facilitare l’accesso del capitale americano nel continente asiatico; il trattato inoltre difenderà con maggior vigore i diritti della proprietà intellettuale (tema caro per i BigPharma) e ridurrà il potere dei governi rispetto alle multinazionali. Il TPP coinvolge al momento 11 paesi, fra cui Giappone, Malesia, Vietnam e Singapore per quanto riguarda l’Asia. Il trattato sembrerebbe anche legato al misterioso TISA (Trade In Service Agreement), altro trattato internazionale, ma che questa volta riguarda la privatizzazione dei servizi. In Asia Hong Kong, Taiwan e Giappone hanno già aderito al TISA.  Ma ora diamo spazio al calcolo di cui si accennava pocanzi: secondo il Peterson Institute il TPP aumenterà di $223 miliardi all’anno i benefici economici fra le varie parti coinvolte, mentre secondo gli officiali cinesi la Nuova Via Della Seta genererà un aumento di $250 miliardi di dollari (ma va detto che più di 60 paesi sono coinvolti, contro gli 11 del TPP).  Se il denaro è la matematica del potere, i risultati sono chiari: lo scontro fra la via del dollaro e la via della seta sancirà l’avvento della geo-economia, ovvero ciò che Edward Luttwak ha definito come “la logica della guerra nella grammatica del commercio”. In altre parole il continente eurasiatico ( o ‘l’isola del mondo’ come definita da Halfold Mackinder, fondatore della geopolitica) sarà il campo di battaglia fra Cina e USA; lo scacchiere in cui si giocherà la partita più importante, quella del dominio economico. La Russia e l’Asia Centrale sono i due tasselli fondamentali che potrebbero permettere alla Cina di completare il suo abbraccio economico verso l’altra estremità del continente, ovvero l’Europa. Nel caso tutte le strade portassero a Pechino e nel caso i commerci cominciassero ad essere denominati in renminbi, si avverrebbe il terrore di Brzezinski e Kissinger: ovvero gli USA senza più diretto controllo nell’isola del mondo; gli USA destinati a rimanere confinati in una zona geo-economica di secondaria importanza e la FED non più libera di stampare moneta a go-go nel caso il dollaro fosse surclassato da altre valute.