Alcune settimane fa la Corte Costituzionale ha abrogato una parte importante della Legge Fornero che aveva bloccato la rivalutazione delle pensioni sopra i 1,433 € lordi a partire dal 2012. La manovra era stata giustificata dal governo Monti e dal ministro competente come una misura necessaria per affrontare la grave emergenza economica in cui versava il Paese dopo l’attacco speculativo nel 2011. Il risultato di questa bocciatura ha provocato un terremoto per il governo in carica, in quanto la restituzione dei soldi ai circa 6 milioni di pensionati produrrebbe un buco di bilancio pari a 18 miliardi di euro per l’anno corrente. Ovviamente questo ha comportato il ritorno dell’annoso dibattito sulle pensioni retributive e sulle possibili soluzioni per attenuare il loro costo a carico delle generazioni future. Ma soprattutto ha fatto riemergere per l’ennesima volta l’eterna guerra fra poveri, che tanto conviene alle élites al comando. I mass media e presunti esperti, oltre che generici commentatori dei grandi siti online, si sono subiti gettati contro i pensionati, colpevoli di essere degli avidi cattivoni che succhiano il denaro alle nuove generazioni. In un’epoca seria, cosa che non è il XXI sec., si sarebbe innescato un dibattito decente sulle problematiche del sistema pensionistico italiano che si trascinano da decenni. Invece al contrario abbiamo assistito ad un circo equestre di cui ha approfittato immediatamente il governo Renzi per non pagare interamente la cifra e anzi facendola passare come un regalo chiamato “Bonus Poletti” dal valore di appena 2 miliardi di euro. In questo modo, a sentire la grancassa mediatica, abbiamo scoperto che i pensionati che percepiscono 1,500 € lordi al mese (1,100 € netti) sono dei pensionati d’oro, mentre a loro volta tutti i retributivi sono colpevoli di “attentato generazionale”. In verità la questione è nettamente più complessa e un leader serio si sarebbe preso tutto il tempo per dipanare la questione, mentre invece il premier ha preferito lo show elettorale.

Il sistema pensionistico italiano purtroppo è il frutto malato di decenni di mala politica, a partire dal dimenticato “provvedimento Rumor” con cui vennero istituite le famigerate baby-pensioni, dove i dipendenti pubblici potevano andare in pensione dopo 15/20/25 anni a seconda della categoria di appartenenza.  Nel corso degli anni ’90, con le successive varie riforme “stabilizzatrici”, si è passati dal sistema retributivo (la cui pensione è basata sull’ultimo stipendio percepito) al contributivo, il quale è molto più penalizzante. In questo modo si è innescata la guerra generazionale, fra i Baby-boomers che hanno avuto troppo e i Millennials che molto probabilmente non avranno niente, in quanto i contributi che vengono versati ora finiscono per rimpolpare le pensioni dei nonni. Eppure questa occasione poteva essere sfruttata per far luce su alcuni particolari e distorsioni che ci trasciniamo da anni. Un Paese efficiente, al momento della restituzione delle somme “confiscate” dalla Fornero, avrebbe operato una distinzione netta fra i retributivi che hanno versato 40 e passa anni di contributi e quelli delle baby-pensioni. Un paese onesto avrebbe regolamentato le vere pensioni d’oro, tutte appartenenti a politici, burocrati, boiardi di stato, ecc, i quali hanno accumulato pensioni multiple sommate ai vitalizi. Un paese serio avrebbe riflettuto sulla micidiale spesa pubblica italiana (stimata intorno agli 825 miliardi di euro), dove fino ad ora non è stato possibile fare la famosa “Spending review”, grazie all’ostilità delle varie forze politiche in campo, Renzi compreso, le quali hanno silurato recentemente Cottarelli e avviato negli anni passati tagli lineari inutili oltre che dannosi.

Un altro argomento di cui tutti si sono dimenticati è il fatto che una buona parte del Welfare State italiano passa proprio attraverso i nonni, le cui pensioni fungono da sostentamento per intere famiglie. Alcuni hanno proposto di trasformare in un solo colpo le pensioni retributive in contributive, senza rendersi contro che questo trascinerebbe nel baratro milioni di persone, dato che un pensione ipotetica perderebbe in molti casi 2/3 del suo valore, con il risultato paradossale di scaricare il mantenimento delle vecchie generazioni su i figli in un terrificante gioco dell’oca. La verità è che i 18 miliardi di euro da restituire non sarebbero mai stati destinati per politiche sociali e giovanili (il famoso tesoretto è una palla di Renzi). Al contrario sarebbero andati nei soliti sprechi statali, fra opere gonfiate, dirigenti statali parassitari e operazioni finanziarie demenziali (come i prestiti alla Grecia o tutta la strategia dei derivati…). La verità è che, come sempre, le classi dirigenti usano il “divide et impera” e la guerra fra poveri per nascondere i loro privilegi e la tremenda realtà: la generazione nata negli anni ’80 e ’90 non vedrà mai una pensione decente e forse nemmeno una pensione.