Nella Capitale c’è un’antica e radicata tradizione, quella di fare i “buffi”, ossia i debiti. Via allora a farsi fare credito dovunque si passi, al bar della stecca, al mercato, dal pizzicagnolo: “segna”, “famme credito”, “poi ripasso”. E fin qui, si dirà, nessun problema (a parte i poveri rivenditori che quel “credito” non lo rivedranno mai). E se pure dovesse sorgere qualche questione di natura economica il “buffarolo” sa già che fare, ossia ricorrere ad altri buffi, tendenzialmente sotto forma di prestiti, innestando così un’infinita catena debitoria senza uscita. Insomma, il “buffarolo” è chi vive al di sopra delle proprie possibilità, chi spende più di quanto guadagni. Tuttavia, nel suo piccolo, non fa troppo danno (se non appunto ai citati creditori e a se stesso), e la sua necessità maggiore è il denaro, qualcosa che uno Stato, se non lo ha, può stamparlo (eccezion fatta per chi, come noi, è legato da unioni monetarie). Ma se i buffi li facciamo sulle risorse della Terra?

La Terra, sì, il pianeta sul quale viviamo. Perché ogni anno arriva il famigerato “overshoot day”. E ci si chiederà, che cos’è? È quel giorno superato il quale si stima che l’umanità finisca le risorse ecologiche possibili per quel determinato anno. E tendenzialmente è ad agosto. Significa che da ferragosto a capodanno viviamo costantemente al di sopra delle nostre possibilità, consumando ben più delle risorse disponibili e distruggendo interi ecosistemi. Ma come? E allora tutte queste campagne “ecofriendly” non servono a nulla? Eh no cari, perché è pura e semplice ipocrisia. Pensiamo alle “domeniche verdi”, quelle giornate in cui è vietato il traffico persino ai tricicli. Tutti in bicicletta o a piedi nudi nel parco, per un giorno ogni quattro mesi. Bello, bellissimo. Però che caldo questi giorni, non trovate? Si suda, si avvampa, ci si scioglie. Non si vede l’ora di tornare a casa ed accendere il condizionatore. Aaaaah, che meraviglia, che frescura. Eh già, di primavera e d’estate ci vuole il fresco, anzi il freddo. Da dormire col piumone a luglio e girare col golf. D’inverno invece rigorosamente in maglietta, dentro casa stare troppo vestiti a Natale è inconcepibile. Peccato che proprio quel condizionatore –qualunque esso sia, finanche il più “ecosostenibile”- consuma uno sproposito in termini di energia, ed utilizza dei gas terribilmente nocivi.

E se non è il condizionatore sono i nostri mezzi di trasporto, le nostre fabbriche, e soprattutto il nostro cemento e asfalto. Nelle città infatti si formano veri e propri microclimi (!), più caldi delle aree rurali o urbanamente contenute circostanti, sia d’estate che d’inverno. Un effetto noto come “isola di calore”. Avete presente l’effetto serra? Ecco, quello. Per carità, tematiche dibattute in lungo e in largo, l’eccessiva plastica, lo spreco d’acqua negli allevamenti, e chi più ne ha più ne metta. Ma non si vuol perder tempo in diatribe da “radicalvegani”. Perché tanto finché il problema non arriva sotto casa non viene percepito. Le foreste spariscono? “Ah sì davvero allucinante, vabbè ora scusa vado che devo andare a lavorare”. Terremotati, vittime di cicloni, maremoti? “Dona anche tu un euro, tramite il tuo cellulare costosissimo, mentre stai facendo l’aperitivo con spezzatino di soia e pizza bio di kamut. Grazie, ora anche tu hai aiutato il pianeta”. Però, in fondo, che farci? Senza la nostra tecnologia non potremmo esistere. Eh no, in effetti come avrà fatto l’uomo a vivere sin dalla sua comparsa, duecentomila anni fa, sino ad oggi, senza hi-tech? Un mistero degno di Voyager.

E se i romani antichi sfruttarono ampliamente una risorsa non certo inquinante come l’acqua, oggi vanno di moda le “case passive”, ossia abitazioni che non hanno bisogno né di caldaie né di altri sistemi facenti funzione, perché costruite con materiali di elevata capacità termica. Curioso. Anzi strano. Ma guarda un po’, niente di diverso dalle case magari dei primi del novecento (e precedenti), che con un’adeguata coibentazione delle mura garantivano fresco d’estate e tepore d’inverno. Il verde, oltre a regalarci ossigeno in cambio di anidride carbonica, se diffuso sulle case, assolve la stessa funzione di mantenere le temperature richieste all’interno di un’abitazione da ogni stagione. Ma oggi preferiamo il cemento. Insomma, questi ed altri esempi di “scoperte dell’acqua calda”, di sistemi verdi, armonici ed efficaci che l’uomo ha sempre conosciuto, per poi dimenticarsene nell’era della turbotecnologia, dei tecnobuffaroli. Ma il buffarolo se non paga o trova qualche altro fesso da fregare, o sennò finisce in galera (o al Centro Traumatlogico Ortopedico se si è rivolto a “cravattari” –leggasi strozzini). Tendenzialmente, problemi suoi, al massimo può ricevere aiuti dalla comunità. Ad ogni modo, a prescindere dal suo destino l’umanità prosegue diritta la sua strada. Ma se i buffi li facciamo a spese del pianeta, spendendo annualmente la sua interezza più un mezzo, quel mezzo chi glielo presta?