Chi governa una nazione dovrebbe aver criterio. Ciò dovrebbe essere scontato nonché regola, tuttavia avviene di rado. Non serve ascoltare i notiziari per rendersi conto dei problemi che affliggono la nostra nazione, basta guardarsi un attimo attorno. Problemi apparentemente semplici eppure insormontabili, di cui se ne elencano soltanto alcuni.

Il pianeta pensioni: bisognerebbe garantire un minimo sufficiente e dignitoso agli anziani, e certamente non vi rientrano le decine di migliaia di pensioni di appena 200 euro. Parlando invece di chi ancora lavora è intollerabile permettere ulteriormente forme schiavistiche quali il caporalato, di cui vittime non sono soltanto gli stranieri ma anche gli italiani –spesso anziani con la scarsa pensione di cui sopra- costretti a lavorare come “negri” in quei campi a fare quei lavori che ormai non possiamo più dire “fan gli immigrati perché gli italiani non li vogliono più fare”. Garantire diritti, contratti e paga minima decente (molto ma molto teoricamente previsti già costituzionalmente) ai lavoratori, vietandone lo sfruttamento. A questo proposito è quanto mai d’obbligo una tassazione onesta e non iniqua, necessaria ma non eccessiva. Sostegno all’imprenditoria, alla ristorazione, all’artigianato ed all’agricoltura, cuori pulsanti della vita e del made in Italy. Recupero delle strutture edilizie abbandonate, per trasformarle in alloggi popolari dignitosi, strutture sportive, e nuovi centri di lavoro, finanche e soprattutto artistico e culturale.

Sarebbe necessario ridurre al minimo se non eliminare del tutto il massimale delle rette degli asili nido e fornire gratuitamente medicinali di base necessarie ai più piccoli, altrimenti ci si chiede a che servano le enormi tasse da tutti (tutti?) pagate. Sarebbe pure d’uopo fornire sussidi alle neomamme, con premi a quelle che decidono di avere un maggior numero di figli, stimolando così l’altrimenti bassa se non nulla crescita demografica nostrana. Famiglie e bambini che non possono non avere un tetto sotto cui stare, servizi primari di cui godere, parchi puliti da attraversare. La “buona scuola” poi non è quella delle favole sulle famiglie gay, ma quella che dà assistenza ai bisognosi, e giusta attenzione e sostegno ai disabili, compresi ciechi e sordomuti. È quella che fornisce materiale scolastico ai meno abbienti, e che richiede manuali economici ma di grande contenuto. È la scuola che trasmette cultura e non nozionismi, e dunque quella che prima di tutto (e delle lingue straniere) insegni l’italiano come pure le culture locali, che devono essere preservate, così come sono giunte a noi intatte attraverso i lunghi secoli della nostra storia.

È fondamentale una sanità efficiente, ordinata, pratica e sicura. Ospedali ampi, attrezzature moderne e personale accreditato.  Sarebbe preferibile che i servizi igenico-sanitari venissero coordinati ed uniformati alle direttive del ministero della salute, così da arginare appalti clientelari e sprechi. Cosa buona e giusta, a tal proposito, eliminare le sprecosissime regioni, ripristinando o mantenendo le province ed i comuni.

Ci vuole una giustizia più rapida, meno dispendiosa e funzionante. Carceri più numerose e meno indulti. La legge deve essere veramente uguale per tutti e pertanto a tutti i perseguibili applicata.

Si fa ognora più indispensabile reintrodurre la leva obbligatoria, cosicché italiani tanto del sud quanto del nord, ancora oggi spesso disuniti e distanti, sentano nuovamente un idem sentire, una comune appartenenza. Per far sì poi che gli uomini siano davvero uomini, educati e disciplinati, e non perdigiorno con pantaloni risvoltati, incapaci di prestare la minima attenzione al prossimo.

Questo e tanto altro chiede e vuole la nostra amata Italia, necessità proprie di uno Stato funzionante e civile quasi banali, eppure fonte di problemi irrisolti. Però attenzione, giacché chi dovesse essere d’accordo con le necessità e soluzioni di cui sopra è avvisato: tutto ciò venne già applicato con successo, sotto il cosiddetto “stato sociale” del Ventennio, perciò –adesso che è stato adeguatamente informato- sarà ancora in tempo per cambiare opinione. Eh sì, perché di quegli anni “bui” abbiamo ereditato soprattutto la “sindrome da post fascismo”, quella ossia che colpisce chiunque abbia proposte razionali e pratiche che tuttavia non suggerisce, laddove possano anche solo lontanamente essere collegabili a quel tempo che fu. La paura infatti è quella di esser tacciati di fascismo, razzismo e un’infinita sequela di “ismi” potenzialmente offensivi e malauguranti. Pronti al rischio?