6 maggio 2010, New York. Wall Street si sveglia turbolenta sulla scia dell’incertezza legata alla crisi greca. Alle 14.42, ora locale, gli indici borsistici cominciano tutto d’ un tratto a precipitare. Il Dow Jones sprofonda a -9% nell’arco di una ventina di minuti. Le azioni di colossi come Apple e Wal Mart accusano una repentina ed inspiegabile flessione; Procter and Gamble, storica multinazionale leader nei beni di consumo, si trova a perdere il 25%.  Tra gli operatori è il panico. Poi, altrettanto rapidamente, il mercato si riprende, risalendo a livelli pur sempre negativi ma relativamente ordinari (-3%). Lo hanno chiamato flash crash, una crisi-lampo, ma cosa accadde esattamente in quei venti minuti non è stato ancora del tutto chiarito. Inizialmente si parlò di errore tecnico, per calmare gli animi. Tuttavia, dopo mesi di indagini, la SEC (l’autorità statunitense per la vigilanza dei mercati) pubblicò un report che individuava la causa scatenante in un’ordine di vendita colossale, da diversi miliardi di dollari, lanciato da un fondo mutualistico tramite il proprio algoritmo. Sarebbe stato suddetto ordine a scatenare gli altri robot di Wall Street che, incapaci di assorbire completamente la vendita, avrebbero cominciato a vendere a propria volta le azioni appena acquistate, generando un incontrollabile effetto a catena. Una guerra tra robot scatenatasi, e risoltasi, in un brevissimo arco di tempo sotto gli occhi terrorizzati degli impotenti operatori umani. Difatti, protagonisti della maggior parte degli scambi borsistici non sono più gli uomini, ma potenti algoritmi, rapidissimi software in grado di scambiare azioni in minime frazioni di secondo, infinitamente più regolari e performanti dei trader in carne ed ossa, troppo lenti e tendenti all’emotività. Attualmente, il 50% del mercato azionario statunitense (il 40% in Europa) è rappresentanto dal trading ad alta frequenza, una pratica finanziaria estremamente lucrativa, che guadagna combinando commissioni modeste con volumi di scambio stratosferici grazie alla celerità degli algoritmi.

La Borsa delle quotazioni urlate a gran voce non esiste più. La finanza chiassosa, perché ancora umana, ha ceduto il passo ad una finanza silenzionsa, perché puramente tecnologica. Forse i mercati finanziari saranno il primo luogo in cui si constaterà la scomparsa dell’uomo. Quel che è certo è che il trading ad alta frequenza snatura completamente il concetto di finanza, annichilisce il senso dell’investimento azionario, distrugge la prospettiva del lungo termine. Oggi il tempo medio di detenzione di un titolo finanziario è di una decina di secondi per un trader ad alta frequenza, di sette mesi per un investitore ordinario. Negli anni Ottanta, prima che l’high-tech conquistasse il mondo della finanza, era di circa due anni. Nei circuiti dell’ultra rapidità non ci sono più azioni intese come “pezzi di imprese”, ci sono numeri e formule, ordini eseguiti meccanicamente da programmi senza coscienza. Non v’è il dramma etico della scelta da parte dell’operatore umano, giacché l’algoritmo agisce al di là del bene e del male.

Il trading ad alta frequenza, che è perfettamente legale, non ha finora trovato una concreta opposizione. I fautori ne lodano l’efficienza e la capacità di aumentare la liquidità del sistema, dove per liquidità si intende la facilità di compravendita di un titolo. D’altronde, dicunt, questo è il progresso.  Efficienza e liquidità che però si pagano con maggiore volatilità, instabilità sistemica e disancoramento totale dei mercati finanziari dai mercati reali. C’è chi, come Brad Katsuyama, invoca una contro-rivoluzione finanziaria, proponendo un ritorno ad una finanza dai ritmi umani, una sorta di slow food made in Wall Street, dove le transazioni non si riducano solamente a calcoli robotici. Tuttavia, di veementi oppositori del trading ad alta frequenza ce ne sono pochi. Dismettere suddetti algoritmi appare impensabile, una proposta degna del più bieco luddismo. Aveva ragione Guareschi, “gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso”. Benvenuti a Wall Street, dove l’uomo cede il passo ai robot.

Fonti:

http://www.lesechos.fr/13/06/2014/LesEchos/21707-036-ECH_trading-haute-frequence–le-soulevement-des-machines.htm?texte=trading%20haute%20fr%C3%A9quence

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-05-29/il-flash-crash-cinque-anni-fa-crollo-senza-fine-panico-diretta-tv-140742.shtml?uuid=AB0KqroD&nmll=2707#navigation

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-05-05/quando-wall-street-tremo-anche-colpa-grecia-ecco-cosa-accadde-652010-quando-dj-perse-10percento-181614.shtml?uuid=ABcTgwaD&fromSearch

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-02/tempesta-perfetta-high-speed-trading-mercato-e-truccato–175747.shtml?uuid=ABp6Pp7&fromSearch