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Si narra che negli ultimi anni della propria vita Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière, sempre più disilluso e pessimista, fosse solito ripetere che solo un deus ex machina potrebbe redimere da sé stessa una società sempre più malata. Molti dei suoi drammi della maturità sono la proiezione scenica di questo principio: protagonisti ingenui che faticano a distinguere la realtà dall’apparenza sono ingannati e defraudati da spregiudicati impostori che mistificano etica ed estetica per tornaconti personali. Prima che cali il sipario, tuttavia, un intervento esterno, un deus ex machina, ristabilisce l’ordine e garantisce il lieto fine. Le commedie Tartufo (1664), Don Giovanni (1665) e Le donne saccenti (1671) seguono linearmente questo canovaccio.

La situazione odierna non è molto differente, tranne per il fatto che non c’è nessun deus ex machina a tirarci fuori dai guai. Non c’è un lieto fine, ma ci lasciano credere che ve ne sia uno, tacendo verità scomode, manipolando i fatti, mentendo spudoratamente. Si inducono le masse a credere che si stia sempre agendo per il meglio, giustificando qualsiasi nefandezza come espressione della superiorità morale del Progresso. Questo è il perverso meccanismo del “There is no alternative”. E un altro capitolo di questa perpetuazione della menzogna è stato scritto poco più di un mese fa, col discorso di chiusura del mandato del Presidente Obama. In modo abbastanza scontato l’ex Presidente ha insistito su concetti ormai svuotati di qualsivoglia significato, democrazia, uguaglianza, libertà, fino a scadere in una compiacente retorica. Ha magistralmente occultato e minimizzato fallimenti, al contempo esaltando presunti successi.

Il discorso di addio tenuto da Barack Obama a Chicago. Il leit motif del cambiamento persiste fino alla fine nella talentuosa retorica dell’ex-Presidente.

Avendo già precedentemente trattato nel dettaglio i fallimentari movimenti geopolitici degli ultimi otto anni, oggi vedremo il lato più strettamente economico delle scelte dell’ex Presidente. In questo senso, vi sono in particolare due passaggi del succitato discorso su cui vale la pena soffermarsi. Poco dopo l’inizio dell’arringa sentiamo proclamare: “[…] l’economia sta crescendo di nuovo. Salari, redditi, valori immobiliari e fondi pensionistici stanno crescendo di nuovo. La povertà sta calando di nuovo. I ricchi stanno pagando un’equa quantità di tasse. Persino mentre l’andamento dei mercati finanziari stabilisce nuovi record il tasso di disoccupazione è ritornato sui valori di dieci anni fa. Sono cinquant’anni che i costi di un’assicurazione sanitaria non crescevano così lentamente.” Ebbene, la caduta della disoccupazione è un dato gonfiato, in quanto la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro sono precari o part-time. I salari saranno pure in crescita, ma da questi dati risulta che le disparità di reddito sono nettamente aumentate. A proposito di poveri, poi, non si sa sulla base di cosa Obama abbia detto che la povertà è in calo, dato che il numero di americani che percepiscono buoni pasto perché indigenti è raddoppiato negli ultimi sei anni. Come se non bastasse, il tasso di proprietà degli immobili da parte delle famiglie è sceso del 4% nel corso dei suoi due mandati. Molti sono stati i pignoramenti dovuti alle ipoteche e molti altri hanno dovuto vendere la propria abitazione per sostenere diverse spese.

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L’eredità di Barack Obama in nove grafici. Fonte: ZeroHedge.

Veniamo ora al tanto decantato Affordable Care Act, anche noto come Obamacare, entrato in vigore nel marzo 2010 e rivelatosi un clamoroso fallimento. Difficile riassumere in poche righe una riforma burocraticamente assai complessa, ma, in sostanza, questa legge obbliga alcuni lavoratori a stipulare determinate polizze sanitarie ed alcune compagnie a non rifiutare contratti a determinate categorie di persone, teoricamente così permettendo una riduzione della spesa sanitaria federale. Tralasciando le varie perversioni burocratiche, tra cui la sovrapposizione col programma Medicaid di competenza dei singoli stati e il fatto che il 5% dei lavoratori si è visto cancellare la polizza precedentemente stipulata per doverne firmare una nuova, meno adatta e spesso più costosa, il fatto che molti poveri abbiano cercato di sfruttare il più possibile i benefici offerti dai contratti ha causato un aumento del 16,6% dei costi assicurativi medi negli ultimi 2 anni. Per questo, molti americani in buona salute hanno preferito pagare la multa per non essere assicurati piuttosto che firmare una copertura sanitaria più costosa. In pratica, la toppa è peggio del buco e Obama sta difendendo l’indifendibile.

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Aumento medio dei premi sulle polizze assicurative legate all’Obamacare durante il biennio 2015-2016. Fonte: Business Insider.

In un secondo passaggio del discorso di commiato sentiamo ancora: “Mentre l’1% ha accumulato una fetta maggiore di reddito e ricchezza, troppe famiglie nelle contee rurali sono rimaste indietro. […] Non ci sono soluzioni immediate a questa tendenza ormai consolidata. Sono d’accordo, il nostro mercato non dev’essere solo libero ma anche giusto. Ma la prossima ondata di fenomeni economici non verrà dell’estero, verrà dall’inarrestabile marcia del progresso che rende molti lavori della classe media superati. […] Dovremo fare più riforme al sistema fiscale, affinché coloro che traggono il maggior beneficio dallo sviluppo economico non eludano i propri obblighi verso una nazione che ha reso il loro successo possibile.” Parole imbonitrici, di circostanza, di chi non intende assumersi le proprie responsabilità. Qui si sta girando attorno, senza mai nominarlo apertamente, al problema più grande: l’ipertrofico sistema finanziario. Le grandi banche d’affari too big to fail sono diventate ancora più grandi dalla fine della crisi ed il credito del settore privato è in continua, vertiginosa, espansione.

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Volume dei prestiti delle banche commerciali negli Stati Uniti, dati in miliardi di dollari americani. Dopo la flessione registrata durante gli anni della crisi (2008-2010), il credito ha ricominciato a crescere.

Meglio fare un passo indietro. Nel lontano 1999, la banca d’investimento Citicorp stava per acquisire il gigante del settore assicurativo Travelers Group e creare un unico conglomerato finanziario, una bank-holding company. Tuttavia, tale tipo di fusione era bandito dalla legge Glass-Steagall del ’33. Pertanto, un gruppo di senatori, sia repubblicani che democratici, ricevette pressioni affinché vi fosse una maggiore flessibilità sulle norme del terziario avanzato. Così, nel giro di due anni furono redatte e approvate due leggi che ebbero effetti sconvolgenti: il Gramm-Leach-Bliley Act ed il Commodity Futures Modernization Act. D’ora in poi i grandi colossi finanziari potevano concedere prestiti aggirando le convenzioni internazionali sulla leva finanziaria, cartolarizzare gli strumenti derivati senza alcuna restrizione, trasferire i suddetti derivati fuori bilancio e venderli attraverso società veicolo per poi ripetere l’operazione da capo. Tutto questo, unito ad una politica monetaria di bassi tassi che ha favorito l’indebitamento delle famiglie americane, è stato il fattore scatenante del 2008.

“Qualcuno mi ha ricordato che una volta ho detto che l’avidità è giusta. A quanto pare è diventata legge”. Genesi della crisi finanziaria secondo Michael Douglas, alias Gordon Gekko.

Tutte le più grandi banche d’affari accusate di comportamenti fraudolenti prima, durante e dopo la Grande Recessione sono rimaste impunite, anzi, i procedimenti legali contro le frodi finanziarie sono sensibilmente calati. E l’unico provvedimento preso per evitare che certe situazioni si ripetessero è stato il Dodd-Frank Act del 2010. Composta di 15 titoli, questa legge prevede l’istituzione di una serie di organi, alcuni sotto il controllo del Tesoro, altri sotto quello del Federal Reserve System, che in teoria dovrebbero vigilare su una serie di operazioni, ma che in pratica sono inadeguati a tale scopo, tanto quanto si era rivelata inadeguata la vetusta Federal Deposit Insurance Commission nel decennio precedente.

Barack Obama lascia un’America più povera, rabbiosa e divisa di quella che ha trovato. Con una retorica dirittocivilista a buon mercato ha steso un infame velo arcobaleno ad occultare una realtà sempre più tetra. Pochi non gli hanno mai creduto, alcuni si sono svegliati, altri credono ancora alla truffa. Staremo a vedere come si comporterà Trump sul lungo periodo, anche se alcune delle sue mosse per ora non lasciano presagire bene. In campagna elettorale ha ripetuto più volte la volontà di restaurare il Glass-Steagall Act, magari in una versione “2.0” (12), anche se finora ha mantenuto un atteggiamento quantomeno ambiguo verso la grande finanza. Ad ogni modo, non abbiamo difficoltà a definire Obama il peggior presidente dal dopoguerra. Fallimentare sotto tutti gli aspetti, ha sistematicamente mistificato e mentito e oggi, nel 2017, lascia la Casa Bianca tra le lacrime di commozione dei liberals di mezzo mondo. Cala il sipario su un altro atto tragico e non c’è nessun deus ex machina a ristabilire l’ordine.