Nel suo noto libro sulla Cina, Henry Kissinger ci spiega che la politica estera americana e quella cinese viaggiano su due binari diversi. Mentre gli strateghi di Washington vedono nella geopolitica un gioco degli scacchi dove l’obiettivo è l’eliminazione della pedina principale, gli strateghi di Pechino invece prediligono le tattiche del Go in cui la vittoria si ottiene conquistando mano a mano più territorio del nemico fino all’accerchiamento. La recente visita del Presidente Xi Jinping in quel di Londra può essere vista all’insegna del Go. Gli Americani, infatti, comincerebbero a perdere territorio nella scacchiera euro-asiatica se i cinesi riuscissero a portare a compimento il progetto della ‘Nuova Via della Seta’. D’altronde il Regno Unito occupa un posto privilegiato nella strategia cinese, in quanto la City di Londra è uno dei più importanti centri finanziari del mondo. Eppure la stampa ha preferito dare risalto agli accordi commerciali (dal valore di 40 miliardi di sterline) e ad una cooperazione per costruire una centrale nucleare nell’Inghilterra occidentale. In verità il significato della visita di Xi Jinping andrebbe cercato quasi esclusivamente nella City.

L’obiettivo della Cina è avere accesso alle diverse opzioni di liquidità che solo la City può offrire per poter finanziare i progetti della ‘Nuova Via Della Seta’. Non a caso il Regno Unito è uno dei membri fondatori della Banca Asiatica d’Investimento (AIIB), ovvero l’istituzione guidata dalla Cina che sta accumulando il capitale necessario per investimenti colossali in giro per il mondo. E non a caso l’anno scorso il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha visitato Urumqi, capitale della regione nord-orientale dello Xinjiang, un nodo infrastrutturale al centro della ‘Nuova Via Della Seta’. In quella visita Osborne aveva assicurato dei contratti edilizi per delle compagnie inglesi in un disegno cinese di modernizzazione dello Xinjiang. Inoltre, altro scopo della visita di Xi Jinping, è quello di unire maggiormente le piazze finanziarie di Shanghai e Londra per rendere il renminbi più popolare nelle transazioni del commercio internazionale. La Banca d’Inghilterra e la Banca Popolare Cinese hanno già firmato un’intesa di swap line (uno scambio finanziario di valute) dal tetto massimo di 350 miliardi di renminbi (ovvero circa 36 miliardi di sterline); inoltre la City sarà utilizzata per vendere obbligazioni nella valuta della Cina. Londra, dunque, diventerà il principale centro offshore per la diffusione dei renminbi. Già l’anno scorso il Regno Unito e’ stato il primo paese a vendere titoli di stato in renminbi (dal valore di 3 miliardi di rmb, cioe’ circa 400 milioni di euro). La Banca cinese dello Sviluppo,inoltre, ha già avuto il permesso di usare la piattaforma della City per emettere strumenti finanziari.

Gli Americani ovviamente hanno cominciato a storcere il naso. Washington aveva già manifestato la propria delusione per l’adesione britannica nell’AIIB, mentre qualche giorno fa vari think-tank americani hanno accusato i loro storici alleati di mettere gli ‘interessi commerciali’ al di sopra dei diritti umani (riferendosi alle manifestazioni pro-Tibet in quel di Londra). Simili critiche furono scagliate contro i tedeschi per la loro eccessiva integrazione economica con un paese considerato nemico dei diritti umani come la Russia. Ma se Tucidide ci insegna che le relazioni internazionali sono condizionate dai rapporti di forza anziché da polemiche ideologiche, allora diventa facile inquadrare le preoccupazioni americane. Sappiamo che il dominio geo-economico americano si basa su una triplice architettura istituzionale (FMI, WTO e World Bank) e sul ‘privilegio esorbitante’ (De Gaulle dixit) della Fed in quanto il ruolo del dollaro come valuta di riserva consente ad essa i benefici del signoraggio. Il progetto della ‘Nuova Via Della Seta’ sfida il disegno unipolare americano con l’ingresso nel commercio internazionale di istituzioni alternative (come l’AIIB e le nuove istituzioni dei BRICS) e del renminbi come valuta alternativa al dollaro. Il dollaro attualmente e’ utilizzato per l’86% delle transazioni finanziarie e commerciali, ma l’alleanza fra Shanghai e City aprirà una nuova fase di progressiva espansione del renminbi.