Gramscianamente parlando, la storia insegna ma le sue aule sono sempre vuote. A due settimane dallo sbarco in Normandia, 44 paesi schierati contro la potenza nazista con l’aggiunta della neutrale Argentitna, si incontrarono per 21 giorni con lo scopo di delineare il nuovo sistema economico e -soprattutto-monetario dell’ormai prossimo dopoguerra. Nell’abbozzare il nuovo assetto economico e finanziario mondiale, si valutò il ruolo degli Stati pronti a salire sul carro dei vincitori, senza però commettere gli stessi errori di Versailles: caricare di pesanti sanzioni, e di un’altrettanto gravoso isolamento economico, gli Stati sconfitti e rei dell’aver provocato quella che passa alla storia come la Grande Guerra. Tutto ciò grazie all’ascesa dell’ egemonia statunitense nel litigioso condominio europeo; egemonia di tipo economico, forgiata sui crediti di guerra, lestamente trasporta sul piano politico. La preponderanza statunitense durante la conferenza faceva perno anche sull’eclissi britannica, con la conseguente subordinazione della sterlina al dollaro.

Con l’obiettivo di sanare gli squilibri delle bilance dei pagamenti, senza specificare se il costo dell’allineamento dovesse essere spalmato sui paesi in deficit o in surplus,  si crearono due organizzazioni internazionali: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Il fatto che entrambe abbiano sede a Washington, ovviamente, non è un caso. Ogniqualvolta  uno Stato entri uno stato economico recessivo, o veda il suo sistema creditizio crollare, l’ubicazione delle sedi delle due organizzazioni si fa pesantemente sentire nella natura delle ricette da esse elargite: liberalizzazioni, privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e cesura della spesa sociale.

Nella Banca Mondiale gli azionisti di maggioranza sono gli Stati Uniti, non deve destare stupore che i prestiti abbiano condizioni strutturali: intaccano, quindi, la struttura primaria di uno Stato, il suo apparato legislativo ed economico. Nothing is for free in America. Ma l’elemento di maggiore spicco che è possibile elicere dal sistema Bretton Woods è l’ancoraggio delle valute internazionali al dollaro, a sua volta ancorato al sistema aureo. Un’oncia d’oro equivaleva infatti a 35 dollari, e questa parità rimase fissata fino al 15 Agosto 1971, con quella che viene definita la fine degli accordi di Bretton Woods: il dollaro si sganciò dal sistema aureo.

Le ingenti spese belliche da destinare in Vietnam e nella corsa agli armamenti caratteristica dell’allora sistema bipolare, rendevano impossibile il finanziamento dello Stato americano per via fiscale: era necessario l’indispensabile supporto di politiche monetarie espansive e di svalutazioni competitive per arginare l’incessante crescita del competitor giapponese.

Ciononostante, tutt’oggi, a 43 anni dalla fine degli accordi di Bretton Woods, la persistenza che molti Stati dimostrano nel volersi privare di una propria politica monetaria indipendente, genera nella letteratura economica raccapriccio. Molte economie decidono di imbrigliarsi in un sistema di cambi fissi (nonostante anche il fallimento dello Sme nel vecchio continente abbia la natura di un fatto storico), e ve ne sono alcuni che decidono addirittura di adottare il dollaro come moneta nazionale. Vi chiederete sicuramente il perchè di tali scelte, ebbene la motivazione è soltanto una: legarsi ad una moneta forte per combattere l’inflazione e le proiezioni inflattive. Con l’Argentina ha funzionato, no?

A quanto pare, l’intenzione statunitense di scrollarsi di dosso il peso della leadership monetaria mondiale è riuscita solo in parte, ma ancora meno accolta è stata la visione della Banca Centrale come organo-strumento delle politiche economiche dell’esecutivo. La de-dollarizzazione del sistema economico mondiale procede, ma procede a rilento: tutt’oggi, a fronte di un economia cinese che nelle proiezioni trentennali supererà quella a stelle e strisce, sarebbe impossibile paragonare il dollaro al renmimbi. La lezione di Bretton Woods, per lo meno in Europa, è servita a poco. Il parossismo dell’unione monetaria è l’esempio più lampante. E l’Italia si ostina in vani tentativi di risollevare l’economia interna facendo perno soltanto sul gettito fiscale. Ripensansoci, Bretton Woods è servita proprio a nulla.