di Nicola Spanu

Che l’accordo trovato tra la Grecia e l’Eurogruppo a febbraio non fosse finalizzato ad altro che a prendere tempo e a distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica greca ed europea dal fatto che una reale soluzione alla crisi greca sia impossibile all’interno dell’attuale scenario economico-politico, era nell’aria; due notizie di questi giorni, passate sostanzialmente sotto silenzio da parte dei media mainstream, di fatto lo confermano. Da un lato, secondo uno studio della banca centrale greca, durante i sei mesi che precedono quello di marzo si è verificata una fuga di capitali dalla Grecia di immense proporzioni, pari a ben 62 miliardi di euro; dall’altro (e questa è notizia di appena due giorni fa), il governo greco ha emanato una direttiva in virtù della quale tutti gli enti locali e i fondi pensione della Grecia sono obbligati a “trasferire i loro fondi nei loro conti presso la Banca di Grecia”.

Se la fuga di capitali dalla Grecia è un segnale chiaro del fatto che i grandi investitori non hanno alcuna fiducia che il paese riuscirà ad uscire dallo stato di crisi in cui versa restando nel contempo all’interno del sistema monetario europeo, la sostanziale requisizione dei fondi degli enti locali e dei fondi pensione da parte del governo centrale greco appare come un tentativo disperato di “fare cassa”.  Tuttavia, questa estrema risoluzione non aiuterà certo la Grecia a riacquisire una credibilità internazionale che di fatto non ha mai avuto ma che è stata costruita a tavolino al fine di fare entrare il paese nell’euro a tutti i costi. Ad aggravare ancor di più la situazione vi è poi il fatto che entro il 12 maggio il paese debba restituire ben 750 milioni di euro di debito al Fondo Monetario Internazionale, il quale, per bocca del suo direttore Christine Lagarde, ha escluso esplicitamente ogni possibilità di prorogare tale scadenza.

Che conclusioni trarre da questi fatti? Sebbene sia vero che la maggioranza dei greci sia contraria all’uscita del paese dall’euro, e che proprio sul principio della difesa della permanenza della Grecia all’interno del sistema monetario europeo Syriza (la coalizione di partiti di sinistra attualmente al governo) abbia vinto le elezioni, è evidente che il procrastinare il sempre più imminente “momento della verità” che la Grecia dovrà prima o poi affrontare rappresenta una strategia dannosa: non solo rischia di aggravare la situazione già disperata dell’economia greca (perché la espone ad ulteriori fughe di capitali, i quali sarebbero una risorsa preziosa nel caso in cui il paese uscisse dall’euro e la moneta unica europea diventasse a tutti gli effetti una valuta estera), ma anche di minare ulteriormente la credibilità delle istituzioni democratiche del paese, già fortemente incrinatasi in seguito al fallimento dei governi precedenti quello Tsipras. Anche qualora si ipotizzasse che Syriza abbia fin dall’inizio inteso portare la Grecia fuori dall’euro, ma che, conscia del favore di cui la moneta unica ancora gode tra i greci, abbia preferito mettere il paese in una strada in cui sarà la UE, e non lei stessa, a condurlo fuori dal sistema monetario europeo, tale strategia si rivelerebbe alla lunga totalmente fallimentare. Infatti, dovesse il paese riacquisire piena sovranità monetaria, esso si troverebbe con un’economia ancor più devastata e soprattutto priva di preziosa valuta estera con cui puntellare la propria ritrovata valuta nazionale.

Dunque, se fallimentare è stata la strategia portata avanti dai governi Papademos e Samaras – consistente nell’accettazione di un modello di capitalismo fondato sul finanziamento di paesi, come la Grecia degli anni ’90 e 2000, in fase di industrializzazione avanzata e nella loro successiva riduzione alla condizione di debitori netti dei propri creditori (così detto ciclo di Frenkel) – fallimentare si dimostra anche la strategia, difesa dall’attuale governo Tsipras, di condurre una critica formale ma non sostanziale di tale modello economico. Pertanto, alla Grecia non rimane altra soluzione che sottrarsi ai vincoli, non solo economici, ma anche culturali, ai quali il paese è legato ed organizzare la propria economia su basi completamente diverse, affrontando con dignità anche i duri sacrifici che ciò comporterebbe, i quali, tuttavia, non sarebbero certo superiori a quelli che il paese sta già affrontando nell’attuale scenario.

 

Fonti:

http://www.bloombergview.com/articles/2015-04-20/greece-s-agony-in-one-scary-chart?utm_campaign=trueAnthem:+Trending+Content&utm_content=5534a68804d3012f59000001&utm_medium=trueAnthem&utm_source=facebook

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2015/04/20/grecia-governo-requisisce-soldi-fondi-pensione-enti-locali_1Er8JzFASXgUtKxzeh1ejO.html?refresh_ce

http://www.wallstreetitalia.com/article/1810661/lagarde-gela-la-grecia-scadenze-non-slitteranno.aspx