La legge italiana parla chiaro: “Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia”. Così recita l’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000, che più o meno può tradursi con un semplice “vietato sparare cazzate”. E negli ultimi mesi a spararle grosse sono stati in tanti, dai media ai politici. Quotidiani nostrani e forestieri, politici tendenzialmente tutti, fra tutti uno: Alexis Tsipras. Sicuramente anche in Grecia dichiarare il falso è perseguibile per legge, eppure il primo ministro non sembra preoccuparsene più di tanto. Appena eletto a febbraio dichiarò: “la Grecia sta cambiando pagina, si sta lasciando alle spalle l’austerità”. Mentì, sapendo di mentire. Perché sua colpa fu proprio gettarsi ai piedi dei padroni d’Europa elemosinando qua e là gli spicci per un caffè, sperando di impietosire i suoi subdolamente “gentili” benefattori a tal punto da farsi lasciar stare. Ma l’Europa, caro Alexis, è vigliacca ed avida, nonché governata da un’altra nazione perfino più assetata di denaro, l’America; quest’ultima regge da oltreoceano uno strumento, l’euro, per tenere in scacco l’intera Europa. Quello stesso euro che è sinonimo di austerità, un rigore che è impossibile lasciare alle spalle rimanendo nella moneta unica.

Da mesi diverse sono le parole rimbalzanti su giornali d’ogni forma e lingua: negoziati. Ultime chances. Minacce, sospetti e botte. “Criminali “grida Tsipras alla Troika. “Fannulloni” risponde quest’ultima ai greci. Eppure il Fondo Monetario sa perfettamente che le misure che ha richiesto non potranno essere di alcun aiuto agli ellenici, a cominciare dal taglio alle pensioni, già basse (al contrario di quanto sostengano, ancora, la buona parte dei giornali; solo che anche in questo caso le dichiarazioni mendaci non vengono punite). Intanto l’unica, vera mossa vincente rimane l’uscita dall’euro, la famigerata Grexit, se non l’hai ancora capito, stolto di uno Tsipras.

“Osantiddio! Lo ha detto, ha detto “tusaicosa””. Qualcosa di sbagliato? Eppure si è semplicemente suggerito l’usci….sbramm. Un boato. Che è successo? Cos’era quel botto?. “È appena crollato il mercato. Settimana nera, nerissima. Ma siete matti, uscire dall’unione monetaria? Quella è sinonimo di pace e prosperità, mentre se la Grecia esce sono guai per tutti”. Ma tutti chi, che il Pil della Grecia è poco più grande di quello di un lido di Ladispoli fuori stagione? Economicamente vale meno di zero, come può influenzare a tal punto il resto dell’Unione? Diciamo piuttosto le cose come stanno: se l’Ellade dovesse uscire riacquisterebbe flessibilità di cambio, e seppur con molta fatica la nuova competitività così acquisita potrebbe garantirle una lenta ma pur sempre valida ripresa. Questo ovviamente se fatto prima che muoiano altre persone ed imprese, che cadono indifese dinanzi all’eterno dubbio e tentennamento del loro giovane governatore. Dove allora il problema? Che tutto ciò dimostrerebbe il fallimento di un sistema monetario criminale, tanto da portare probabilemnte ad un suo smantellamento totale. D’altronde ogni economia vuole la propria moneta. La cosa sarebbe dunque auspicabile per tutti, peccato che, come suggerito, gli avvoltoi americani (gli stessi che vogliono infinocchiarci col TTIP) non sono certo entusiasti all’idea, contrari come sono alla sovranità nazionale (eccezion fatta per la propria, of course).

“Ma cosa vai farneticando? È la Grecia ad essere fallimentare, con tutto quel popò di debito!”. Già, debito. E come è sorto detto debito? Facile. La Grecia e la Francia hanno imbottito per anni la penisola ellenica di prestiti, non verso lo stato ma a famiglie ed imprese, che cosi si son trovate con denaro da spendere, in beni però prodotti proprio in francia ed in Germania. Peccato che, nel prestare furiosamente ed indefessamente ad un paese dalle limitate capacità reddituali e produttive, queste nazioni centrali non si sono accorte del rischio cui andavano incontro. “Ops, e mo’ come famo?” si sarà chiesta la Germania. “Idea! Imponiamo a tutti i contribuenti del Sud, Italiani compresi –che poco ci azzeccano, machissenefrega- di pagare una mostruosità di tasse da dare al Fondo salva stati. Quel fondo servirà per dare risorse al governo greco, il quale a sua volta li cederà alle banche greche, che li potranno utilizzare non per dare credito a famiglie ed imprese, ma per ripagare i debiti contratti con noialtri banche tedesche”. Geniali, banditi ma geniali, far indebitare mezza Europa per i loro azzardi speculativi. Nel frattempo il terrore mediatico ha fatto sì che a tutt’oggi l’ottanta per cento dei greci voglia rimanere nell’euro, e uscire dall’austerità. Ma tutte e due le cose sono impossibili, chi glielo spiega?