C’è chi lo fa per un panino o per una fetta di crostata; chi ancora per pagare le bollette e altre spese urgenti. Le donne greche, rovinate dalla crisi, si prostituiscono per fame, una necessità che ha portato a triplicare il livello di prostituzione negli ultimi tempi, coinvolgendo soprattutto ragazze nella fascia 17-20 anni. Fino a pochi anni fa in Grecia il prezzo medio della prestazione era di circa 50 euro, mentre adesso si è deflazionato perfino il sesso, tanto che si possono ottenere prestazioni da mezz’ora per appena due euro. Il mercato della prostituzione è ora dominato dalla Grecia, che sorpassa l’Est Europa; si tratta, ad ogni modo, di un successo di cui non andar fieri.

Sebbene in Grecia la prostituzione sia considerata un’attività legale, sono solo poche le case chiuse a “norma”, per questo migliaia di ragazze (circa 18mila) sono costrette a prostituirsi per strada. The Indipendent ha pubblicato lo studio, siglato Gregory Laxos, che ci espone questi dati drammatici, studio che è stato condotto in seguito ad un caso che ha scioccato l’intera Grecia. Il dito è stato puntato in particolare contro una “madre-mostro” (così soprannominata) che ha costretto la figlia dodicenne a prostituirsi con un prete ed un pensionato. La donna è stata poi condannata a 33 anni di carcere e a pagare una multa di 100mila euro. Al di là del singolo (per quanto sconcertante) episodio, si sta parlando di un problema allarmante ed assolutamente sottovalutato, quanto meno a livello mediatico. I giornali infatti, che hanno avuto la crisi Greca sulle prime pagine per settimane, ora sembrano essere, giustamente, più concentrati sul clima di tensione creato dagli attentati terroristici.

In tutto ciò l’Unione Europea cosa sta facendo? Già tra il 2010 ed il 2012 l’Europa aiutò – teoricamente- la Grecia.Infatti l’UE stanziò circa 240 miliardi di euro in favore del popolo ellenico, ma di questi solamente una minima parte finirono nelle casse dello Stato. Secondo quanto rivela il quotidiano britannico The Guardian, la maggior parte è stata distribuita tra le banche da cui la Grecia prendeva prestiti prima della crisi finanziaria del 2008. Ora la situazione è disperata, la Grecia è giunta al “genocidio sociale”, così definito dal presidente della camera Zoe Constantopoulo in seguito alla notte del 15 Luglio 2015, data in cui il parlamento greco ha approvato le riforme proposte dai leader dell’Eurozona. Solamente 38 deputati della Syriza (il partito di Tsipras) si opposero, inutilmente, quella notte. Per queste riforme il governo greco ha accettato di attuare drastiche misure di austerity, tra cui tagli alla spesa pubblica e riforma delle pensioni e del lavoro, in cambio di un nuovo piano di aiuti dal valore di oltre 82 miliardi di euro per i prossimi tre anni, e ne vediamo le conseguenze. E dire che Monti aveva indicato la Grecia come “il più grande successo dell’Euro”. Possiamo notare ora come la situazione della Grecia sia forse tra le più drammatiche del continente. Ma è proprio attraverso le difficoltà che si vede se un sistema funziona o meno, e in questo caso l’Europa ha fallito in pieno.