Studiare oggi per un futuro migliore domani, dicevano. Lo credevano tutti, compresi gli studenti universitari americani. Oggi la realtà ci presenta il conto dell’illusione. “Siete nella cacca fino alle orecchie. Ancora non ve ne rendete conto, ma siete la generazione dei tre niente: niente lavoro, niente reddito, niente risorse. Davvero un gran bel futuro”. Il Gordon Gekko del sequel di “Wall Street” è un l’oracolo dell’acqua calda: un po’ queste cose le sapevamo già, solo che serviva il carisma di Michael Douglas per imprimercele nel cervello. “Visualcapitalist” ha pubblicato il 10 giugno una infografica a dir poco scoraggiante, se non apocalittica. I prestiti universitari degli studenti americani ammontano a 1300 miliardi di dollari e consistente parte di essi rischia di rimanere insoluta. La Federal Reserve stima che l’11% dei debiti universitari ad oggi risulta per più di tre mesi in ritardo nei pagamenti: una bolla pronta ad esplodere. Tale percentuale d’inadempienza supera quella delle carte di credito (tradizionalmente più a rischio), 7,6%, dei prestiti per l’acquisto di auto, 3,5%, e dei mutui, 2,2%. Non a caso l’insolvenza a 90 giorni dei debiti universitari ha superato frequentemente quella delle carte di credito dalla fine del 2012: gli USA in quell’anno vedevano una ripresa e un calo della disoccupazione giovanile, avvenuto però con l’impiego a basso salario.

Il mercato del lavoro non risponde mai con celerità al rientro da una fase di recessione. Il rischio di una bolla si fa sempre più concreto, con l’aggravante del fatto che ad esserne colpita sarebbe la generazione Y, quella dei “millennials”. Oltre il danno, la beffa. Secondo alcune stime della Federal Reserve Bank of New York il 49% dei neo-laureati, di età compresa tra 22 e 27 anni, è sotto-impiegata, chiamata a svolgere compiti per i quali non è necessaria una laurea. Ciò porta ad affermare che una delle principali cause della “generation Y bubble” sia l’ingente e senza precedenti offerta di giovani dotati di un elevato titolo di studio. “Se una laurea significasse sempre ricevere salari più alti, tutti dovrebbero volere una laurea. Ma come farebbero a vincere tutti in una competizione a somma zero? Il singolo percorso non può funzionare per tutti e la promessa che tale percorso sia facile è il sentore di una bolla”, ebbe modo di dichiarare Peter Thiel, cofondatore di PayPal. Tradotto alla Aldo, Giovanni e Giacomo: “la pacchia è finita”. Tempo scaduto, dovevi nascere prima: la laurea non è più così importante. Il quadro è desolante. Una intera generazione di giovani si trova a gambe all’aria. Il 57% dei millennials rimpiange di aver preso in prestito una somma troppo ingente e un terzo di quelli sottoposti all’intervista avrebbe evitato di andare all’università col senno di poi, dato il prezzo da pagare. Il 45% degli asset del Governo Federale Statunitense (esclusi i terreni e gli asset della FED) è costituito da debiti studenteschi: precedentemente alla crisi si fermavano al 15%. In sostanza il Governo USA pare essere l’unico ente che sostiene i debiti universitari insolventi.

Una generazione tenuta in vita con la bombola dell’ossigeno, la “generazione dei tre niente”. Minimizzare la questione sarebbe da incoscienti, così come non pensare “quadrimensionalmente”, Doc Brown docet: gli universitari indebitati e per notevole parte insolventi di oggi saranno la classe dirigente tra 15/20 anni. La bolla dei debiti universitari, quindi, porterà conseguenze non soltanto in caso di scoppio. La natalità nel peggiore dei casi è destinata a crollare, così come la domanda interna di beni. Bassi salari, alto indebitamento prima dei 30 anni e sotto-impiego minacciano il tenore di vita statunitense nel lungo periodo. Forse era proprio questo l’intento: limitare il numero di futuri laureati, scoraggiando gli studenti desiderosi di proseguire il percorso di studi, e farli diventare una casta elitaria. A Gekko la conclusione: “E’ chiaro come il sole, basta fare un po’ di attenzione. La madre di ogni male di oggi è la speculazione. Il debito indotto. In conclusione, il vero nemico è il prestito. E’ ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta, senza ritorno. E’ sistemico, maligno ed è globale. Come il cancro. E’ una malattia”.