Le infrastrutture del Sol Levante, soprattutto in materia di trasporti, primeggiano largamente a livello mondiale. Il Giappone, infatti, è collegato da una fitta rete ad alta velocità percorsa da treni all’avanguardia meglio noti come Shinkansen. Ciononostante, l’industria ferroviaria giapponese è in ulteriore sviluppo, con la costruzione di una nuova rete ad alta velocità percorribile da treni a levitazione magnetica: i MagLev. Questi viaggiano letteralmente “sospesi” sui binari eliminando qualsiasi forma di attrito. Tutto questo non deve indurci a perire di invidia: infatti al Giappone interessa (più che a noi) il know-how italiano nel settore. L’ETR 1000, il cui nome commerciale è Frecciarossa 1000, è un gioiello prodotto dall’azienda Ansaldo Breda. Secondo le stime risulterebbe, oggigiorno, il treno più veloce d’Europa, capace di collegare Roma e Milano in appena 2 ore e 20 minuti. Inoltre, è capace di adattarsi immediatamente al voltaggio della maggior parte delle reti ferroviarie europee, senza bisogno di soste. Il Frecciarossa 1000 ha peculiarità uniche, ed entrerà in funzione a pieno regime dal 14 giugno.

Al grido di “eccellenza italiana” il vacuo patriottismo delle autorità accompagna il viaggio inaugurale dell’ETR 1000, con a bordo passeggeri di eccezione come il Presidente della Repubblica in carica Sergio Mattarella, o come l’ex sottosegretario ed attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti  Graziano Del Rio. Un patriottismo che assume la valenza di un raptus, 5 minuti da destinare ad una causa più che mai morta. Già, perché l’Ansaldo Breda è stata appena venduta al gruppo giapponese Hitachi per appena 36 milioni di euro (patrimonio immobiliare e commesse comprese). A farsi carico della cessione è stata Finmeccanica: l’amministratore delegato Moretti ha infatti dichiarato che lo sviluppo della sua ex controllata non poteva ricevere investimenti consoni se fosse rimasta in mano italiana. Hitachi ha rassicurato tutti del fatto che non vi saranno tagli del personale negli stabilimenti italiani (lo fece anche la Indesit, tanto che il suo investimento su definito “meraviglioso” dall’attuale premier): anzi, ingegneri cercasi! Contemporaneamente si vocifera che vi saranno 138 esuberi.

Quando l’inviato di Report fa notare ad Del Rio e a Moretti che 36 milioni equivalgono all’acquisto di giocatore di calcio di medio-alto livello, entrambi glissano la domanda. La motivazione della cessione sta nel progetto di ridurre l’esposizione debitoria di Finmeccanica. Insomma, la solita litania: vendere rami di industri strategica, ad alta rilevanza, per arginare i debiti. Quello pubblico (Eni, Enel), e quello delle controllate pubbliche (Finmeccanica). Il corso degli eventi porterà comunque l’Italia a necessitare di una modernizzazione delle infrastrutture da qui ad x anni. E quando arriverà quel momento, l’acquisizione delle stesse avrà un costo sicuramente superiore: un prezzo di mercato. Senza contare che, se la Hitachi deciderà di delocalizzare, un’ulteriore perdita si potrebbe abbattere sull’erario: sottoforma di Pil perso ed imposte non esigibili.