Parlare di borghesia in riferimento alla Cina, uno Stato in cui non è avvenuta la secolarizzazione dall’ideologia comunista, non è cosa semplice. Qualche decennio fa, per constatare materialmente l’esistenza di un ceto medio cinese era necessario imbarcarsi, attraversare una parte del Mar Cinese Meridionale ed attraccare all’isola di Formosa. Dagli albori degli anni Ottanta le cose sono cambiate. Oggi la borghesia cinese, identificata secondo criteri di guadagno giornaliero, viene stimata a 157 milioni di unità. Un numero enorme, secondo solo a quello americano. In termini relativi, però, corrisponde al mero 12% della popolazione. Con la leadership di Deng Xiaoping e l’avvento delle riforme economiche tese verso la graduale liberalizzazione del mercato, la struttura sociale del gigante cinese è inevitabilmente mutata. Nel periodo maoista la classe sociale al centro dei riflettori era quel proletariato che, a seguito dell’opera di industrializzazione del Paese avviata nella prima metà del secolo scorso, fu uno dei perni del potere di Mao.  Un proletariato sottosalariato a cui non si prometteva certo una vita idilliaca ma a cui venivano garantiti diritti sociali come un sistema previdenziale ed il diritto di accesso alla sanità. Spesso quando un operaio andava in pensione poteva cedere la sua carica ed il suo ruolo ad un diretto familiare.

Il proletariato cinese è sempre stato fedele al partito e fu spesso utilizzato contro gli studenti e gli intellettuali dissidenti. Con le riforme economiche di Deng i principi ispiratori della società civile cinese cambiarono drasticamente: il benessere e l’arricchimento non furono più bannati come blasfemie. Al tempo stesso Deng intuì che l’arricchimento non sarebbe stato omogeneo e sincrono: alcuni si sarebbero arricchiti di più e più velocemente. E così fu. Diretta conseguenza fu la creazione, quasi involontaria, di una classe sociale che poteva vantare un reddito superiore senza dover necessariamente vantare una carica pubblica di alto livello. Fermo restando chela composizione del ceto medio è strettamente interrelata alla burocrazia. Il rigido controllo della società posto in essere dallo Stato necessita di una forte burocrazia e di funzionari ligi, spesso appositamente formati all’estero. La burocrazia per funzionare deve essere remunerata: ed ecco che una buona parte di soggetti che vantano un reddito superiore a quello della classe operaia è costituita da funzionari pubblici. Ma non solo.

La nascente borghesia, trainata dagli sbalorditivi tassi di crescita registrati dalla Cina ad inizio millennio, è costituita da privati iscritti al Partito. L’iscrizione al Partito Comunista è infatti spesso condizione necessaria per svolgere attività di business in Cina, soprattutto nelle regioni rurali e periferiche. Lo sviluppo economico cinese non è stato correlato ad uno sviluppo salariale sufficiente a creare una domanda interna più proporzionata alla produzione. In pratica, e questo soprattutto grazie alla cleavage centro-periferia, l’andamento della produzione è stato superiore all’andamento dei salari. Anzi: alcune parti di quel welfare precedentemente citato sono state smantellate. La borghesia sfrutta una parte della popolazione definita “migranti interni”. Membri del proletariato che dalla periferia si spostano in città ed accettano salari e condizioni lavorative molto più basse. Questo perchè in Cina lo spostamento da una città all’altra non è libero ma deve essere certificato dalla burocrazia. Questo per evitare un completo svuotamento della forza lavoro nelle periferie. Di fatto si tratta di clandestini in patria privi dei necessari documenti di soggiorno.

E’ lampante la comunanza di interessi che la borghesia cinese detiene con la burocrazia. Ed è qui che si scorge una grande differenza con la borghesia europea dei secoli scorsi: non vi è una ricerca da parte della classe media cinese di un completo revisionismo dello status quo. Le richieste di innovazione vengono avanzate parallelamente alla richiesta di mantenimento di uno status quo in fin dei conti favorevole. La borghesia non è più legata all’imperialismo, come ai tempi dei trattati ineguali, ma a quella stessa burocrazia che ha combattuto e sconfitto l’imperialismo. La burocrazia cinese è funzionale al sistema borghese.