La convention “Energie per l’Italia” di venerdì e sabato promossa da Stefano Parisi resta un rebus. L’impressione generale è quella di essere usciti da una kermesse del gruppo ALDE (Alleanza dei democratici e dei Liberali per l’Europa) più che da una proposta politica compiutamente e compattamente di centro-destra. I temi che sono stati affrontati – dai diritti all’Islam, dal federalismo alla battaglia ventennale per ridurre la pressione fiscale – hanno avuto tutti un loro impatto, fra l’altro senza rincorrere il populismo e l’ideologia, cosa rara di questi tempi. Ma la linea pare essere marcatamente centrista, tanto è vero che alcune tematiche- immigrazione, sicurezza, lotta al terrorismo – sono state solo lievemente accennate. E anche sull’economia si sono espressi concetti più da programma di governo liberal-democratico che non prettamente conservatore. Un esempio: le imposte patrimoniali. Quando si stava riflettendo in modo anche interessante su federalismo e sussidiarietà, si è ad un certo punto ribadita una linea filo-montiana sulle imposte patrimoniali. Il che non è esattamente un programma di governo tipico dei conservatori inglesi o dei popolari spagnoli. Assomiglia di più ad una linea ideologica tipica di movimenti e partiti come i liberali inglesi, i Ciudadanos spagnoli o, appunto, Scelta Civica.

Togliere le tasse e le imposte che per 22 miliardi attualmente gravano sulle famiglie e sulle imprese italiane è un assoluta priorità, un’esigenza e non tanto per inseguire un discorso semplicemente ideologico e di rilancio del cartello di centro-destra. Ma anche perché, dal punto di vista economico, le patrimoniali tanto amate dai sindacati, generano una svalutazione del patrimonio immobiliare (che si riverbera successivamente sul settore bancario, come difatti sta accadendo), dando una botta tremenda alla domanda interna; bisognerebbe poi tenere presente che il moltiplicatore fiscale comunque, a prescindere che sia superiore a 1 o no, dispiega un effetto maggiormente benefico rispetto alla detassazione di altre imposte. Pertanto, la tesi che va tanto di moda “perché ce lo chiede l’Europa” e la Commissione Europea su tassare il patrimonio per incentivare magari la mobilità, è un suicidio politico ed economico. Ribadirlo non fa mai male, visto che è stato giustamente il cavallo di battaglia di un centro-destra di governo, ma al tempo stesso identitario e non elitista.

I temi legati al liberalismo in chiave ideologica in pratica aggiornavano il manifesto lanciato da Berlusconi nel ’94. Sono però discorsi molto concettuali, che non arrivano alla pancia del Paese. Inoltre, prima di perdersi in rivoli che vorrebbero riesumare un’area liberale e popolare, bisognerebbe capire se è da qui che può ripartire un grande partito che vuole essere perno di una futura coalizione allargata agli altri cartelli elettorali. Entrando nel merito, Hobbes e Locke, per citarne due, sono pensatori entrambi di matrice anglosassone, con chiari riferimenti al individualismo e all’atomismo. Solo che il primo è un conservatore, il secondo un liberale propriamente parlando. Il primo identifica il potere come qualcosa di assolutamente concreto, al quale si possono mettere lacci e lacciuoli vari, ma che tale rimane, immutato nella sua consistenza. I liberali lottano tutti per un governo della legge, nell’ipotesi quasi utopica che il potere e lo stato che lo limita e lo contiene possano cambiare “razza”. Tutto questo per dire che non sarà facile ricomporre un area politica in lenta disgregazione. Qualcosa di più si è invece detto sul fronte del referendum costituzionale, scandendo chiaramente la parola “no”. C’è stato a dir la verità anche un filo diretto con il berlusconismo e francamente così deve essere se ci si vuole confrontare con il passato più recente e con una storia politica che, nel bene e nel male, ha segnato l’ultimo ventennio dell’Italia

Sarà molto difficile quindi un rilancio del centro-destra. La competenza è necessaria, ma non basta tutto questo per riportare al voto gli astenuti. Fra l’altro mentre c’è stato un inasprimento nei confronti del sempre più camaleontico Premier, poco o nulla si è detto sul Movimento 5 Stelle; si è parlato –anche qui in modo abbastanza astratto- di legalità, accennando poco o nulla sulla questione giustizia. Non un riferimento al potere giudiziario e della magistratura. Si è parlato molto di diritti e del fatto che “essi garantiscano la libertà”. Ma anche la sicurezza, specie in un’epoca come la nostra, dà libertà, per il mondo occidentale e per la nostra democrazia prima di tutto.  Poche scintille quindi, qualche ospite conosciuto, il che non fa mai male. Ma se la strategia è quella di ribilanciare la coalizione di centro-destra verso i moderati senza prima ridefinire tutti i tratti di un moderno partito conservatore. il rischio è quello di un nuovo consociativismo che farebbe aumentare consensi ai populisti, i quali dovrebbero essere domati, da una squadra di “gruppi intermedi” o da un cavaliere.