Non si è sentito più parlare di Atene almeno dall’autunno scorso. Appena rieletto Tsipras infatti, dunque giusto quando “tutto è cambiato affinché nulla cambi”, si sono spenti i riflettori sulla bella Penisola. Forse che si siano ripresi? Certo che no. Da ultimo la Grecia è però tornata al centro dell’attenzione, nello specifico relativamente al tema migranti. L’Europa si sta infatti lamentando dell’incapacità ellenica di gestire, arginare se non proprio bloccare i flussi migratori, tanto da averle dato un ultimatum oltre il quale sarà considerata fuori da Schengen; quest’ultimo rappresenta oltretutto un patto al quale nessuno sta ubbidendo, ad ennesima dimostrazione del fallimento dell’Unione.

Ad ogni modo, per la Grecia è quanto mai arduo risolvere la questione, priva com’è di fondi, che sono stati sottratti ad Atene da anni di criminose politiche europee. Curioso, invece, che nulla si dica alla Germania la quale ha voluto far finanziare il governo turco (con il nostro denaro!) e spinge affinché Ankara entri in Europa. Dunque ad uscire una nazione che dell’Europa è culla, e ad entrare –potenzialmente- uno Stato la cui cultura è lontana anni luce dalla nostra, che è infatti ottomana e non europea, e che come se non bastasse ha ambigui rapporti con l’Isis. In tutto ciò la situazione socio-economica greca sfugge all’attenzione italiana, dei governanti e soprattutto dei cittadini. Se qualche italiano poteva tuttavia ritenere il problema come cosa lontana e distante, e fermo alla sola Grecia, comincerà ora a intuire quanto fosse grossolanamente errata la sua valutazione.

Da quando abbiamo adottato l’euro i prezzi dei nostri beni ed il costo dei nostri debiti è cresciuto del 100%, mentre i salari son rimasti invariati; ciò ha portato a “discreti” scompensi ed alla “uccisione” della nostra competitività; di conseguenza ad oggi chiudono tra le 200 e le 300 aziende italiane al giorno. Questo ovviamente ha generato una disoccupazione ai massimi storici da almeno gli anni Settanta. Nel frattempo dal 2011 abbiamo avuto tre governi illegittimi e mai votati, che ci hanno trascinato e ci stanno trascinando in un profondo baratro. Da Monti in poi abbiamo infatti sperimentato politiche di austerità, dunque tagli a settori fondamentali quali istruzione, sanità e sicurezza, nonché aumento spropositato delle tasse (e le nostre politiche fiscali sono decise a Bruxelles), in particolare sugli immobili (e circa l’80% degli italiani è proprietario almeno della prima casa). Questo spinge molti, poiché disoccupati, licenziati o pensionati –e quelli italiani sono i più poveri d’Europa- a svendere le proprie abitazioni al primo straniero di turno.

Il Jobs Act di Renzi, di fatto una versione nostrana delle riforme Hartz, ha solo contribuito ad una precarizzazione dei lavoratori, senza contare che con l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori le salvaguardie di quest’ultimi si son fatte ancora più sottili. Allo stesso tempo la nostra Penisola è oggetto di continui ed incontenibili flussi migratori, che come si diceva non fanno altro che destabilizzare maggiormente la situazione, contribuendo anch’essi a distruggere e vanificare i diritti dei lavoratori. Intanto il nostro debito con l’estero è cresciuto in maniera spaventosa, si voglia anche per una moneta non nostra, e quindi per denaro che di fatto ci viene dato in prestito. Come sempre, più il debito è elevato, più si fa inestinguibile, soprattutto se nel frattempo all’economia viene evidentemente impedito di decollare. Le pressioni dei creditori non mancano, tanto che si stanno per predisporre anche in Italia pesanti privatizzazioni dei nostri principali assets, infrastrutture e riserve. Come se tutto ciò non bastasse questo clima di tensione sta spingendo sempre più persone al suicidio, da ultimo un pensionato, dopo che i nuovi piani “salvabanche” prevedono per legge il prelievo forzoso dagli obbligazionisti e dai correntisti –di cui molti piccoli risparmiatori- delle banche a rischio fallimento. La Grecia sembra adesso ancora lontana?