La risposta dell’esecutivo sulla restituzione delle quote pensione sottratte con la legge Fornero sembra concretizzarsi nel seguente modo: è esclusa la totalità del rimborso, poiché essa andrebbe ad incidere sui tetti al deficit prefissati nella legislatura. La restituzione avrà quindi natura di una tantum, concessa ad una cerchia circoscritta di beneficiari. Fa specie che la risposta governativa alla mancata restituzione totale coincida perfettamente con la causa governativa addotta nel momento in cui tale provvedimento, ritenuto poi viziato, fu intrapreso. L’emergenza; il default; il titolo quanto mai esplicativo del Sole24ore: “Fate presto!”. Ciò che fece sì che il Presidente della Repubblica insignisse Mario Monti del titolo di Senatore a vita prima, e di Presidente del Consiglio poi, con un iter decisamente abbreviato. Roboanti rimbombano le parole di Carl Schmitt: “Sovrano è chi decide sullo Stato d’eccezione”.

L’emergenza toglie, l’emergenza non restituisce. La ricostruzione storica degli eventi continua a riproporci, nonostante anche i soggetti maggiormente coinvolti abbiano già smentito, le caduche tesi di un cataclisma incombente, di pensioni e stipendi pubblici non coperti dalla liquidità demaniale. Questa, invero, rimane la tesi della Banca centrale europea (ma non del suo vice presidente Constancio); la Commissione europea smentì subito tale posizione, e lo fece in un documento ufficiale: il Fiscal sustainability report del 2012, dove il debito pubblico italiano (e quindi la ferita che la manovra sulle pensioni voleva cucire) non presentava problemi di sostenibilità né nel breve periodo né nel medio-lungo. Ma questo i lettori più accorti lo avranno sicuramente già capito da tempo. E non è a loro che sono indirizzate queste parole, bensì alla fittizia e incongruente damnatio memoriae tuttora in atto, sia a livello politico che a livello mediatico. La politica mente: lo fa per natura e lo fa per ignoranza (la sua e quella dei cittadini). Una politica che mente non è credibile. Ma il modo in cui lo fa è perfettamente conscio delle metodologie più in voga per far ingoiare medicine amare senza perdere il consenso.

Screditare i cittadini: dire che è colpa loro, e che lo Stato risolverà i problemi. Per farlo naturalmente occorrono dei rimedi. E’ la famosa triade di Noam Chomsky: problema-reazione-soluzione. In situazioni di emergenza i cittadini saranno più inclini a rinunciare a i diritti sociali o alla propria privacy (vedi Patriot Act). Deresponsabilizzazione fa rima con commissariamento: non siamo in grado di gestire i bilanci (falso) è quindi necessario che vi sia un vincolo esterno che vi faccia seguire il sentiero battuto. Questo perché un vincolo interno, un vincolo di coscienza, noi non ce lo abbiamo. Tutto bello, per essere in una democrazia il principio di non discriminazione sembra pedissequamente perseguito.