A seguito della crisi finanziaria del 2008, molti furono i tentativi di stabilire una precisa eziologia alla base degli eventi susseguitesi. Eruditi e taumaturghi hanno espresso le loro visioni: c’è chi si soffermò sulla deregulation degli intramontabili anni 80′, chi sulla eccessiva noncuranza nell’elargire crediti. Sicuramente per comprendere a pieno le ragioni della crisi non si può fare a meno di una visione universale. Visione in grado di legare più cause consunstanziali fra loro. E’ impossibile escludere per esempio lo sviluppo tecnologico: esso ha permesso una notevole implementazione della velocità dei trasferimenti. Lo sviluppo non ha interessato solo la tecnologia, ma anche le tipologie societarie protagoniste nel mondo della finanza. E fu così che iniziammo ad osservare il proliferare di società anomale: fra queste, in posizione dominante, troviamo i Siv. Siv sta per Structured  Investment Vehicle: come ogni società finanziaria, basano il loro guadagno sulla differenza fra asset e passività. Ma godono di alcune peculiarità.

Inventati nel 1988 da Citigroup i Siv hanno una chiara inclinazione alla speculazione e, grazie ad i loro legami con i giganti bancari, all’azzardo morale.  I Siv operano su due mercati: quello di breve-brevissimo periodo e quello di medio-lungo periodo.  Nel breve periodo accende debiti in cambio di liquidità, tramite l’emissione di titoli dal tasso di interesse molto basso ( come le cambiali finanziarie); con quei fondi acquistano titoli di medio-lungo periodo, spesso cartolarizzazioni, che hanno un tasso di interesse più elevato.  La differenza fra i tassi rappresenta il profitto dei Siv. Naturalmente il loro habitat naturale non può che essere il mercato over the counter. Come sappiamo bene, le cartolarizzazioni sono alla base della crisi del 2008. Trasformare i mutui in titoli fu uno degli azzardi che aprì il vaso di Pandora: i Siv erano i principali veicoli di trasferimento di quei titoli che poi risultarono spazzatura. Nella loro offerta costante di cartolarizzazioni, incisero sulla bolla speculativa incrementando le aspettative autorealizzantesi sul costo degli immobili, salvo poi esplodere al momento della correzione al ribasso dei prezzi.

Due sono le criticità dei Siv, una di breve periodo ed una di medio. Nel breve periodo vi è un problema di liquidità: i Siv sono costretti ad un finanziamento continuo sul mercato dei commercial paper. Nel medio veriodo vi è invece un problema di incertezza: il valore dei titoli potrebbe scendere. La criticità di medio periodo fu esattamente quella che colpì gli Stati Uniti durante la bolla immobiliare. I Siv altro non furono che il veicolo dell’incertezza di medio periodo: i finanziamenti elargiti tramite cartolarizzazioni si basavano su una completa noncuranza dei reali rischi di insolvenza. Il corredo genetico di quei titoli veniva completamente ignorato: spesso un titolo cartolarizzato presentava al suo interno un vero e proprio “spezzatino” di mutui e leasing provenienti da persone fisiche diverse. E’ necessario quindi concentrarsi non solo sulla mancanza di regolamentazioni adeguate, soprattutto per ciò che concerne il mercato ombra, ma far luce anche sui mezzi che diffusero ad una velocità impressionante i titoli tossici.