Se fosse possibile fare un sondaggio con un campione statistico che comprenda l’intero elettorato nazionale sulle conoscenze economiche da parte dei cittadini, i risultati lascerebbero di stucco anche il più disilluso e cinico osservatore dei nostri tempi. Infatti uno dei paradossi tragici della Modernità  si fonda sulla scarsa conoscenza dell’economia da parte degli elettori, con conseguenze nefaste per la nostra società e per il decadente ceto medio. Le cause di questa ignoranza diffusa non sono determinate solo dal menefreghismo di una fetta notevole della popolazione, ma anche da tutta una serie di storture presenti all’interno del sistema scolastico. Se pensiamo infatti al sistema di istruzione italiano a livello liceale, notiamo una sistematica mancanza delle materie che riguardano l’economia e i suoi infiniti aspetti, a meno di non frequentare istituti specifici. Un vero proprio analfabetismo che viene riparato in parte, e spesso malamente, nelle varie facoltà con qualche esame di economia, cosa che però non incide a livello profondo sul fenomeno negativo. Fra l’altro nelle stesse facoltà di economia si ha spesso la sensazione che domini una sorta di “pensiero unico”, tanto che “l’eretica” Scuola Austriaca è trattata da pochissimi docenti. Non parliamo, poi, del ruolo pessimo giocato dai Mass Media, i quali avvolgono nel fumo menzognero qualsiasi dibattito fino a far confondere gli addetti ai lavori più navigati. Infatti gli articoli di economia su i giornali mainstream presentano spesso delle analisi puerili, addomesticate dal potere di turno e soprattutto ossequianti in tutto per tutto al pensiero espresso dalle élite finanziare e bancarie attuali. Questa ignoranza avallata dalle Istituzioni comporta inevitabilmente delle problematiche a tutti i livelli, fino a minare il già debole processo democratico. Esse coinvolgono in primis gli stessi cittadini incapaci e disarmati di fronte alle truffe perpetrate dal Sistema e vittime predilette da parte dei furbi squali della finanza. In questo caso si può osservare un curioso paradosso nei piccoli investitori e risparmiatori, membri della classe media occidentale, i quali vengono sistematicamente fregati dai Mercati e dalle follie statali a livello di tassazione e burocrazia, nonostante godano di un buon livello istruzione, mentre al contrario la classe più povera, spesso nullatenente, rimane decisamente più diffidente e lontana dai trionfanti annunci propinati ogni 2×3 dalle banche e fondi di investimento a caccia di gonzi.

In secundis vi è il problema del dibattito pubblico intorno alle soluzioni in caso di gravi crisi economiche, come quella che sta avvenendo in questi anni. Un pubblico ignorante e disinformato inevitabilmente finisce per avallare le forze politiche allineate al pensiero dominante forgiato dalle alte sfere della Finanza, non rendendosi conto dei prezzi che ci vengono imposti ogni giorno dalla sempre più florida Plutocrazia. In questo modo coloro che hanno partorito soluzioni alternative o che seminano dubbi sulla capacità delle suddette autorità nel risolvere gli enormi problemi della Globalizzazione, vengono spesso ignorati o etichettati come poveri  incompetenti, facendo così il gioco dei “banksters” e criminali simili. Quest’ultimi sono poi facilitati addirittura dalla classe politica che dovrebbe controllarli, non solo per manifesta collusione dei due ambiti di potere, ma per palese incapacità dei legislatori nel capire il difficile mondo finanziario e le sue spietate dinamiche. Così si giunge all’infernale paradosso del XXI secolo dove vediamo ogni giorno milioni di persone laurearsi e istruirsi, e dove si sente parlare ogni secondo del “sapere universale e condiviso”, mentre nella realtà viviamo in una società permeata da un’ignoranza diffusa e profonda, proprio su una delle tematiche più importanti di questi anni.