La vittoria del NO al referendum patrocinato dal governo Tsipras ha scatenato un enorme dibattito estremamente polarizzato in Europa: da una parte l’esaltazione di tutte le forze ostili alla UE e alla Troika, che hanno applaudito il “ritorno” della democrazia e della sovranità nazionale. Dall’altra parte l’ostilità dell’establishment europeo e delle forze politiche tradizionali, le quali avevano apertamente tifato per il SI. In verità in mezzo a questo marasma mediatico sono stati volutamente nascosti alcuni fatti fondamentali e soprattutto la tragica realtà, che nessuna delle due propagande è in grado di cambiare.

La prima questione riguarda la sopravvivenza economica della Grecia. Il referendum non ha alcun valore legale per il resto della UE e per i creditori, dato che non modifica i trattati né i debiti contratti, ma solo un valore politico in grado di rafforzare teoricamente Tsipras, perché poi, nei fatti, i rapporti di forza rimangono tutti nelle mani dei creditori. Dall’avvento del nuovo governo la contabilità greca ha continuato a peggiorare, registrando una nuova contrazione dell’economia e una massiccia fuga di capitali che ha messo in ginocchio il sistema bancario ellenico. Specialmente nelle ultime due settimane l’intera economia sta conoscendo una grave paralisi determinata dall’incertezza sul futuro del Paese. Paradossalmente il prolungarsi delle trattative sta sfavorendo la strategia di Tsipras, in quanto lo rende sempre più dipendente dai soldi europei per mantenere attivo il malridotto welfare state greco. Le tanto vociferate voci su un aiuto russo o cinese rimangono per ora semplici ipotesi o illazioni. Anche perché difficilmente Putin potrà accollarsi il debito greco, specialmente ora che sta fronteggiando una crisi economica interna e una sfida geopolitica con gli Usa. Forse in futuro solo in seguito ad un pieno default della Grecia potrà fornire degli aiuti minori  attraverso uno scambio di favori a livello politico-militare. Proprio per questo motivo, nonostante la propaganda trionfante sulla riscossa greca, rimane palese che il governo greco dovrà elemosinare i soldi dagli altri paesi europei con tutte le conseguenze del caso. Infatti l’ultimo piano presentato dal governo greco di 13 miliardi di euro contiene parecchie misure recessive e sembra ricalcare in grande misura i vecchi memorandum. Questo nonsense (6 mesi persi per ritornare più o meno al punto di partenza) sembra confermare i sospetti sul fatto che Tsipras in verità si aspettava di perdere il referendum, salvo poi ritrovarsi in un pasticcio più grande di lui.

La strategia più estrema, che consiste nell’uscire dall’euro, è sempre stata scartata dal governo greco per una serie di questioni economiche e politiche. Nonostante molti economisti come Krugman siano ormai pienamente favorevoli allo sganciamento del paese ellenico, molti si sono accorti che il paragone con l’Argentina o con il passato non regge e che quindi i pericoli sono immensi. Nel caso di un default totale con l’avvento della nuova dracma, i greci si ritroverebbero tagliati fuori dai mercati internazionali per un breve periodo, con il rischio di un ulteriore collasso sociale. Non possedendo un solido tessuto industriale, né una forte vocazione per l’export, la svalutazione della nuova moneta avrebbe effetti quasi nulli sul rinvigorimento dell’economia. Senza tenere conto della possibilità di una forte inflazione nel primo periodo dovuta alla monetizzazione del debito e il tracollo del sistema bancario greco non più supportato dalla BCE. I risparmi della classe media greca si ritroverebbero con il potere di acquisto dimezzato, cosa alquanto grave per un Paese che deve importare moltissimi prodotti. Infine va tenuto conto che rispetto all’Argentina del 2003/4, la Grecia non avrebbe a proprio supporto una congiuntura internazionale favorevole, dato il rallentamento palese della Cina (con possibile grave crisi all’orizzonte), la stagnazione della UE e la falsa ripresa americana.

Il paese ellenico si ritrova quindi in mezzo a due scenari altrettanto oscuri, che evidenziano due possibili verità che tutti stanno cercando di rimuovere: in primis i vecchi metodi keynesiani o altri tipi di “cure economiche” non sono più sufficienti per risollevare una nazione. I vari QE, l’indebitamento selvaggio e gli investimenti statali nel XXI sec non sembrano più capaci di riattivare l’età dell’oro dell’economia. In secundis la Grecia potrebbe essere il primo paese occidentale a sperimentare definitivamente il fatto che un’epoca è finita e che la mala decrescita è ormai una realtà. Mezzo pianeta, specialmente il primo mondo, ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità creando un immenso schema ponzi e rilanciando il giochino con un’immissione di liquidità senza precedenti. Questo ha rimandato il problema, ma non lo ha risolto, visto che le riforme profonde a livello sistemico non sono state minimamente fatte. Ora attraverso la tragica ironia della Storia la culla dell’Occidente sembra indicare la nuova via per tutti noi…

Fonti;

http://www.repubblica.it/economia/2015/07/08/news/grecia_l_asfissia_finanziaria_comincia_dall_import_non_si_pagano_piu_tasse_e_bollette-118594075/

http://www.bild.de/media/vw-pdf-reformpapier-41720036/Download/1.bild.pdf

http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11724924/Europe-is-blowing-itself-apart-over-Greece-and-nobody-can-stop-it.html