C’era una volta un tedesco impossibilitato a vantare crediti verso la Grecia. Anzi, il contrario: c’era una volta un tedesco con un’enorme esposizione debitoria figurata nei confronti dell’universo culturale greco. Debiti talmente gravi che oggigiorno sarebbero annoverati come inesigibili. Si chiamava Friedrich Nietzsche, e nel suo scritto del 1888 “Il crepuscolo degli idoli” dedicò un capitolo ad i quattro grandi errori dell’umanità moderna. Onde evitare di sfaldare i confini propri di questa rubrica economica, ne analizzeremo soltanto uno: lo scambio di causa-effetto.

“La Chiesa e la morale dicono: «una stirpe, un popolo sono rovinati dal vizio e dal lusso». La mia ragione ripristinata dice: quando un popolo va in rovina, quando degenera fisiologicamente, ne conseguono vizio e lusso (ossia il bisogno di stimoli sempre più forti e frequenti, come ogni natura esaurita conosce”. E già, quante volte nella lettura dei quotidiani rinveniamo l’errore dello scambio di causa ed effetto? Tante. Nel caso greco, innumerevoli. La causa della crisi è l’enorme debito, causato dalla vita al di sopra dei propri mezzi propria delle popolazioni mediterranee. L’effetto è il temutissimo eurexit, così temuto che l’aberrante neologismo è a malapena pronunciato nelle sedi televisive. Misure di ulteriore contrazione economica sono quindi necessarie, per rientrare nei parametri e salvaguardare il vitello d’oro valutario. Il circuito logico appena descritto salta in più punti, provocando un black out di razionalità che non si vedeva dai tempi della Spagna aragonese. Quello del vivere al di sopra dei propri mezzi è in essenza un postulato necessario per protrarre le argomentazioni appena descritte. Da un punto di vista di deficit pubblico ciò è assolutamente falso: i livelli di spesa pubblica greca (senza artifici contabili) rapportati al Pil sono e sono stati al di sotto della media europea e della media dell’eurozona. Le famose pensioni d’oro, come illustrato da Vladimiro Giacchè sul Fatto Quotidiano (1), viaggiano sulla media di 617 euro al mese. L’età pensionabile greca è di 61,9 anni: quando si parla di pensioni a 55 anni si fa riferimento solo a determinate categorie del pubblico settore che godono di pensioni anticipate in quasi tutti gli Stati europei.

Da un punto di vista di deficit privato, invece, l’affermazione calza: è vero, agli Stati periferici dell’eurozona sono stati sottoposti tassi di interesse eccessivamente bassi. Ma è stato l’euro a permetterlo! Così, per accendere un muto, per comprare armamenti tedeschi mossi dal millenario timore del confinante Stato turco o per comprare una VW cabrio, i greci hanno ottenuto prestiti o leasing che, mantenendo la precedente valuta, non si sarebbero neppure potuti sognare. La colpa è quindi dei greci che ne hanno approfittato o degli Stati del Nord che l’hanno permesso? La saggezza popolare ci viene in soccorso, rammentandoci che gli errori si fanno in due. A chi dice che la Grecia non ha approfittato dei bassi tassi di interesse per fare le riforme strutturali e diminuire il suo deficit è necessario ribattere che ciò è assolutamente falso: ne hanno approfittato eccome, sono stati proprio quei tassi così bassi a configurare un saldo negativo nel sistema Target 2 da parte delle banche greche.

Ma allora perché fare queste riforme? Le riforme strutturali altro non sono che un programma economico comune che, a fronte della fissazione del cambio, permettono un’acquisizione di competitività soltanto con la diminuzione della remunerazione del fattore lavoro. La Germania con le riforme Hartz è la capostipite.

 

 

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In una situazione di deficit delle partite correnti, problema atavico dello Stato ellenico, tutto questo comporta un abbattimento esacerbato della quota salari. In caso di shock, senza riallineare il cambio, le contingenze si sfogano soprattutto sulla quota salari. A quelli che pensano che vi possa essere una concezione europea diversa nei confronti del debito e della susseguente austerità risponde il ministro Schäuble: Wir wollen den Euro behalten, aber wir wollen das Programm nicht mehr. Das passt nicht zusammen. (2) Traduzione politica: chi vuole mantenere l’euro, ma non vuole fare le riforme, sappia che le due cose non possono stare insieme. Come saranno questi tassi di interesse nel caso la Grecia uscisse? I tassi nel medio periodo scenderanno. Vi sembra strano? Ponendo in essere una situazione di deficit delle partite correnti (importo più di quanto esporto), ho bisogno di un afflusso di capitali nel conto finanziario per bilanciare le perdite. Per attirare capitali non c’è modo migliore che aumentare i tassi di interesse (si investirà dove il capitale frutterà al meglio). Se riallineo la mia valuta, invece, incrementerò il volume delle mie esportazioni e prediligerò beni domestici, spingendo le partite correnti verso un saldo positivo. Ciò mi esimerà dalla necessità di un afflusso di capitali esteri (passività, poiché quei soldi prima o poi li dovrò ridare con un interesse). Insomma, è l’euro stesso ad innescare un meccanismo intrinseco di indebitamento dei Paesi periferici verso i Paesi core, scalfendo le quote salari per necessità competitive. Propugnare il taglio del debito per mantenere la moneta unica altro non è che un ennesimo e post-moderno scambio di causa ed effetto.

(1) http://www.asimmetrie.org/media/i-greci-sono-tutti-cosi-pigri-come-dicono/

(2) http://www.zeit.de/2015/22/eurokrise-griechenland-wolfgang-schaeuble-kenneth-rogoff