Sin dai tempi di Dante (cfr. De Monarchia, Liber I, 5-6) lo Stato era concepito come un’unica comunità ordinata di cittadini fondata sulla reciproca solidarietà, indirizzata verso un unico fine e che vedeva la propria massima concretizzazione nella figura del Monarca, che impersonava tale unità e la giustizia mondana in attesa di quella divina. L’ordine delle parti, dei singoli, era subordinato a quello dell’uno, della comunità. Ma tale ordine, purtroppo, già nel 1300 stava vedendo l’alba della propria agonia e lo stesso Dante denunciò tutto questo a più riprese nella sua Commedia. Risale difatti a quest’epoca l’incubazione dei germi della malattia che porta il nome di Modernità. Nel Basso Medio Evo la fulminante ascesa della borghesia, per propria natura individualista ed egoista in quanto inquadrata al di fuori della società feudale (i burgenses vivevano e lavoravano al di fuori delle mura del castello del signore) e dipendente da un profitto direttamente svincolato dal benessere della comunità, generò un radicale cambiamento nel modo di concepire l’esistenza da parte degli uomini. Fatti ed idee si influenzano reciprocamente e la maggiore ricchezza portò inevitabilmente ad una maggiore indulgenza verso i piaceri materiali della vita terrena a discapito della tensione verso Dio e verso il prossimo, unico vero fine dell’esistenza umana. Lo zeitgeist umanista e rinascimentale è pervaso da un veemente immanentismo rispetto a quello medioevale. Verso la fine del Rinascimento Machiavelli scrisse apertamente di “egoismo etico” e, meno di un secolo più tardi, Hobbes arrivò addirittura a teorizzare un “Leviatano”, concezione che il povero Dante non avrebbe mai potuto avere. La predominanza stessa della classe sociale denominata “borghesia”, che secondo Mommsen aveva contraddistinto la civiltà greca e romana da quella egizia e da quella babilonese, fu il presupposto fondamentale per l’instaurazione della dittatura dell’individualismo e dell’utilitarismo (non dimentichiamo che Atene fu patria del sofismo).

leviathan

Frontespizio del Leviatano di Thomas Hobbes, dato alle stampe nel 1651.

L’egoismo liberale e lo scientismo illuminista, frutti marci della Rivoluzione Scientifica, hanno direttamente causato l’implosione del comunitarismo cattolico che aveva contraddistinto le epoche precedenti. L’epistemologia post-rinascimentale, figlia di quell’esaltazione perfettamente sintetizzata dal distico ficiniano “Conosci te stessa, o stirpe divina in vesti umane!”, era letteralmente imbevuta della presunzione secondo cui l’uomo poteva conoscere e, di conseguenza, controllare a pieno tutto il Creato. Furono veramente pochi, su tutti l’immenso Blaise Pascal, ad opporsi a questa visione. Secondo il principio dell’entelechia, l’uomo tende sempre verso un fine. Fino al termine del Medio Evo questo fine era stato rappresentato da Dio, durante l’Umanesimo ed il Rinascimento fu l’uomo stesso (le humanae litterae, l’uomo misura dell’universo), nel 1600 e 1700 questo fine fu la Natura. Natura che fu idealizzata, deificata e posta come unica chiave di lettura di tutte le cose. Così l’immanentismo laico e materialista di cui il Giusnaturalismo è massima espressione completa il quadro che ritrae un’epoca di decadenza avanzata. Ma ritorniamo, almeno per un attimo, alla borghesia. Molti “borghesi” alla fine del XVI secolo erano ormai diventati più ricchi e più potenti dei nobili, tuttavia non godevano degli stessi privilegi. La conquista del potere politico da parte della borghesia in Europa (per ovvi motivi il problema in America non si pose) fu un processo lento e logorante. In Francia fu Richelieu a spodestare la Nobiltà di Spada, i discendenti dei bellatores di Carlo Magno, favorendo l’affermazione della Nobiltà di Toga, opera poi portata avanti da Luigi XIV. Ma fu l’Inghilterra, suolo dove il Puritanesimo aveva attecchito con una rapidità impressionante, il primo paese dove la borghesia ribaltò definitivamente l’ordine sociale preesistente. La rivoluzione di Cromwell fu facilitata da un terreno culturale già preparato e dal fatto che il ceto medio rappresentava ormai la maggioranza della popolazione: la vecchia nobiltà di corte era stata quasi tutta sterminata nella Guerra dei Cent’anni e nella Guerra delle Due Rose. È proprio con l’imposizione della borghesia capitalista e l’esautorazione della Nobiltà, del Clero e dell’Autorità regia che inizia il crepuscolo delle sovranità statali. Questo inesorabile processo continuò in tutta l’Europa occidentale fino al definitivo collasso della nostra civiltà: il 1789. La Rivoluzione Francese fu il grimaldello con cui le élites, la massoneria e le grandi famiglie di banchieri fecero saltare definitivamente le autorità statali e si assicurarono il potere globale eliminando ogni tipo di assolutismo statalista che tutelasse i più deboli dai più potenti. Come dimenticare le lucide invettive di Edmund Burke? In nome di una fantomatica “libertà” individuale furono completamente fatti a pezzi i concetti di comunità e di vantaggio reciproco in favore di un egoismo sfrenato.

bourgeoisie

La borghesia mercantile olandese del XVII secolo rappresentata da H. van der Burch.

E la situazione col passare degli anni non fece altro che peggiorare. Con l’incremento demografico e la Rivoluzione Industriale nacque una nuova categoria sociale: il proletariato. Il fenomeno degli operai e dei braccianti nullatenenti che lavoravano in condizioni disumane determinò la nascita e l’evoluzione di una nuova ideologia: il Socialismo. Tale dottrina proponeva una rivalutazione della comunità ed un approccio scientifico allo studio della giustizia sociale. Tuttavia, quasi tutte le teorie socialiste erano categoricamente materialiste, atee ed anticlericali, oltre che, naturalmente classiste. Ciò che potrebbe sembrare un dettaglio marginale è in realtà un elemento fondamentale per capire la situazione odierna. Difatti il comunitarismo ha vita breve se la solidarietà verso il prossimo non è cementata da una tensione comune verso il Bene e verso Dio. L’approccio materialista, figlio della cultura rivoluzionaria, è il sostrato che ha originato il relativismo etico ed assiologico moderno. In un famoso discorso pronunciato nel novembre del 1933 José Antonio Primo De Rivera disse:

“Gli operai dovettero difendersi contro quel sistema che offriva solo promesse di diritti, ma non si curava di procurar loro una vita giusta. Ora il socialismo, che fu una legittima reazione alla schiavitù liberale, ha finito con lo sviarsi, perché si è diretto prima all’interpretazione materialista della vita e della storia, poi ad un sentimento di rappresaglia e infine alle proclamazioni del dogma della lotta di classe”

Ben più drastico fu Henri-Frédéric Amiel, che scrisse nel 1871:

“Non vi è paese, né tradizione, né proprietà, né religione. […] Sospetto che il comunismo dell’Internationale sia soltanto il pioniere del nichilismo russo, il quale sarà la tomba comune di tutte le razze”

Il liberalismo, che nacque come ideologia squisitamente di sinistra, fu fatto proprio dai conservatori per far fronte alla sempre maggiore avanzata del socialismo. Andando avanti nella storia, dopo la nascita della società del consumo e la finanziarizzazione dell’economia, troviamo, ai giorni nostri, il compimento del crepuscolo delle sovranità. Della sovranità economica, in quanto lo Stato rinuncia a regolamentare i rapporti economici tra gli individui. Della sovranità territoriale, con l’abbattimento dei confini, la libera circolazione di merci, individui e capitali e l’impossibilità di gestire i flussi migratori. Della sovranità etica, poiché lo Stato abbandona il proprio ruolo di guida morale, legalizzando il matrimonio omosessuale, per esempio. Della sovranità organizzativa, privatizzando tutti i beni ed i servizi di pubblico interesse che lo Stato dovrebbe fornire al fine di garantire la coesione sociale, uno sviluppo economico sostenibile e l’educazione dei cittadini.

bourgois-virtues

“The Bourgeois Virtues” (Le virtù della borghesia), saggio di Deirdre McCloskey, nota economista statunitese, nata uomo e ora donna, apologeta delle virtù della società commerciale borghese.

Come abbiamo visto, il dominio delle élites non si instaura dall’oggi al domani, ma è figlio di processi storici ed ideologici ben definiti. I potenti hanno smantellato ogni forma di Stato per imporre la propria egemonia e mantengono lo status quo attraverso la propaganda del pensiero unico democratico. I dogmi del progresso, dell’uguaglianza e della libertà fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Siamo giunti ad un “anarchismo etico” dove la società civile non esiste più, soppiantata da un’informe massa di individui completamente privi di legami tra loro che non siano meramente utilitaristici. Ora, non è ragionevole proporre un modello di Stato di molti secoli fa, ma su una cosa occorre meditare: l’involuzione ontologica della nostra civiltà è stata determinata da due fattori. Dalla superbia e dall’egoismo. Siamo stati presuntuosi nel ricercare affannosamente la felicità definitiva in terra, dimenticando che la beatitudine eterna non è di questo mondo – In Te Ipsum redi diceva S. Agostino -. E nell’indulgere nelle felicità effimere siamo stati egoisti, anteponendo sempre il nostro tornaconto personale a quello degli altri. Non possiamo pretendere di liberarci dall’establishment e di garantire il benessere e la giustizia sociale a tutti se prima non ricordiamo qual è il fine ultimo della Vita.