Lo slogan è semplice. Rimane ben impresso nella mente del cittadino: “La Buona Scuola, facciamo crescere il paese”. Il governo Renzi vuole rivoluzionare il sistema educativo italiano soffermandosi su sette punti. C’è anche da considerare perché negli ultimi anni si senta il bisogno di dover sintetizzare manovre politiche in dot (come piace al vero renziano). Non analizzando tale aspetto, sarà necessario proseguire verso il caposaldo dell’intero provvedimento, tanto discusso, della Buona Scuola. Alla Base del disegno di legge sul sistema educativo italiano vi è il concetto della “meritocrazia”. Il termine è stato coniato da Michael Young nel 1958 nel suo saggio The Rise of Meritocracy. 1870-­2033. Con tale locuzione si vuole esprimere la presenza all’interno della società di una minoranza elitaria, nella quale il potere e la ricchezza non sono determinati dallo status sociale, dal fisico o dal censo ma dall’intelligenza. L’equazione QI+Sforzo=Meritocrazia rappresenterebbe l’intero dogma meritocratico. Secondo il disegno di legge i singoli docenti verrebbero valutati in base al merito, attraverso una valutazione curriculare da parte del preside ( art.7 comma 8 del disegno di legge). Allo stesso tempo le scelte effettuate dall’ipotetico preside saranno valutate in base a determinati aspetti, quali i criteri utilizzati dal dirigente per la scelta, la valorizzazione e la valutazione dei docenti e dei risultati dell’istituzione scolastica. Si parte dalla convinzione che i test INVALSI siano uno dei parametri per valutare la didattica dei docenti, non considerando che un test non è in grado di catturare le singole sfumature e le capacità effettive di ogni singolo docente. Oltre alla valutazione delle competenze (matematica, italiano), non viene però effettuata alcuna valutazione sul ruolo primario della scuola. A parere di chi scrive, la buona scuola non ha soltanto lo scopo di creare competenze ma ha anche il ruolo di educare, prima di tutto, e di non lasciare mai indietro gli studenti in difficoltà. Detto ciò, la domanda sorge spontanea: l’integrazione e la civilizzazione come vengono valutati?

Quello che propone Renzi in relazione al merito è già visto e sorpassato e determina grandi inefficienze. Mettere in atto la meritocrazia sulla falsa riga liberista, è controproducente, basti pensare al grado di diseguaglianza presente negli Stati Uniti. Ciò che incide in maniera decisiva sulle opportunità professionali del singolo individuo è l’appartenenza o meno ad un determinato ceto. Generando così una bassa mobilità sociale. Se il merito deve portare a giustificare il fatto di poter guadagnare 400 volte in più di un normale dipendente che ha minori competenze, forse, sarebbe il caso di dire: “abbasso la meritocrazia” e “abbasso la Buona Scuola”.