Se per il Presidente Francois Hollande, all’indomani dei tragici fatti di Parigi, il patto di sicurezza scavalca il patto di stabilità, per il Premier Matteo Renzi l’austerità è norma sic et simpliciter e nessun viatico è possibile. Il governo italiano ha la scorsa settimana incassato il sì dal Senato sulla legge di stabilità. Con le norme attualmente in vigore non si può certo dire che il comparto sicurezza sia una effettiva priorità in virtù non solo degli attentati terroristici, ma anche della crisi umanitaria che inonda (e inonderà) le nostre coste. L’obiettivo non è alzare il livello di sicurezza in vista del Giubileo, casomai ridurla. E chi ha la responsabilità di proteggere i cittadini? Non sono solo le forze di polizia per le quali anzi si spende mediamente come gli altri paesi europei, Francia e Germania incluse. Si tratta altresì dei numerosi corpi che comprendono i carabinieri, i forestali, la guardia di finanza e soprattutto la spesa in difesa per nuovi equipaggiamenti e tecnologie: gli F-35 che tanto per intenderci non piacciono al Movimento 5 Stelle.  I complessivi 500 milioni in meno e il blocco del turnover stanno abbattendo l’organico di 2.500 unità ogni anno. Poco male, direte, tanto non si fa la guerra. In realtà la guerra la si fa lo stesso, solo che sono i nostri alleati a dirci dove combattere. Per esempio il Governo ha da poco deciso di rafforzare il proprio contingente in Afghanistan, paese nel quale ancora oggi imperversa un durissimo scontro civile iniziato 14 anni fa subito dopo l’attentato alle Twin Towers.

Ma la sicurezza riflette non tanto le azioni di intervento militare, alcune volte insensate, quanto la solidità sul suolo in cui si vive, in funzione anche della politica estera che si intende svolgere… se la si intende svolgere naturalmente. Il nostro sistema è un colabrodo, con un personale che ogni anno si riduce perché l’austerità è e rimane, almeno per l’Italia, un mantra. E se gli uomini diminuiscono, ciò che aumenta è l’età dei poliziotti stessi. Le forbici incidono proprio nel ricambio dei mezzi, nella loro manutenzione ad oggi depauperata, nell’addestramento del personale, proprio in tutte quelle voci che in un ottica di lungo periodo dovrebbero invece ricevere più investimenti in formazione e incentivi economici considerando anche le condizioni – e il numero di detenuti, oltre 50 mila- in cui versano le carceri italiane. Secondo molti sindacati di categoria e per la verità guardando anche alla storia dei terroristi di Parigi, il carcere è un luogo decisivo, da monitorare costantemente onde scongiurare forme di proselitismo fondamentalista tra i detenuti

La palla sui conti pubblici passa ora alla Commissione Europea la quale si pronuncerà entro la prossima primavera. Di per sé, appare intollerabile che la Francia in difficoltà dal punto di vista economico continui a sforare il patto di stabilità. Iniziasse da adesso…invece sono anni che persiste questa grandeur illusoria, simbolo di un’Europa disposta secondo rapporti di forza e non di eguaglianza. Nel periodo in cui venne approvato il Fiscal Compact Sarkozy fece balzare il deficit al 8%. In Italia invece fu posto il governo Monti, dopo l’aumento non casuale degli spread a seguito della vendita massiccia di titoli di stato italiani da parte dei principali istituti bancari tedeschi. Lo stesso governo francese per bocca del suo capo di governo, Valls, ha fatto sapere per il futuro che, date le circostanze, la previsione del deficit al 3,3% nel 2016 e al 3% nel 2017 non è assicurata Sarebbe quindi interessante capire a cosa serve questa Europa che si basa ancora, formalmente, sul Trattato di Maastricht e sui vincoli del Patto di Stabilità. Vincoli sui quali la Francia come abbiamo visto ha scritto già da tempo un epitaffio. La risposta potrebbe essere la solidarietà, soprattutto ora che ad invocarla è stato proprio Hollande ai sensi del articolo 42 comma 7 del Trattato sull’Unione Europea. Solo che a conti fatti tutto ciò si dovrà tradurre in accordi bilaterali da parte del governo d’Oltralpe. A dimostrazione ancora una volta dell’inefficacia di questa Unione che se non funziona dal punto di vista monetario, resta carente sul piano politico, della leadership e della sicurezza.

E su questi aspetti vengo al nodo cruciale proprio per affrontare quella minaccia fondamentalista che è globale e che nulla c’entra con la religione mussulmana: un decisivo rafforzamento dell’intelligence. Anche su questo aspetto la carenza di risorse sia economiche sia di comunicazione riguarda complessivamente l’intera Europa. L’Italia sta poi peggio degli altri; le spese per intelligence da noi si aggirano sugli 800 milioni di euro annuali, un quarto di quanto spendono Gran Bretagna e Germania. L’intelligence comunitaria, compresa la velocizzazione dello scambio di informazioni e il rafforzamento dei servizi segreti, potrebbe essere un buon inizio in materia di sicurezza europea. E magari invece di continuare a fare guerre nazionaliste, tese unicamente a rafforzare l’immagine di uomini deboli e poco adatti a governare grandi nazioni, una maggiore tranquillità a casa nostra potrebbe fornire un aiuto alle persone che ogni giorno combattono la guerra asimmetrica che l’Isis sta promuovendo in tutto il mondo. Una guerra dalla quale Daesh esce maggiormente rafforzato in quelle zone dove la miseria, la povertà, le diseguaglianze sono lapalissiane, come è accaduto nelle banlieue parigine. Già…un po’ come quei modelli che propongono il totale abbattimento del welfare, dei diritti sociali, quei modelli che sacrificano le esigenze di sicurezza sull’altare dell’austerity; un po’ come quelle nazioni deboli, sempre più deboli, talmente deboli da non contare assolutamente nulla, né in sede europea, né in sede internazionale. Renzi prenda appunti.