È martedì sera, anzi notte. Ma fa caldo, tanto. Un gruppo di amici si ritrova al bar per due chiacchere ed una birra ghiacciata, quando uno dei quattro, Alexis, invita gli altri a casa per un poker. L’abitazione è modesta, semplice, spartana perfino. Sul tavolo un posacenere, due cicche quasi finite ed una ciotola di olive (greche, ovviamente). Oltre all’ellenico ci sono un italiano (Matteo), un francese (Francois) e infine una tedesca (Angela), ed effettivamente potrebbe sembrare l’inizio di una buona barzelletta. A dare le carte è Angela, precisissima e rigorosa. A parlare per primo è l’italiano, che non vuole cambiare nessuna carta, “sono servito”, ride sotto i baffi. Francois è più modesto, ne cambia un paio, con aria di sufficienza. Alexis è silenzioso, a tratti triste, e quasi vergognandosi ne cambia quattro. “Eddai su, se ne devi cambiare quattro tanto vale che esci”, fa Matteo. “Ma che sei matto? Non esce manco per niente, quattro ne vuole e quattro gliene do, anzi se te ne serve qualcun’altra dimmelo ok, Alex caro?” dice Angela con tono premuroso. “Ma come qualcun’altra, ma che vuol dire? Mica si può!” sostiene non a torto il francofono. “Qua le regole le decido io”, la ribadita crucca. Un silenzio un tantinello pesante sembra assentire a quanto ha detto la femmina, che chiudendo il giro si cambia una carta.

Ultimati i cambi iniziano nuove puntate. Matteo, che era già servito, va subito pesante. Segue il francese, che avendo si è no una coppia lascia il gioco. L’attenzione è ora sul greco: “punto tutto”. “Suvvia bimbi, ma levategli il vino, ma siccome l’è possibile che questo vi punti tutto se dimorto prima le ha belle e cambiathe tutte” quasi grida l’italiano, che girandosi verso Alexis conclude: “ma i’ che tu fai?”. “Secondo me sta bluffando alla grande, io vedo” segue Angela. I giocatori a questo punto tiran giù, frementi, le carte. Matteo, arrogante, già chiama a se la vincita, quando la tedesca fa: “e quella che roba eh?”, sul tavolo infatti l’italiano ha messo, nell’ordine: 100 lire del monopoli, la balena del mercante in fiera, una carta di pokemon, il sette bello e lo scontrino del bar. “Fuoriiii”, grida furibonda la mitteleuropea. “Rimaniamo noi due caro Alex, che c’hai in mano?”, “prima vorrei due carte in più, e poi già che ci sono voglio raddoppiare la posta”. “parbleu! ce n’est pas possible! Non è un gioco serio questo è diventata una buffonata!”. “E invece io dico che si può Francois, qualcosa da ridire?”, dice Angela guardando torvo il fedele francese. “E poi”, aggiunge, “non importa se non ha i soldi per puntare, garantisco io per lui”. E giù le carte. Come volevasi dimostrare il povero Alexis non ha in mano nulla, neppure con sette carte, ritrovandosi così con un bel mucchietto di debiti nei confronti di una scellerata Merkel, troppo lasciva nell’avergli concesso prestiti e denaro.

Quale sarebbe la morale? Qualche presupposto. Premesso che la pigrizia greca è un falso mito. Premesso che la storia dei “conti truccati” è in parte vera, ma come la Grecia lo stesso hanno fatto altri –se non tutti- Paesi membri della Ue, ben lontani dal famoso 60% debito/Pil, quindi la colpa è di chi ha comunque voluto tirare sul carro dell’euro chi era lontano dal potervi salire (considerando ad ogni modo che l’accedervi o meno era basato su parametri privi di senso). Premesso che Germania e Francia hanno rimpinzato di soldi (e dunque debito) la Grecia pur sapendo che quest’ultima non sarebbe stata in grado di solvere i propri buffi. Premettendo tanto altro, rimane il fatto che il referendum greco è stato un simpatico, corale e doveroso “fanculo” alla Germania, ma niente più all’atto pratico. La domanda finale allora è: perché? Perché tutto questo caos mediatico, questo terrore, per poi ritrovarsi con quello che in fondo si sapeva già essere un nulla di fatto? Perché a ben vedere, caro Alexis, quel che hai fatto è stato dire ai tuoi creditori “no grazie”, poi andare dal tuo popolo e chiedere: “ho fatto bene a rifiutare?”, e il popolo: “sì!”. Grazie greci, bravi tutti e bello tutto ma ora? Che avevi in testa di fare, Tsipras? Pensi così di vantare maggiore forza contrattuale? Con solo un paio di vaffanculo? Puoi fare tutte le richieste che vuoi, adesso. Puoi pure dire che restituirai il debito, o che la Grecia tornerà a vivere. Puoi pure chiedere altri prestiti, ma non risolverai nulla. I tuoi aguzzini potranno perfino graziarti e toglierti –cosa impossibile- quasi tutto il debito, ma il problema rimarrà. Quale? Quella maledetta moneta unica. La morale? Non bluffare, non “sbruffoneggiare”, sii umile ma risoluto. Esci, esci e basta. È la tua unica strada, così come la nostra. Basta giochetti e false speranze. C’è un solo ed unico OXI che puoi dire, ed è all’Euro ed ai suoi inganni. Altrimenti datti all’ippica.