Hanno sempre avuto una teatralità innata i greci, una spettacolarizzazione ed una visione della vita particolarmente tragica, come appunto le più famose delle loro opere teatrali. È forse seguendo questa lontana tradizione che gli ellenici stanno seguendo un destino certo e nero che da anni numerose Cassandre vanno predicendo, ovviamente inascoltate. Si è sempre parlato dei conti “truccati”, di come la Grecia abbia nascosto e letteralmente fatto “carte false” per entrare nella moneta unica. Come è stato possibile? Grazie alla complicità di qualcuno, dei tedeschi in particolare. Motivo? “Con Paesi deboli nell’eurogruppo la valuta sarebbe stata abbastanza debole da non rallentare l’export di Berlino”, parola dell’ex ministro delle finanze Visco. Chiaro? Più monete deboli maggiormente debole l’euro, tale così da garantire un miglior vantaggio competitivo ad una (e sola) Germania che andava di fatto svalutando il suo altrimenti “forte” marco.

Di vantaggi, va da sé, non ne mancarono neppure per la Grecia, che così facendo ebbe facile accesso ad un vasto mercato di capitali, che proprio i tedeschi non hanno certo lesinato. Tuttavia i finanziamenti concessi diventarono ben presto eccessivi, enormi, spropositati. Tra il 2000 ed il 2005 infatti l’indebitamento estero dell’Ellade arrivò a toccare i 7/8 punti percentuali di Pil, una mostruosità, considerato il fatto che numerosi studi hanno accertato come in un Paese esploda la crisi quando il livello di detto indebitamento raggiunge quota 4%. Dunque che la Grecia sarebbe andata clamorosamente gambe all’aria si sapeva già almeno dal 2000. Perché tuttavia le banche tedesche hanno continuato a prestare dissennatamente? Perché tramite detti finanziamenti (già fonte di cospicuo guadagno) veniva di fatto imposto ai greci di comprare beni altrettanto tedeschi. Il recupero crediti forsennato e disperato cominciò però solamente in seguito alla crisi del 2009. Le banche tedesche, come quasi tutte, si trovarono zeppe di titoli americani spazzatura. Servivano soldi maledetti e subito. Che fare? Andare a far la voce grossa con la piccola Grecia, indebitata fino al gozzo con Berlino. Ottimo. Di qui le prime minacce, richieste, oppressioni, in pratica il classico comportamento di uno strozzino. Ma i greci non hanno una lira, come recuperare i soldi? Si chiedono i crucchi. “Con un bel fondo apposito!”, ossia il fondo “salva stati”, altrimenti noto come MES. Anche qui la storia è nota, hanno costretto mezza Europa ad indebitarsi per far a sua volta indebitare –ulteriormente! – la Grecia, così da rifornire le casse delle sue banche di liquido, da destinare non ai legittimi proprietari, ossia i greci, bensì alle affamate banche tedesche. A ciò si aggiunga un bel fiscal compact che ha costretto sempre l’intera Europa ad una corsa alla svalutazione salariale (si pensi anche solo ai minijob di Hartz o all’equivalente Job’s act renziano), strumenti diabolici per distruggere i diritti dei lavoratori e le loro famiglie. Ma ecco che infine arriva Tsipras che, apparentemente armato di buone intenzioni, sembra del tutto deciso a guidare un governo anti-troika e anti-austerity, “però rimanendo nella moneta unica”. Praticamente la classica botte piena con annessa consorte sbronza, essendo la moneta unica principale fattore di austerità, inganno e crisi. Perciò tempo pochi giorni e i buoni propositi vanno a farsi benedire, con tanti saluti ai greci vittime di ulteriori diktat europei, ossia tedeschi. Cioè? Cioè riforme inutili, se non dannose, ed altre decine di miliardi di prestiti. Non sono mancati goffi tentativi di richiesta di soccorso ai russi, i quali tuttavia sembrano aver negato l’aiuto per patti di non belligeranza con la Germania. Insomma, più che alla Grecia sembra di guardare alla Polonia del ’39, chiusa tra i due fuochi tedeschi e sovietici.

Nel frattempo come se non bastasse il governo di Atene ha messo in vendita mezza Grecia: porti, aeroporti, ferrovie e autostrade. E ancora reti telefoniche ed elettriche, senza contare le già vendute imprese principali. Se non l’avete capito si parla di privatizzazioni, da cedere o cedute per lo più a stranieri, e per i soliti due spicci. Perché neanche una Grexit risolverebbe i problemi? Perché la situazione è terribilmente simile all’Argentina che si sganciò dal dollaro. E attenzione, la sua fine non fu (come si racconta) dovuta proprio a detto sganciamento, ma semplicemente al fatto che nel frattempo agli argentini non era rimasto più nulla, né lavoro, né imprese, né infrastrutture (per più della metà privatizzate). In una condizione del genere nemmeno i vantaggi di un cambio flessibile possono giovare. Testimonianza di ciò il fatto che i ministri delle finanze tanto tedeschi quanto sloveni abbiano ventilato l’ipotesi di un’uscita della Grecia dalla moneta unica, che tanto oramai il depredabile è stato depredato. Nuova vittoria per Tsipras? Manco di Pirro.