A volte centri di potere intestini allo Stato crescono talmente a dismisura da intimorire il vigore statuale. Le celeberrime oligarchie, scientificamente note come pesanti distorsioni al mercato concorrenziale. Un regime economico che trova terreno fertile nella Federazione Russa, e che spesso viene annoverato fra le polemiche che soffiano da Ovest. Il terreno fertile è figlio diretto di quella shock terapy che, nell’ultima decade del secolo scorso, fu applicata al gigante ammalato russo. Alla graduale (e fortunata, visto l’esempio cinese) transizione verso il modello capitalista si preferirono le privatizzazioni selvagge.

L’opulenza energetica del territorio russo, poi, c’ha messo del suo. Ed ecco che la Gazprom, la più grande compagnia russa, controlla da sola il 18% delle riserve naturali di gas nel mondo. Estrae il 95% del gas russo e lo eroga a regime di monopolio in cinque Stati dell’Unione europea. Fu proprio con la controversa presidenza di Boris Yeltsin che la compagnia iniziò a penetrare nel sistema politico, influenzandone notevolmente le scelte. Il mantenimento di un mercato dalle forti barriere all’ingresso ne è un esempio.

Il mercato dell’energia in Russia è sicuramente sclerotico. La creazione di potentati economici che ambiscono ad una forte rilevanza, ottenendola,  è una naturale conseguenza. Ma la rilevanza politica dei potentati economici è riscontrabile in qualsiasi Stato europeo, Finmeccanica docet. La peculiarità russa, verrebbe da dire sovietica, è che le grandi aziende russe, Gazprom in primis, sono spesso le prime ad attuare gli indirizzi governative nelle loro relazioni commerciali e finanziarie con l’estero. La peculiarità è evidente nella velocità di trasmissione fra la decisione politica e l’attuazione privata. L’Ucraina taglia le forniture elettriche alla Crimea, la Gazprom interrompe le forniture di gas in Ucraina. Negli Stati occidentali misure che potrebbero rilevarsi controproducenti non sarebbero adottate senza remore e, se adottate, necessiterebbero di una negoziazione di certo non celere.

La Gazpromva  dove la politica estera del Cremlino sceglie. La Russia, Stato bicefalo fra Asia ed Europa, non rinuncia alla sua presenza in entrambi i continenti. L’Europa non potrà mai uscire dalle mire russe: basti pensare al rapporto diretto con la regione balcanica e la Germania. La Gazprom decide così di adeguarsi alle norme concorrenziali europee (seppur con un evidente reticenza) mantenendo percentuali stabili nell’erogazione dei principali Stati europei: il 36% in Germania, il 27% in Italia ed il 25% in Francia.

Al tempo stesso la Russia non disdegna il versante asiatico con la costruzione di gasdotti ed contratti di fornitura in Cina, investimenti da capogiro figlia di una duplice differenziazione: una di tipo economico, allargando il circuito commerciale della Gazprom ed una politica, adeguandosi al clima di tensione in Europa portatore di sanzioni e di russofobia. La Gazprom è dunque un potentato economico, uno Stato nello Stato, ma spesso si identifica totalmente con esso corroborandone l’efficacia delle azioni. Si tratta però di un do ut des: liberalizzazione è un termine estraneo nell’agenda economica russa.