“Segui i soldi e troverai la mafia”. La massima di Giovanni Falcone ha un valore universale, senza spazio e senza tempo, tanto da essere portata ad esempio persino dal direttore dell’FBI di New York. E proprio in America dobbiamo arrivare seguendo le orme del denaro. Tanto denaro. Il ricettacolo degli ingenti flussi monetari è una società (sedicente) di beneficenza, senza scopo di lucro, ma sulla quale vengono riversati miliardi di dollari da tutto il mondo. E’ la “Clinton Foundation”, o meglio la “Bill, Hillary and Chelsea Clinton Foundation”, l’associazione che fa capo alla famiglia della candidata americana alla Casa Bianca. Con buona pace del divieto del governo federale di ricevere denaro da fondi stranieri per le campagne elettorali americane, la fondazione riceve denaro da paesi arabi come il Kuwait, ma anche ingenti somme dall’Australia e donazioni dal Vecchio Continente. L’elenco dei donatori è una lista lunghissima, che può essere filtrata in base alla somma elargita: tra i più generosi ci sono l’associazione che fa capo a Bill Gates, i Rockfeller, la Coca Cola, l’Arabia Saudita, l’Olanda e l’Australia. A seguire, una lunga serie di imprese e banche d’affari come Lehman Brothers, American Express e JP Morgan, solo per citarne alcuni.

Ma non mancano gettiti di denaro neppure dalle dissestate casse del nostro Stato, notoriamente in deficit e sotto vigilanza europea: il Ministero dell’Ambiente versa ogni anno, già dal 2008, tra i 100.000 e i 250.000 dollari ai Clinton.  Tra le altre realtà italiane c’è poi la banca Monte dei Paschi di Siena, anch’essa famosa alle cronache per il bilancio tutt’altro che florido. Niente male per una fondazione filantropica i cui obiettivi spaziano dalla difesa della salute a quella dei diritti delle donne nei Paesi in via di sviluppo, passando per la ricostruzione a seguito dei disastri naturali. Il modus operandi della Fondazione è semplice: totale privacy nella ricezione delle offerte – di cui non ha mai presentato un elenco dettagliato, né è stata mai sottoposta a controlli o revisioni di bilancio – e la massima discrezionalità nel gestire i fondi per le crisi umanitarie. Secondo Charles Ortel, un esperto americano in frodi finanziarie per opera proprio di fondazioni di beneficenza, si tratta di uno strumento di potere politico e finanziario in mano alla famiglia Clinton che, sotto la vesta filantropica, sposta immense somme di denaro a favore dei sostenitori, deviandole dal loro scopo caritatevole.

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La famiglia Clinton, cui fa capo l’omonima fondazione “filantropica”.

Esemplare il caso della ricostruzione post terremoto di Haiti: ad aggiudicarsi un mega appalto milionario è stata una società che figura tra i contributori dei Clinton. Ad un esame dei lavori di ricostruzione la bocciatura è plateale: gli ispettori addetti hanno giudicato terribile l’operato dell’azienda incaricata, che ha privilegiato zone rocciose e instabili per la ricollocazione della popolazione.  D’altronde, il segreto della Fondazione è quello di impegnarsi in zone con grossi problemi strutturali e di sviluppo originari; l’insuccesso delle opere di ricostruzione e miglioramento può facilmente passare inosservato o quantomeno giustificato da una sorte avversa insita nel territorio stesso. Ma episodi simili ad Haiti hanno coinvolto il Mozambico, Papua Nuova Guinea, e non hanno risparmiato nemmeno la New Orleans del post-Katrina.  Quello che ci chiediamo, tornando ai fatti nostrani, è: cosa ci fanno i nostri contributi nelle enormi tasche di questa fondazione? E perché gli Usa sono scesi in campo a favore della referendum costituzionale, mentre i nostri media istituzionali ricambiano con un tifo sfegatato per Hillary?  Per scoprirlo sarà sufficiente seguire le tracce del nostro denaro…