Pochi giorni fa il vicedirettore del Fatto Quotidiano, Stefano Feltri, ha esposto in un lungo articolo una serie di considerazioni sulla propaganda della Lega Nord (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/04/immigrazione-perche-una-foto-ha-sconfitto-salvini/2009348/). La sua opinione costituisce un interessante capitolo del dibattito riguardante il fenomeno migratorio che ha finito per generare due demagogie semplificatorie, una speculare all’altra. Se da una parte troviamo la propaganda del partito guidato da Salvini, il quale tende a semplificare, mistificare e convogliare emozioni negative su un problema estremamente complesso (oltre che fornire soluzioni molto approssimative), dall’altra parte troviamo esattamente il contro-altare di sinistra o “umanitario”, il quale a sua volta tende a fare ragionamenti grossolani, banali, con il medesimo utilizzo delle emozioni per far leva in modo strumentale sull’opinione dei cittadini. Un connubio ormai presente in tutta Europa che ha finito per degradare il dibattito politico. Nel caso specifico di Feltri è doveroso replicare punto per punto alle sue argomentazioni:

1) <<Immigrazione: perché una foto ha sconfitto Salvini>>. Il messaggio dell’articolo è tutto da dimostrare, a meno che Feltri non disponga di eccellenti campioni statistici a noi sconosciuti. Il fatto che la suddetta foto sia stata ripresa da tutti i media europei, non vuol dire che la popolarità di Salvini sia in diminuzione. Questa misteriosa “verità” potrà essere dimostrata solo alle urne, dato che i sondaggi nostrani hanno dimostrato di non rispecchiare la realtà, fra errori, manipolazioni e debolezza del campione statistico. Le passate stragi di migranti, nonostante i titoli roboanti dei giornali, non hanno inficiato il consenso del leader della Lega Nord.

2) <<Non c’è alcuna evidenza statistica che i migranti regolari delinquano più degli italiani.>> Anche su questa affermazione sarebbe necessaria maggiore cautela in quanto nel corso degli anni le statistiche sono state interpretate in vari modi, spesso a seconda del colore politico di chi le interpretava. L’opinione più sensata l’ha probabilmente espressa Luca Rampazzo su MilanoPost.

3) La questione degli immigrati irregolari viene analizzata troppo sbrigativamente. In Italia, così come in altri paesi, continuano ad essere presenti immigrati illegali da tempo (negli Stati Uniti addirittura si stimano 12 milioni di persone all’incirca). Liquidare il problema con la frase: <<Per quelli irregolari è un altro discorso, ma provate voi a sopravvivere in un Paese straniero senza documenti e senza possibilità di trovare un lavoro…>> è una chiara sottovalutazione del fenomeno e delle implicazioni legate alla legalità & sicurezza.

4) E’ vero ciò che afferma Feltri riguardo alle politiche di sviluppo nei paesi del terzo mondo e all’inconsistenza dell’approccio leghista (in passato il Governo Berlusconi, con la Lega al governo, ha tagliato drasticamente i fondi). La stragrande maggioranza degli aiuti umanitari sono andati sprecati o a foraggiare dittatori corrotti e organizzazioni criminali. Alcuni autori africani hanno pregato più volte di interrompere questo circolo vizioso contro-producente. Ma rimane comunque il problema dell’origine dei flussi migratori. Se è vero che gli aiuti economici fino ad ora sono stati un mezzo fallimento, dall’altra parte sarebbe bene comunque preoccuparsi della questione demografica africana, come sottolineato dal demografo Gian Carlo Blangiardoe dall’antropologo Antonello Ciccozzi sul Fatto Quotidiano. Continuare ad accogliere senza porre rimedio ai disequilibri sistemici presenti in Africa e in Medio-oriente è la strada per perpetuare i crimini e le tragedie a cui stiamo assistendo, aggravando pure i problemi esistenti in Europa.

5) Le teorie di Philippe Legrain si concentrano principalmente sulla questione economica con paragoni discutibili (un conto sono i flussi da i paesi dell’Est europeo, un altro quelli dall’Africa). E’ vero che esiste un problema di natalità in Occidente che sta mettendo a rischio il nostro welfare state. Ma spalancare completamente le frontiere non è la soluzione più adatta, in quanto non tiene conto di tutta una serie di effetti collaterali. In primis si avrebbe un incremento dei flussi diretti in Europa, provenienti anche da altri continenti (diversi messicani a quel punto avrebbero più convenienza a richiedere l’ingresso in Europa, invece che farsi sparare al confine statunitense-messicano), portando gli ingressi a svariati milioni di persone con tutte le problematiche del caso, dall’ordine pubblico, alla sicurezza fino alle questioni culturali. In secundis il processo di integrazione, già al limite e sotto stress di fronte a culture differenti sul piano valoriale, subirebbe uno choc violento, con il rischio di enormi ghetti, tensioni e l’ascesa violenta degli xenofobi al potere. Basta fare un giro nelle periferie cittadine e nelle scuole per capire la difficoltà di un processo del genere. Figuriamoci con il decuplo degli ingressi. Bisogna sempre diffidare da scenari così ottimistici che non tengono conto delle inefficienze della società e dei suoi complessi meccanismi.

6)L’analisi geopolitica sulle cause dei flussi migratori è molto limitata e di parte. Per la guerra in Siria vengono imputati principalmente Putin e Assad, dimenticandosi di tutti gli altri attori in campo e le complesse dinamiche di potere in atto in Medio-oriente. Non viene fatto il minimo accenno alle  destabilizzazioni causate dagli Stati Uniti, né viene denunciata la guerra sotterranea fra il mondo sciita e quello sunnita. Vi è solo un vago accenno alla vergogna dell’Occidente, anche se non si capisce in che termini precisamente (vergogna per non aver bombardato Assad o per il ruolo ambiguo e caotico assunto in quel contesto?). Fra l’altro non si capisce nemmeno su che basi viene posto il collegamento fra lo stallo siriano e quello libico. Infine, come ciliegina sulla torta, si identifica il premier dell’Ungheria Orban e la Russia come i due principali paesi responsabili del flusso migratorio in corso. Nessuna menzione per la delirante guerra condotta in Libia nel 2011 da Cameron e Sarkozy. Nessuna menzione dei disastri occidentali degli ultimi decenni. Nulla. In compenso vi è un utilizzo palese del “due pesi, due misure” nei confronti di Orban accusato di tutto e di più, mentre Feltri si scorda che esistono muri e filo spinato anche in Bulgaria, Grecia, Ceuta, Melilla, ecc. Si scorda delle manganellate date dai francesi a Calais, quasi militarizzata, o quelle dei greci a Lesbo. Si scorda del discorso sullo “sciame” fatto da Cameron. Non parliamo poi della polemica penosa sollevata da tutti i media riguardo ai marchi con il pennarello, praticata anche in Italia (ma stranamente niente polemiche dei mass media). Insomma Orban è l’unico europeo cattivo, anche quando tenta di applicare il regolamento di Dublino, che la Merkel sospende a parole, salvo poi richiederlo in via diplomatica (una schizofrenia politica inquietante).

7)<<Dopo la morte di Aylan l’Europa, e gli europei, sembrano aver deciso che ogni morte è una tragedia>>. In verità gli europei non hanno deciso un bel niente. Questa è una forzatura del giornalista basata sul clamore mediatico e sull’atteggiamento di certi leader europei. Se volessimo scoprire le reali intenzioni dei cittadini riguardo alla gestione del problema migratorio, dovremmo fare un bel referendum consultivo e non basarci su una convinzione di parte. Questa frase ricorda le furbate usate spesso da i giornali quando scrivono “la rete protesta” o “indignazione della rete”. Esse sono solo una banalissima strumentalizzazione o semplificazione come ha spiegato dettagliatamente Eleonora Bianchini.

La verità che emerge da questo articolo, e da tutto il clamore mediatico intorno alla foto del piccolo Aylan, è la terrificante speculazione mediatica di questo tragico episodio. I mass media europei hanno rilanciato e sfruttato una foto per sostenere delle precise tesi di parte e per spirito sensazionalistico, dimenticandosi di tutte le migliaia di morti che avvengono ogni anno. Hanno anche creato una speciale classifica del rifugiato (insieme alla Merkel  e altri leader) in cui i profughi siriani primeggiano, mentre quelli iracheni, afghani o africani passano in secondo piano (a quanto pare le loro sofferenze e guerre sono da serie B). Così come passano in secondo piano le analisi sulle cause e responsabilità di questo cambiamento globale. Diventa tutto uno squallido gioco emozionale ad uso e consumo del Sistema. Ovviamente fino al prossimo round (vi ricordate i titoloni dopo la strage nel Mediterraneo avvenuta l’aprile scorso?). Infine, per tutti coloro che ripongono cieca fiducia in certe teorie “umanitarie” spesso esposte con molta leggerezza, ricordiamo un monito molto spesso dimenticato: “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”.