Nei manuali di economia le esternalità negative vengono descritte come una malevole conseguenza prodotta da una serie di azioni economiche che si riflettono su un secondo soggetto senza il suo consenso. A tale proposito viene spesso citato il classico inquinamento industriale, il quale finisce per danneggiare la fauna e gli abitanti residenti vicino all’impianto inquinante. Le esternalità negative possono essere la causa di reazioni incontrollabili che finiscono per avere drammatiche conseguenze su interi continenti. Ad esempio, i flussi migratori degli ultimi decenni sono il tragico prodotto di una serie di imponenti esternalità negative partorite dal modello industriale negli ultimi due secoli. In principio ci fu il colonialismo europeo spinto dalla modernità e dall’imperialismo delle potenze occidentali. Esso era il frutto di una visione permeata da un positivismo eccessivo, dove i gentlemen europei si ritraevano come civilizzatori portatori di luce ai barbari sottosviluppati. Questa visione, insieme agli sviluppi dei commerci e delle industrie, diede via al periodo coloniale ottocentesco con il suo lento processo di assimilazione/alterazione degli equilibri dell’Africa e di altre parti del mondo. Rispetto a quello che sarebbe successo nella seconda metà del 900, l’ingerenza europea non fu così pervasiva da portare immediate catastrofi, ma gettò i semi per la tragedie future (si veda il genocidio in Ruanda del 1994, la cui origine risale alla divisione in Tutsi e Hutu decisa dai coloni belgi molti decenni prima).

Il cambiamento decisivo e più profondo iniziò nel secondo dopoguerra con l’espansione dei Mercati alla ricerca di nuovi consumatori e risorse, l’avanzare della Globalizzazione e la violenta assimilazione portata avanti dalla Modernità. Nel giro di pochi decenni tutti gli equilibriche si erano conservati per secoli all’interno della complessa realtà tribale africana furono completamente danneggiati con gravissime conseguenze. Le realtà locali si dovettero scontrare con delle logiche economiche per loro aliene, portate avanti con la complicità di molti leader africani educati in Occidente e desiderosi di instaurare il loro potere autocratico sulle terre in questione. Questo sodalizio fra i “collaborazionisti” e le forze occidentali permise (e tutt’ora permette) alle multinazionali di sfruttare in maniera criminale le ricchezze minerarie, scaricando i costi ambientali ed economici sulle comunità del luogo. Costi che hanno trascinato nella miseria milioni di persone, creando a livello di massa il famoso problema alimentare e le carestie che hanno colpito a più riprese i paesi africani. I risultati sono stati le innumerevoli guerre e crisi economiche degli anni 80 e 90, le quali hanno causato oltre 5 milioni di morti e l’inizio degli inarrestabili flussi migratori. A questo si è aggiunta,  recentemente, la destabilizzazione portata avanti dai conflitti etnici e religiosi, con la penetrazione dell’Islam radicale nel Nord Africa, in Sudan, in Nigeria, ecc.

Il frutto avvelenato del Progresso sta ora coinvolgendo sempre di più le popolazioni del ricco e prospero primo mondo, le quali devono fronteggiare le conseguenze del modello dominante. Infatti, le sue esternalità negative hanno creato non solo milioni di disperati che bussano alla porta delle fortezze occidentali, ma hanno anche favorito la prosperità degli apparati criminali, sia esterni che interni, attraverso la tratta degli esseri umani, il cui fiorente mercato genera un indotto stimato di 34 miliardi di euro (vedi: http://www.huffingtonpost.it/2015/04/19/34-miliardi-dollari-anno-affari-trafficanti-umani_n_7095234.html). Si è venuta così a creare una situazione tragica in cui si stanno rafforzando tutti i soggetti responsabili del disastro (scafisti, organizzazioni mafiose, gruppi terroristici, dittatori, multinazionali, banchieri, leader politici d’alto livello, ecc), mentre il prezzo viene pagato dalle decine di milioni di disperati in fuga e dal comune cittadino occidentale che vede sempre più precaria la propria realtà economica, mentre imponenti flussi fuori controllo si riversano nel proprio territorio.