“Sia lodata la cifra economica quotidiana!”. Questa potrebbe essere la brutale sintesi per questi anni di cupio dissolvi del nostro modello economico. Non passa giorno senza un report, una cifra, una statistica snocciolata da tutti gli istituti, para-istituti e governi del pianeta. Ovviamente ogni millesimale è utilizzato come elogio o delegittimazione del governante di turno, in un tripudio di titoli, titoloni e spiegazioni aberranti su i maggiori Tg e quotidiani nazionali.
L’ultimo episodio di questo circo equestre l’abbiamo potuto osservare pochi giorni fa con i nuovi dati sulla disoccupazione italiana partoriti dall’Istat. Dopo qualche mese di presunto miglioramento, il dato su i non occupati è tornato a peggiorare attestandosi al 12,7%. Ribaltando gli ottimistici proclami dei proconsoli renziani, il “non accettabile” dato è scivolato nel silenzio politico governativo, mentre le opposizioni si sono messe urlare all’ennesimo fallimento del prode eroe di Firenze.
Eppure per i pignoli che non si accontentano delle sommarie sintesi dei mass media basterebbe fare un’analisi spietata delle linee guida per la raccolta dati dell’Istat , in modo da vedere il terrificante quadro costruito dall’istituto in questione; infatti nel conteggio degli occupati figurano anche cittadini che hanno lavorato un’ora alla settimana:

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
 hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
 hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;

Grazie a questi deliranti campionari statistici nella grancassa mediatica viene considerato lavoratore uno che potrebbe avere al mese uno stipendio inferiore ai 50 €…
Questo metodo di presentare i dati è solo una delle tante fregature propinate al povero comune cittadino, il quale stressato dai micidiali impegni quotidiani richiesti dal Sistema (correre, correre, per soddisfare la Macchina infernale!), non ha materialmente il tempo o le conoscenze o molto spesso la voglia per approfondire i rapporti da azzeccagarbugli presentati dalle autorità.
Come dimenticare infatti il Pil europeo taroccato dall’Eurostat grazie al conteggio del mercato della droga, contrabbando e prostituzione? Oppure i continui pronostici futuri dell’Ocse, Fmi e banche varie, rigorosamente sbagliati, ma esaltati dalla carta straccia come efficaci previsioni economiche, roba da far rivalutare immediatamente il Mago Otelma?
Anche per gli addetti ai lavori e per gli stessi economisti diventa spesso un’impresa al limite del sovra-umano capire cosa sta succedendo effettivamente all’interno delle nostre economie. E se il lato dello studio delle dinamiche macroeconomiche presenta tutti i suoi micidiali problemi, il lato delle soluzioni si presenta invece come il posto perfetto per i truffatori, gli apprendisti stregoni e i disperati che provano a metterci una pezza.

Leggendo un libro di storia economica o semplicemente sfogliando il libro delle soluzioni magiche partorite da ogni Scuola di economia, si può leggere tutto e il contrario di tutto, esattamente come nei fantastici dibattiti medievali sul sesso degli angeli.
Ma mentre questo spettacolo continua inesorabilmente a procedere sulla pelle di milioni di persone costantemente sacrificate in nome del Dio Denaro (ma con la spietata gioia degli appassionati e dei Padroni del vapore), quasi da nessuna parte nel magico mondo istituzional-mediatico si discute del nucleo fondamentale del nostro sistema industriale-tecnologico, delle sue conseguenze a lungo termine e del suo possibile “prezzo” finale.
Questo è il grande tabù per le classi dirigenti planetarie, le quali possono dividersi e scornarsi sulle peggiori scemenze partorite dalla mente umana, ma non possono assolutamente mettere in discussione la sacra legge “produci, consuma, crepa”.
Lo Show, con tutti i biglietti che abbiamo pagato, deve andare avanti fino alla fine.