Alain de Benoist, scrittore, politologo e filosofo francese, fondatore del movimento culturale denominato Nouvelle Droite, commenta l’evoluzione della politica francese in vista delle elezioni presidenziali e alla luce di due importanti notizie: il gran rifiuto di François Hollande di presentarsi alle primarie socialiste e l’elezione di François Fillon nelle fila repubblicane.

Brexit in Inghilterra, Donald Trump eletto negli Stati Uniti d’America. Domani anche l’Austria e la Francia potrebbero esprimersi contro l’establishment dei loro Paesi. Alain De Benoist, il mondo sta cambiando? 

Si il mondo sta cambiando perché il fatto dominante è l’ascesa di una diffidenza generalizzata nei confronti delle istituzioni, dei partiti politici, dei massmedia e delle elite finanziarie. Questa diffidenza tocca principalmente le classi popolari e la classe media. Tutti sentono la minaccia di essere sostituiti. Il risultato è che siamo passati da una società che contava un terzo di scontenti e due terzi di persone soddisfatte, ad una società dove un terzo sono soddisfatti e due terzi sono scontenti. Quello che vediamo, Brexit, Trump e via discorrendo, è un evidente conseguenza della crisi dell’establishment.

Veniamo alle elezioni francesi previste in primavera del 2017. L’attuale capo dell’Eliseo Francois Hollande ha di recente dichiarato che non si presentarerà alle primarie del Partito Socialista. E’ cosciente della sua impopolarità?  

François Hollande voleva presentarsi alle primarie fino all’ultimo ma ci sono tre elementi che gli hanno fatto fare qualche passo indietro. Da un lato c’è un’impopolarità che non può essere risollevata, poi la sconfitta di Nicolas Sarkozy alle primarie di destra ha eliminato il suo diretto e naturale concorrente, ed infine l’attuale primo ministro Manuel Valls ha fatto di tutto affinché Hollande non si presentasse. Penso che del resto non aveva altra scelta. O si presentava direttamente alle elezioni presidenziali andando in contro ad un’umiliazione senza precedenti oppure passava attraverso le primarie socialiste e otteneva un’umiliazione maggiore con la scomunica dei suoi elettori.

Secondo Lei chi sarà il candidato socialista nel 2017? L’attuale primo ministro Manuel Valls?

Se Valls decide di presentarsi alle primarie ha buone possibilità di vincere tuttavia nulla è certo. Ci sono molti suoi avversari all’interno del partito che lo detestano proprio perché non lo considerano un socialista. In generale il PS è diventato un partito social-democratico e tra tutti i quadri Manuel Valls è l’unico che si colloca a destra.

Dall’altra parte crede che François Fillon, vincitore delle primarie Républicains, rappresenti un voto di rottura rispetto alla tradizione del centro-destra? 

No assolutamente. E’ un candidato che ha un programma ultra-liberale in economia e che allo stesso tempo vuole sedurre la sensibilità dell’elettorato conservatore. Vuole far convivere liberalismo e conservatorismo, vale a dire una dottrina economica che vuole abolire lo Stato e la tutela dei valori tradizionali che invece hanno bisogno dell’autorità dello Stato per regolamentare l’espansione del Mercato.

A destra, la scelta di François Fillon sembra che sia servita in qualche modo a congelare i voti dei Républicains proprio perché il rischio era quello di una migrazione di quell’elettorato verso il Front National. Cosa ne pensa?

Non credo che François Fillon possa congelare i voti dei Républicains perché gli elettori di destra appartenenti alle classi popolari non sono andati a votare alle primarie, questo è un dato molto importante. L’elettorato di destra rimane legato alla classe media ma soprattutto borghese.

Facciamo finta che Manuel Valls, che comunque rimane il favorito alle primarie socialiste, François Fillon e Marine Le Pen saranno i tre candidati ufficiali alle prossime presidenziali, Lei che scenario prevede al secondo turno elettorale?

Nulla è ancora sicuro, cinque, sei mesi prima del voto presidenziale tutti i pronostici vengono il più delle volte smentiti col passare del tempo. Due mesi fa si pensava che Alain Juppé avrebbe vinto le primarie a destra e invece non è andata così. Due mesi fa tutti pensavano che François Hollande si sarebbe ricandidato e invece pochi giorni fa ha dichiarato ufficialmente di non presentarsi. Dunque altre sorprese sono dietro l’angolo. Ad esempio non sappiamo se François Bayrou non si candiderà, come non sappiamo se Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia del governo Hollande, si lanci nella corsa elettorale collocandosi politicamente tra Valls e Fillon. Ad ogni modo lo scenario più probabile è il seguente: Marine Le Pen vincente al primo turno e perdente al secondo. E’ uno scenario probabile, ma ripeto, nulla è mai certo. Les jeux ne sont pas faits encore.

Dopo questa ondata mondiale contro l’establishment in tutte le sue forme, chi rappresenta da voi questa corrente politica? Insomma quale populismo per la Francia?

In Francia non esiste un partito politico integralmente populista. Non c’è qualcuno tipo il Movimento 5 Stelle in Italia. Tuttavia il partito che si avvicina di più a questa corrente di pensiero rimane il Front National. A sinistra invece c’è Jean Luc Mélénchon, segretario del Parti de Gauche, il quale presenta al suo interno un’importante componente populista. Non a caso alcuni punti del suo programma politico sono molto simili a quelli presentati dal Front National (articolo pubblicato in esclusiva domenica 4 dicembre su La Verità)