Il dramma greco non è iniziato nel 2009 quando l’ex premier Papandreou, del partito Pasok, si presentò davanti al mondo denunciando il trucco dei conti pubblici da parte del precedente governo, con uno sforamento del deficit/pil pari al 12% (poi salito al 15% come picco), ma nei decenni addietro con l’instaurarsi di una partitocrazia corrotta e parassitaria. La caduta della “Dittatura dei colonnelli” consegnò il potere ad un pugno di partiti della grande tradizione social-democratica e conservatrice, che si alternarono al comando fino agli anni della crisi. Attraverso un uso spregiudicato della democrazia costruirono una sistema clientelare abnorme, con vasti segmenti della popolazione tutelati attraverso lo sperpero statale e un’altra parte della popolazione, quella elitaria, che evadeva quasi totalmente il fisco grazie alla tolleranza dell’autorità (in primis spicca la potentissima casta degli armatori). Con gli anni Duemila la Grecia fece il suo percorso di adesione dell’euro ricorrendo ad una serie di trucchi contabili aiutata da due protagonisti spesso dimenticati dai mass media: il settore bancario, in particolare la Goldman Sachs, e le autorità di controllo europee, che in nome di misteriosi accordi e taciti consensi chiusero deliberatamente un occhio nei confronti di quei bilanci non proprio limpidi. Il segreto di Pulcinella non durò a lungo, tanto che i governanti greci ammisero di aver barato nel 2004. Ma la cosa non turbò troppo i sogni degli Europei, dato che l’economia greca cresceva a gonfie vele insieme a quella globale. Proprio durante quegli anni di euforia e follia numerosi capitali provenienti dal Nord Europa (principalmente banche francesi e tedesche) si riversarono nel piccolo paese ellenico, illudendo tutti con un benessere assolutamente insostenibile, favorendo come sempre le speculazioni dei grandi gruppi bancari e le caste inefficienti greche. La successiva crisi del 2008 e il dramma dell’Eurozona posero fine al falso benessere degli anni precedenti, innescando un tragico circolo di prestiti e debiti a livello esponenziale, mascherato da uno delle più violente campagne di propaganda degli ultimi decenni.

Attraverso una retorica spietata su il disastrato governo greco e i suoi cittadini sperperatori, venne de facto imposto una commissariamento attraverso la Troika e il prestito in cinque anni di oltre 280 miliardi di euro attraverso diversi piani di salvataggio. Piani condizionati dalle famose riforme imposte per “efficientare” il Paese e risollevare l’economia. Nel 2015 il risultato di questi piani e il loro miserabile fallimento sono sotto l’occhio di tutti, fra collasso del welfare state, disoccupazione dilagante e un debito pubblico oltre il 175%, nonostante l’haircut del 2012 (senza il taglio di allora il debito supererebbe tranquillamente il 240%). I soldi utilizzati per “salvare” il paese ellenico in verità sono finiti quasi tutti in mano ai creditori, in una complessa partita di giro dove i cittadini greci hanno visto poco più del 10% dei fondi elargiti, stando alla studio di Yianni Mouzakis sul portale Macropolis. Risulta quindi evidente che la famosa “cura” era in verità un metodo sporco per salvare di nuovo il sistema bancario europeo (da qui l’interesse feroce della Germania e della Francia, avendo i principali istituti bancari esposti) e tutti coloro che avevano malamente investito in Grecia.

Questo è uno dei fattori decisivi che spiega il fallimento totale delle politiche di risanamento dell’Fmi, Bce e Ue, insieme alle riforme condizionate dall’austerity, le quali non hanno fatto altro che produrre ulteriore depressione, cosa riconosciuta in parte anche dal Fondo Monetario Internazionale. Gli stessi tagli al settore pubblico sono stati condotti in modo errato, colpendo le fasce più deboli, mentre le classi dirigenti venivano come sempre graziate. L’abnorme spesa militare non è mai stata seriamente toccata, così come la quasi totale esenzione fiscale degli armatori.Si è così creata una tragica saldatura fra i dirigenti criminali/incompetenti greci, che hanno portato nel baratro la propria nazione, e le autorità estere fra nazioni europee ed enti sovranazionali, unicamente interessate a salvare banche & euro a scapito del benessere di milioni di persone.

Fonti:

http://www.ilpost.it/2015/06/30/come-siamo-arrivati-a-questo-punto-grecia/

http://www.macropolis.gr/?i=portal.en.the-agora.2080