Le leggende, si dice, hanno sempre un fondo di verità. Talune storie, di contro, sono semplici fole, bugie col solo fine della narrazione. Tra quest’ultime sicuramente la “buona novella” del capitale, del mondo globalizzato e multiculturale, della moneta unica quale via di salvezza, della libertà come misera “capacità di comprare quel che si vuole”. Una storia dunque che nella sua ipocrisia continua ad esserci raccontata ogni giorno, quasi una nenia ammaliatrice per cullarci in un eterno torpore commerciale. Per fortuna però resistono anche le grandi leggende, una fra tutte quella dell’utopismo socialista.

Sicuramente il pensiero di chi legge volerà rapido a esempi ben poco felici, ossia a tutti quegli Stati “socialisti” presto o tardi crollati o sul punto di. Effettivamente non si può non ricordare l’Unione Sovietica, venuta meno col famoso muro; lo stesso dicasi di Cuba, coi cubani che oltre ad una manciata di sigari, la musica del Tres e qualche cocktail hanno poco e niente. Che dire poi della Cina, ora più che mai turbocapitalista? Per non parlare di quell’infinita schiera di Stati africani costantemente logorati da guerre intestine. Sistemi inevitabilmente fallimentari, come qualsiasi dittatura d’altronde, inclusa quella dell’euro. Dunque? Dunque bisogna lasciar perdere i grandi e defunti Stati per addentrarci invece nell’Andalusia, terra romana e bizantina, islamica e cristianizzata, cuore danzante di Spagna, e patria del sol. Regione economicamente devastata ed arretrata, che ha però un piccolo ma grande vantaggio: Marinaleda, comune di appena 2700 abitanti, con una vecchia e nota storia che è bene ricordare.

Non esistono mutui da pagare, a Marinaleda. Non ci sono faccende scomode come debiti o tassi di interesse. Per richiedere una casa ed iniziarla a costruire bastano quindici euro di anticipo, mentre ad anticipare il grosso dei fondi sarà il governo andaluso, e senza il bisogno di alcuna banca giacchè a gestirli provvederà l’amministrazione comunale. Se non c’è il sabato fascista vi è comunque la domenica rossa, dove tutti gli abitanti, brandendo scope e ramazze, vanno ripulendo la propria città. Non ci sono guardie, perché mancano i ladri. Soprattutto ognuno (sì, proprio tutti!) ha un lavoro, e che si tratti di contadini, operai, professori, commercianti, artigiani, impiegati, o dottori la paga è la stessa: 47 euro al giorno. La vita non è cara, e quello stipendio va bene per tutti.
Il grosso del lavoro è dato dall’agricoltura, che dà lavoro a circa il 70% della popolazione attraverso una cooperativa agricola. La restante parte –tolti i piccoli commercianti e chi lavora in ufficio- lavora presso una fabbrica di trasformazione dei tesori della terra. I prodotti finali sono poi esportati in tutta l’Andalusia, la Spagna, e perfino all’estero.
Si potrebbe adottare anche in Italia un sistema simile? Certo che sì, se solo i tanti italiani onesti avessero il coraggio di compiere questa scelta importante. Certo sarebbe più facile in realtà contenute, rurali, quindi lontane da quelle metropoli abitate da egoisti ed alienati, affogati dal solo consumo e lontani dalla terra e dunque dalle radici comuni, dalla natura, e dalla consapevolezza di appartenere ad un’unica Patria. Perché quel che si percepisce a Marinaleda è la partecipazione ad una comunità viva, lavoratrice ed onesta, per quello che è il vero “bene comune”, ben distante dal volgare e semplice chiacchiericcio dei nostri politici. Eh sì, perché in quel paesino di Spagna i consiglieri e gli amministratori per coprire quelle cariche non ricevono un quattrino.