Diritto. Sin dal momento in cui emettiamo il nostro primo vagito la nostra vita è contornata da una serie interminabile di diritti. Diritti umani, diritti civili, diritto e basta e un poco storto. Se vogliamo, si parla di qualcosa che ciascun cittadino può rivendicare dinanzi alla comunità di riferimento, sia essa locale, nazionale o sovranazionale. Ma è davvero così? Nell’era del buonismo e del falso perbenismo si fa ricorso ed appello continuo ai diritti umani quale baluardo ultimo di civiltà, quasi fosse un’aura mistica e potente, tale da celare e preservare la nostra stessa natura, e le nostre azioni. Tuttavia, a ben vedere, pare che proprio il turbobuonismo non sia altri che, paradossalmente, il difensore estremo di malaffare ed anti-naturalità.

È il caso, se vogliamo, dei tanti e troppi casi di occupazioni abusive di abitazioni private. Se da una parte la Costituzione italiana garantisce la proprietà privata e dunque punisce la sua violazione, dall’altra non è possibile sgomberare gli occupanti se non con trafile burocratiche lunghe decenni, o addirittura in seguito a denunce (nei confronti dei veri proprietari, mica degli occupanti, non scherziamo!). È ancora il caso in cui ladri ed aggressori sono stati colpiti e feriti gravemente (a volte uccisi), con la conseguenza che l’aggredito viene arrestato mentre alla famiglia del malvivente spetta un rimborso. È il caso di lavoratori italiani cui spettano le poche ferie previste dal contratto, a cui nemmeno possono sempre aggiungersi le feste comandate, e che magari guardano i loro colleghi islamici saltare il lavoro per il ramadam e venire pagati lo stesso. È pure il caso del diritto di autore, o “copyright” per gli anglofoni. Accade dunque che l’autore di un’opera di ingegno, sia essa scientifica, letteraria, visiva o musicale, è tutelato –anche qui teoricamente- in quanto appunto creatore dell’opera suddetta; il che, traducendo romanamente, significa che per usufruirne “tocca de pagà”. Avete presente quella, chiamiamola, pubblicità che precede ogni film al cinema o in dvd, dove una voce chiede se qualcuno di noi ruberebbe mai un’auto, un cd on un film? Ecco, ci siamo capiti. E se giustamente qualcuno vuol far notare che è cosa ormai consuetudinaria (si pensi al file sharing, allo streaming, a Youtube e tanto altro) e che non esiste persona al mondo che non lo abbia fatto, questo tuttavia non giustifica il danno. Ma il punto è un altro. Negli ultimi anni società su società hanno portato in tribunale siti e gestori perché i loro utenti (milioni di utenti!) erano soliti scambiare e godere di loro opere protette da copyright senza sborsare un centesimo. Risultato? I giudici, finanche –se non proprio- quelli della corte Edu (corte europea dei diritti umani) hanno puntualmente sancito essere illegittime le pretese delle case discografiche o manageriali, perché sarebbero andate a ledere tanto il diritto alla libera manifestazione del pensiero e addirittura –udite, udite- un nuovo diritto “fondamentale”, il diritto di accesso ad Internet.

È infine il caso di Strasburgo che condanna l’italia per essere l’unico (e già qui il primo errore, non è certo l’unico) a non riconoscere in Europa i diritti ai gay. Le tematiche, ancora una volta, sono quelle del matrimonio tra coppie omosessuali e l’affidamento di bambini. E anche qui la legge viene applicata a piacimento. Infatti sebbene in Italia non esista –appunto- legge che preveda tali eventualità, non sono già mancati in passato esempi di giudici (o sindaci) che abbiano voluto riconoscere alcune coppie gay, sebbene, si torni a dire, la legge nazionale non lo preveda affatto. Più o meno sarebbe lo stesso di far votare dei bambini alle prossime elezioni. Non si può, punto e basta. Ma l’Europa condanna. La stessa Europa e la stessa Italia che non ricordano affatto le tante famiglie (vere, naturali ed uniche) in difficoltà, e neppure le coppie eterosessuali –ancora e sempre naturali- che non possono avere figli per qualsivoglia motivo eppure vorrebbero, ma cui una burocrazia farraginosa non permette di adottare nessuno. Si tratta di un’Europa ed un’Italia che prima di tutto dimenticano l’unico vero diritto fondamentale, quello che come disse Papa Francesco, è il diritto dei bambini “di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva”.

In fondo il mondo governato dai melliflui e perbenisti è questo. Quello ossia in cui anche il peggior criminale ha diritto alla difesa; quello in cui chiunque si sia difeso da una aggressione viene esposto alla gogna mediatica; quello in cui la vittima anziché soccorsa è ancor più vituperata. È il mondo in cui il carnefice (inteso non per forza come aggressore fisico, ma anche morale, ideale, politico, culturale ed economico) è ancor più carnefice. È l’Italia in cui l’unico ad essere sempre e comunque discriminato è l’italiano. È la famiglia non riconosciuta se naturale. È il bambino mero oggetto di scambio. È in definitiva l’era del multiculturalismo, della spiritualità (purché altrui), e del nucleo familiare evoluto. È l’uomo sempre meno uomo, sempre più cittadino del mondo e dunque di nessun posto. È l’unico diritto inalienabile e fondamentale, quello della libertà al consumo.