di Luca Mariotti

La verità è che esistono due tipi di disonestà, la prima ha un elevato e ampio raggio che va a toccare un ambito macroeconomico, l’altra ha il suo essere in un contesto molto più ristretto che concerne il livello microeconomico. Certamente entrambi gli aspetti sono interessanti, ma considerare l’influenza del micro sul macro ha una sua notevole importanza per via delle nostre piccole malefatte quotidiane (non pagare il biglietto del bus, rubare qualcosa dal posto di lavoro, ecc.) e del non considerare le conseguenze delle nostre azioni. Dan Ariely, psico-economista, con la tax gap, tende a quantificare il costo della disonestà su piccola scala nella differenza tra quanto dovrebbe pagare in termini di tasse un cittadino e quanto effettivamente paga. Ad esempio, negli Usa, il risultato negativo che deriva da questa semplice equazione è di circa trecento miliardi di dollari e ci dovrebbe far riflettere (Mazar et al. 2008). La disonestà non faceva distinzioni di genere, almeno fino al 2013, quando uno studio di Alessandro Bucciol e co-autori ha evidenziato che gli uomini si comportano in modo più disonesto rispetto al gentil sesso. Ofer Azar e co-autori in un loro esperimento hanno notato che le donne tendono a lasciare una mancia al ristorante maggiore rispetto agli uomini. In un’altra pubblicazione Toke Fosgaard e altri suoi colleghi hanno dimostrato che la donna tende a essere meno disonesta per evitare di incorrere nei cosidetti costi morali (disagi psichici per aver posto in essere un comportamento disonesto).

Daniel Houser, John List, Marco Piovesan e Anya Samek hanno cercato di capire quali fossero le origini di fondo circa la maggiore sensibilità ai costi morali da parte delle donne rispetto agli uomini. Nel loro lavoro On the Origins of Dishonesty: From Parents to Children, hanno voluto evidenziare l’influenza dei genitori sui figli in termini di disonestà ereditata. Il risultato del loro esperimento ha portato a considerare che i genitori tendono ad evitare di comportarsi in modo disonesto davanti ai loro figli. Madre e padre hanno la propensione a trasmettere valori connessi all’onestà poichè agire in modo disonesto comporterebbe far fronte a dei costi morali e tale costo è particolarmente elevato quando il bambino è presente all’agire disonesto di entrambi. L’aspetto interessante di questa pubblicazione sta nel semplice fatto che i genitori hanno la tendenza ad attuare comportamenti disonesti in assenza del proprio figlio. Tale propensione è maggiore quando a tale comportamento è associata una ricompensa destinata al figlio. Difatti la tendenza ad attuare comportamenti disonesti varia sensibilmente nel caso in cui il genitore abbia di fronte un figlio o una figlia il che potrebbe spiegare anche la differenza di fondo nel modo di agire tra uomini e donne. Pertanto l’analisi si sofferma sul fatto che il genitore tende ad avere una condotta più disonesta quando ha al suo fianco un figlio piuttosto che una figlia. Quindi da questo lavoro si può dedurre, con una discreta attendibilità del modello, che le figlie e, quindi le donne, sono testimoni di un maggiore livello di onestà. Tutto questo, oltre a spiegare i maggiori costi morali che sostengono le donne in relazione a un modus operandi immorale, deve farci riflettere che forse, per ridurre la corruzione, sia necessario una maggiore presenza delle donne, in quanto, pur sembrando un cliché, questa volta si ha una concreta e dimostrata applicazione sociale.