Nel  dibattito aperto di recente da Galli della Loggia sul Corriere della Sera si ragionava su quali potrebbero essere le alternative ad un’area, peraltro anch’essa in evidente crisi, di sinistra o comunque di centro-sinistra incarnata dall’attuale segreteria democratica di Matteo Renzi. Vanno rilevati dal nostro punto di vista un paio di questioni, spesso poco dibattute poiché l’abile comunicazione del Premier amplifica i luoghi comuni e non fa emergere le differenze tra destra e sinistra, in particolar modo tra le politiche di Berlusconi e di Renzi, né le divergenze fondamentali che sussistono all’interno della stessa area di berlusconiana memoria tra conservatori e liberali o, per utilizzare una denominazione più anglosassone, fra Red-tory, High-tory e Blue-tory.

Sulla prima questione, Galli della Loggia afferma che Renzi ha preso molto del programma elettorale di Berlusconi, il che è vero, ma vi è un equivoco di fondo che riguarda in particolar modo le politiche economiche. Renzi si è appropriato solo parzialmente delle politiche berlusconiane, riverniciando un’area politica che finora ha sofferto di elaborazioni politiche poco personali e parecchio “passatiste”. Gli ideali del berlusconismo si innestavano sulle politiche economiche reaganiane. In sostanza, una grande riforma fiscale e un piano di deregulation per smaltire l’assistenzialismo consociativo che perdura ancora oggi in Italia. Non a caso le politiche fiscali negli anni di Berlusconi pur in minima parte rientravano in quel tipo di architettura: finanziare col deficit l’abbattimento della pressione fiscale. E tutto sommato è quanto è in parte avvenuto, specialmente nei primi anni 2000, nel senso che considerata la pressione fiscale tra il 2003 e il 2004, pur in presenza di manovre pro-cicliche, il rapporto tra gettito e PIL si è mantenuto sotto il 40%, per poi aumentare al termine della legislatura. Non a caso, il governo Berlusconi nelle elezioni del 2006 non fu riconfermato.

L’attuale Premier ha invece improntato la sua azione di governo innanzitutto sulle riforme istituzionali. La politica economica è solo una funzione secondaria e legata in modo viscerale agli scopi elettorali, mentre l’impianto delle ultime finanziarie dal punto di vista economico resta redistributivo, ovvero fondato sui deficit finora concessi dalla Commissione Europea per aumentare i consumi. Basta pensare a manovre come quella degli 80 euro, non implementata tramite tagli di tasse, ma tramite aumenti di spesa per certe categorie di persone. La redistribuzione si caratterizza proprio per la selettività e la non universalità della manovra che non è una tantum (con scopi quindi limitati al breve periodo) ma è al contrario permanente.

Passando alle divisioni all’interno del centro-destra, fino ad oggi le spaccature dell’area “moderata” sono state sottovalutare. Le spaccature c’erano quantomeno fin dalla nascita del Popolo della Libertà. Solo che mentre prima lo schieramento era guidato da un capo assoluto, il quale guidava la coalizione e agiva da collante, ora il discorso si è fatto più complesso. L’area liberale a cui fa riferimento Parisi ha sempre attraversato il centro-destra, ma è sempre stata affiancata da coalizioni più vaste e a forte trazione conservatrice, per la verità più di conservatorismo sociale negli ultimi tempi (Red-Tory, sul modello di Theresa May) che di conservatorismo liberale (High Tory o conservatorismo americano pre-Reagan). La spinta liberista ha avuto come detto qualche similitudine con il neo-liberismo anglosassone (Blue Tory) e sicuramente è stata un’opzione programmatica per lunghi anni nel centro-destra di Berlusconi. Essa però tende a incarnare gli interessi di fasce molto elitarie della popolazione che rappresentano non solo in Italia, ma anche negli altri partiti di centro-destra europei e americani, una minoranza di comunità ben più vaste. Comunità che molto spesso sono state sconvolte non tanto dalle deregulation dei Reagan quanto dalla globalizzazione degli ultimi vent’anni. E dalle “terze vie” che l’hanno cavalcata alimentando quel mostro che nel 2007-2008 è definitivamente scoppiato negli Stati Uniti.