L’idea di democrazia oggi è drammaticamente travisata. I tempi sono cambiati. Globalizzazione, organi sovranazionali, riforme necessarie e invocate. Soprattutto riforme. “Se vince il No, sarà il paradiso terrestre degli inciuci” e ancora “se le riforme non passano Paese ingovernabile. L’Italia deve accelerare di più”. Renzi è a bordo di un fuoristrada lanciato a duecento chilometri all’ora. La frenesia di voler cambiare, rivoluzionare, acquista sempre più una connotazione ossessiva. I tempi sono cambiati. Prima si poteva scegliere e la scelta del popolo era quella corretta. Adesso no, la scelta corretta è quella dettata dai padri della riforma. Non solo è dettata: viene anche ad acquistare una connotazione extrareferendaria.

A ottobre oggetto della contesa non saranno le riforme costituzionali o, perlomeno, non solo. Renzi ha caricato sulle spalle della democrazia diretta un aut-aut che designerà un’Italia che lo sostiene oppure una che lo ripudia. Un referendum totale. Non si deve cadere nel tranello mediatico: votare SI equivale ad intraprendere una strada ben definita, non solo esprimere un giudizio sul governo. Una strada pericolosa, una deriva autoritaria. Suonano i campanelli d’allarme quando persino Scalfari su Repubblica si permette di dire: “Pensaci bene, caro Matteo; se anche vincessi per il rotto della cuffia sarai, come ho già detto, un padrone. Ma i padroni corrono rischi politici tremendi e farai una vita d’inferno, tu e il nostro Paese”. La riforma cancellerà il bicameralismo perfetto, sostituendolo con un premierismo che dovrebbe far scattare diverse sentinelle: accelerazione degli iter di attuazione delle leggi, maggior potere in capo al Primo Ministro, massiccio premio di maggioranza per il partito che raggiunge il 40% al primo turno o il 50,1% al ballottaggio. Ciò che agli occhi ingenui può sembrare una modernizzazione, una volta contestualizzato nel mondo del “i tempi sono cambiati” getta la maschera.

La vittoria del referendum aprirà un’ulteriore breccia nell’anemica resistenza della politica: i silenziosi carri armati delle riforme economiche dettate dall’esterno gongolano. Oggi, nel 2016, vi è una guerra in atto, ed è quella tra la burocrazia europea e le costituzioni nazionali. Arretrare di qualche passo garantirà al governo europeista pro tempore l’eventuale scelta di chinare la testa ed attuare nuove e controproducenti riforme atte a smantellare le garanzie sociali in favore di “flessibilità e integrazione”. Drammatico è stato il servizio di “Nessuno” a La Gabbia giovedì scorso: Renzi, amico di JP Morgan, “rinnova” la Costituzione. Nel paper “The Euro area adjustment” datato 28 maggio 2013 JP Morgan profetizza che il nuovo governo italiano avrà la possibilità di attuare un significativo programma di riforme: “change is beginning to take place”. Ma cosa va realmente cambiato? Il carattere “socialista” delle Costituzioni post-fasciste, come quella italiana. Il colosso bancario nel paper inoltre incoraggia l’accentramento amministrativo (la sparizione delle province acquista significato) e la limitazione del diritto di protesta dei cittadini, in caso di riforme non gradite. È qui che il destino del referendum si incrocia con il destino economico italiano. È qui che l’antiquato bicameralismo diventa ostruzionismo amico, funzionale alla difesa contro l’ingerenza di forze sovranazionali non elette. In un’epoca in cui le riforme sono dettate dal dio neoliberista e da JP Morgan la vecchia e impolverata Costituzione garantisce un appiglio per il popolo, oppresso e anestetizzato da una “modernità” sganciata dagli elicotteri, assolutamente non richiesta. La macchina della propaganda ha tanto tempo, ampiamente sufficiente, per imprimere una netta svolta verso il SI ad ottobre: votare NO verrà dipinto come il rifiuto di una occasione, la caduta del governo, un nuovo 2011. L’economia ha superato la politica ed è ormai lontana nell’orizzonte, avanti anni luce: il vincolo esterno imposto alle finanze pubbliche che giustifica una serie di azioni politiche, totalmente subordinate e obbligate ad una sola strada, quella delle riforme. La questione è che ci sono riforme e riforme. La questione è che il regno del terrore finanziario ormai permea tutto e lo spirito dei padri costituenti viene ridotto al misero capriccio di un popolo “viziato”, quello italiano.