Agli scandali della politica, alle dimissioni di ministri della Repubblica per collusione e favoreggiamento di interessi non solo siamo abituati, ma ormai assuefatti, tanto che la nostra asticella morale, anche quella dei più rigorosi, si è ormai alzata. Come in una pratica mitridatica viene somministrata una quantità di veleno infinitesimale, ma in modo costante e progressivo in modo da renderlo tollerabile all’organismo, così l’esposizione regolare e ininterrotta dei cittadini a fatti di corruzione, clientelismo e criminalità da parte della classe politica e dirigenziale ha sdoganato il concetto di giustizia ed etica civile. La realtà distopica del Grande Fratello orwelliano è compiuta, il cosiddetto “buonsenso”, ossia quella summa di principi etici e morali universalmente riconosciuti, viene considerato come la più colossale delle eresie; la negazione del reale è il modus operandi per la risoluzione delle vicende.

Quello che colpisce del caso di Tempa Rossa rispetto al solito copione è l’identità dei personaggi: da una parte una donna di mezza età, madre, primo ministro della Repubblica con una consolidata esperienza lavorativa alle spalle, dall’altra poco più di un ragazzo, un giovane imprenditore in erba e molto determinato negli affari. Poi la telefonata intercettata e resa pubblica dai PM in cui lei scoppia in lacrime e chiede al fidanzato se per caso non stia approfittando del suo ruolo di ministro per favorire i propri affari imprenditoriali. La conversazione, tanto drammatica nei contenuti quanto strettamente personale, viene data in pasto ai media. Il rispetto sacrosanto della vita privata e sentimentale viene sacrificato per saziare l’atavica fame di giustizia dei cittadini che ora si è trasformata in una bulimia di notizie e di scoop emotivi.

Proprio ieri la sottoscritta si è imbattuta in un film tratto da un romanzo appena letto, Washington Square, di Henry James, ambientato negli Stati Uniti del 1880. La storia racconta di Catherine, una ragazza orfana di madre cresciuta dalla zia e dal padre medico, in una condizione molto agiata. La giovane non mostra grande avvenenza e, nonostante nutra un amore viscerale per il padre, questi non nutre grande stima e aspettative nei suoi confronti. Al suo debutto mondano, invece, Catherine attira le attenzione di un giovane bello e aitante con cui inizierà una storia d’amore, ostacolata spietatamente dal padre. Quando la tenacia della ragazza nel continuare il suo idillio amoroso si scontra con quella del padre, questi le dichiara di privarla della rendita che le spetta come dote. Alla notizia del diseredamento, l’innamorato rivela le sue reali intenzioni e rompe con la disperata ragazza. Salvo poi tornare anni dopo e ricevere il suo rifiuto, ma i romanzi si sa hanno sempre un lieto fine. Diversa è la realtà, soprattutto quella contemporanea, in cui non ci sono più padri censori a mettere in guardia e il leitmotiv del femminismo vuole le donne nei posti di potere (almeno rappresentativo) come pseudo espressione massima della civiltà e del progresso sociale. Femminismo 2.0.