Dopo la barbarie di Parigi dello scorso 13 Novembre, “ISIS” è diventanta la parola più cercata su google, rimbalza di bocca in bocca, risuona in ogni telegiornale ed è sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Non si parla d’altro, ovviamente. La politica del terrore dello Stato Islamico, al momento, sta vincendo indiscutibilmente. Parigi è bloccata, l’aria è tesa. Nessuno entra e nessuno esce dalla Francia, la quale ha dichiarato lo stato di guerra. Per fare ingresso nelle università e negli uffici pubblici si è costretti a fare lunghe file per superare gli accuratissimi controlli di sicurezza. Se qualche idiota fa esplodere dei petardi, nelle strade cala il panico. E non è solo Parigi a tremare, perché a quanto dichiarato dai terroristi la prossima meta potrebbe essere una città tra Roma, Washington e Londra. Ma come ha fatto l’ISIS, che fino al 2012 contava solamente mille unità, a diventare in breve l’organizzazione terrorista più ricca e potente del mondo, con un patrimonio che supera i 2 Miliardi di dollari? Se pensiamo che la somma dei patrimoni di: Talebani(560mln), FARC(350mln), Al Shabaab(100mln) e Hamas(70mln) non raggiunge la ricchezza dell’ISIS ci rendiamo conto che qualcosa non va. Ad oggi sono circa 6 milioni le persone che vivono nel territorio controllato dall’ISIS e sono circa 80mila i membri dell’esercito(anche se vi sono voci discordi sul numero reale dei militari), arruolati volontariamente o costretti a farlo. Apparentemente questi “fedeli” combattono sotto il nome di Allah, inneggiando alla sua grandezza mentre fucilano civili, proprio come ogni religione insegna.

Business

Ogni giorno l’ISIS guadagna circa 1,5 milioni di dollari grazie al commercio del petrolio del quale fa la sua fonte di guadagno più importante, senza contare le razzie che ha compiuto derubando le banche delle città conquistate. Oltre all’oro nero e alle banche derubate, anche il riciclaggio di denaro nella zona di Mosul (città Irachena conquistata dall’ISIS) gonfia le tasche dello stato Islamico con circa 96 milioni di dollari. Altri 36 milioni provengono dal business dei tesori archeologici e sembrerebbe che l’ISIS sia attivo anche nel mercato degli organi umani dal quale trarrebbe un ingente profitto. Inoltre vi è la Zakat, una sorta di tassa religiosa che l’ISIS impone ai civili che vivono sotto il suo potere. Ma all’appello mancano ancora 350 milioni circa, dei quali però ancora non si è riusciti a capire la provenienza. In molti sostengono che questi soldi provengano da élite sunnite di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e da altri stati del Golfo.

Finanziatori esterni

Nel frattempo crescono le voci che anche gli Stati Uniti appoggino lo Stato Islamico in modo tale da avere un pretesto per intervenire in Medio Oriente. A conferma di esse vi sarebbero le armi che vengono usate dai combattenti dell’ISIS, molte delle quali provenienti dall’America (oltre che da Russia e Cina) e la possibilità di avere il controllo sul petrolio. Certo non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti vengono accusati di finanziare guerre o attentati per interessi geopolitici, con tutto ciò che economicamente ne deriva (basti pensare al 11/9). Ma una tesi più convincente sembra essere quella che trova le fondamenta nel nome di Assad, l’attuale presidente della Siria appoggiato tra l’altro dalla Russia.  E secondo quanto dichiarato da Joe Biden (l’attuale vicepresidente Americano) gli Stati Uniti hanno fatto piovere centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi nelle mani di chiunque fosse in grado di combattere contro Assad. Il motivo di questo accanimento da parte degli Stati Uniti risale nel controllo, bramato sia da USA che dalla russia, degli oleodotti presenti nel territorio siriano.Se ciò non bastasse ci sarebbe anche la dichiarazione di un terrorista islamico appartenente all’ISIS che ha esplicitamente dichiarato che il gruppo di estremisti è finanziato dagli Stati Uniti. Insomma, anche questa volta gli Stati Uniti hanno i loro bei scheletri nell’armadio, e ancora una volta sono coinvolti fino al collo in una situazione che probabilmente gli  sfuggita di mano.

Ma non solo gli USA, anche la Turchia ha aiutato lo Stato Islamico. Nello specifico consentendo ai jihadisti provenienti dai paesi caucasici di introdursi in Siria tramite i confini turchi. Per di più una notevole percentuale dei terroristi appartenenti all’ISIS è di origine turca. Della serie: non scandalizziamoci se fischiano durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi. Inoltre, secondo le recenti dichiarazioni di Vladimir Putin in occasione del G20 ad Antalya (Turchia), ci sarebbero ben 40 paesi che finanziano direttamente l’ISIS, tra i quali alcuni presenti anche nel G20. Ora si temono altri attacchi come quello di Parigi che ha portato a 132 il bilancio dei morti. Per tutta risposta la Francia nella notte tra il 15 e il 16 novembre ha bombardato Raqqa, la città considerata la capitale dello Stato Islamico, radendo al suolo due centri di addestramento, gli stessi nei quali erano stati formati i responsabili della carneficina a Parigi. La Francia ferita si vendica così, con una pioggia di fuoco sul centro nevralgico dell’ISIS. Agli attentati di Parigi Hollande risponde attaccando a sua volta. Occhio per occhio. E se Gandhi avesse ragione, il terrorismo avrebbe già vinto.