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“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’/ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. /Da quando sei partito c’è una grossa novità,/ l’anno vecchio è finito ormai/ ma qualcosa ancora qui non va”. Il celebre brano del compianto Lucio Dalla è la perfetta sintesi della relazione epistolare intrattenuta dal “caro amico Renzi” e dalla Commissione Europea, nelle persone di Moscovici e Dombrovskis. Parole non proprio amorevoli, a dire il vero. Nell’ultima lettera la Commissione esprime i propri dubbi relativamente alla Legge di Stabilità fieramente presentata da Renzi in Powerpoint una settimana fa. Parafrasandone il contenuto e tralasciando la forma, nella sostanza la Commissione dice: “Voi italiani avete già beneficiato di una consistente flessibilità in questi anni e se noi vi diamo un dito questo non significa che vi possiate permettere di prendere tutto il braccio”. Al netto dei chiarimenti di rito, ciò che non va giù a Bruxelles è il rapporto deficit/PIL al 2,3%, dello 0,1% più elevato dell’ammissibile. Si comprenderà facilmente come questa sia più una questione di orgoglio che di reale necessità macroeconomica. In altre parole una ripicca bella e buona. In particolare, la Commissione pretende un approfondimento per quanto riguarda la voce “spese straordinarie”, decisamente al centro del dibattito per via dell’emergenza migranti, la ricostruzione delle zone colpite dal sisma e la messa in sicurezza del territorio nazionale (colpito nuovamente ieri in centro Italia). Specialmente queste ultime pare non siano gradite da Dombrovskis & co in quanto non legate ad una impellente necessità e perennemente borderline: gli “aiuti di Stato” non sono ammessi e già con i precedenti sismi l’Italia è incappata in questa criticità tutta europea.

 

I punti principali della Legge di Stabilità 2017 (“piena di buona notizie”) presentata da Renzi e dal Ministro Padoan.

Padoan, nonostante ciò, ha già avuto modo di dichiarare che la Finanziaria (come amano chiamarla i nostalgici) non verrà in alcun modo cambiata, in quanto studiata nei minimi particolari. Dalla portata di 27 miliardi, la Legge di Stabilità per il 2017 è stata presentata come una elargizione di bonus, aumenti di spesa e vicinanza al contribuente, anche inadempiente. Va sottolineato che questa legge nasce, cresce e viene approvata in pieno fervore referendario e doveva politicamente portare con sé un messaggio rassicurante nei confronti dell’esecutivo. Ben 15,1 miliardi delle uscite andranno a compensare il tanto temuto aumento dell’IVA, disattivando, a mo’ di ordigno, le clausole di salvaguardia. Sono stati confermati i 2 miliardi in più alla sanità rispetto al 2015 e, per quanto riguarda le tasse, la novità più importante è rappresentata dalla riduzione dell’IRES che passa dal 27,5% al 24%. Confermata con lo stanziamento di 1,9 mld per il 2017 anche “Ape social”, la pensione anticipata: i beneficiari (63 anni di età e 35/30 anni di contributi) si vedranno decurtato l’assegno del 5% annuo, sotto forma di rata di rimborso del prestito ricevuto. La pensione anticipata è, a tutti gli effetti, un mutuo stipulato con un istituto di credito. E ancora 500 milioni contro la povertà, 600 milioni per il “pacchetto famiglia”, 4,5 mld per la ricostruzione post-sisma (al momento non è determinato un termine/riferimento temporale relativamente alla loro erogazione). Quasi 2 miliardi andranno al rinnovo dei contratti di Forze Armate e Polizia. Per quanto riguarda il “pacchetto-giovani” è prevista una no-tax area universitaria per le famiglie meno abbienti, un potenziamento delle borse di studio e la proroga del bonus-cultura di 500 euro destinato ai diciottenni.

Equitalia: vera rottamazione o semplice cambio di nome? 

La lista della spesa pare essere infinita, per una Finanziaria che sbalordisce ma allo stesso tempo preoccupa: essendo che all’Italia è proibito anche solo concepire una manovra totalmente a deficit, dove sono le coperture? A fronte di qualcosa che viene dato, qualcos’altro deve essere tolto. Questione di aritmetica. Ebbene, queste coperture sono una incognita grande così. Renzi non le ha menzionate con precisione, le ha solo accarezzate, citandole senza entrare nel merito. Si sa che per circa 13 miliardi la Legge di Stabilità sarà finanziata a deficit. Con la tanto criticata (ma neanche e troppo e non da tutti) “Voluntary disclosure bis”, l’ennesimo condono, si dovrebbero racimolare, secondo le ottimistiche stime del Governo, 2 mld. Questo dato, poi, è oggetto di un romanzo giallo: la Ragioneria avrebbe preferito azzerarne il gettito. È importante sapere, comunque, che nella bozza di legge, nel caso in cui non si accumulassero 1,6 mld, dal 10 settembre 2017 si attiverebbero l’aumento delle accise sui prodotti petroliferi per 800 milioni e tagli lineari alla spesa dei ministeri pari ai restanti 800 milioni.

Ben 5,5 miliardi di coperture arriverebbero poi da “tagli alla spesa” (di cui 3,3 dal rafforzamento centralizzazione acquisti PA, 1,2 miliardi da risparmi forniture sanitarie, 1 miliardo da tagli ministeri) che, per la verità, rimangono nell’ombra in quanto nessuno è a reale conoscenza delle voci tagliate. Di 4 miliardi è poi il contributo derivante dalla chiusura di Equitalia che però, in sostanza, non chiuderà: cambierà soltanto nome. Ecco che quei 4 miliardi diventano una interessante cifra latitante dalle logiche della ragione umana.
Di certo non placa le nostre ansie il Ministro dell’Economia Padoan che, ospite di Floris su La7, si ritrova a rispondere imbarazzato e a monosillabi delle dichiarazioni del Premier Renzi. La sensazione è che tale manovra non sia poi così scolpita nella pietra e piuttosto dozzinale. Le preoccupazioni della Commissione Europea relativamente alle coperture una tantum non sono per nulla irragionevoli, anzi, sono piuttosto fondate. La Finanziaria si presenta come una pioggia di bonus, quindi limitati nel tempo, finanziati con coperture sovrastimate e previsioni del PIL gonfiate. Manca, come da qualche anno a questa parte, un qualsiasi cenno programmatico che non sia la dovuta ricostruzione dal sisma: la cultura del bilancio non sembra esistere nella mente di Matteo Renzi, occupato com’è a salvare il proprio fondoschiena di fronte al popolo sovrano. L’eredità che lascerà a livello contabile, al di là della situazione economica, è definibile come “disastrata”, sempre sull’orlo dell’attivazione di clausole di salvaguardia e alla disperata ricerca di dozzinali coperture. Può quindi partire ora il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sulle briciole, sullo 0,1% e su ininfluenti disquisizioni. Realisticamente a Roma dovrebbe essere abbuonato quel decimo di punto in quanto l’UE non si può più permettere il ruolo di “austero falco”, specialmente sul mediterraneo. Che sia giunta la fine del feticismo europeo per il pareggio di bilancio? I dubbi sono molti, resta solo la speranza.