Il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea è un gioco a somma zero, sia per alcuni paesi dell’Unione Europea sia per gli stessi inglesi. L’uscita di Londra pone tre principali questioni non facili da dirimere: per la Gran Bretagna una problematica economica, per il futuro – e quale futuro!- dell’Unione Europea, una problematica di tipo politico legata agli equilibri, se ancora ve ne fossero, tra gli stati membri e per tutti e due gli attori regionali l’aspetto che viene considerato più importante: l’indebolimento della sovranità parlamentare, il perdurare di uno “stato di eccezione” e non da ultimo, la fine della democrazia. Che ci sarà, basta aspettare. Londra sta ancora beneficiando degli effetti economici lasciati dal governo Cameroon, da come è riuscita in questi anni ad affrontare la crisi economica e da una struttura del sistema-paese robusta ed efficiente. Tuttavia, il modesto rallentamento nei mesi post-referendum del Pil britannico (dal 0,7% del primo trimestre al 0,5% del secondo) sconta un effetto abbastanza prevedibile quale la svalutazione della sterlina che in sé ha i suoi benefici se le esportazioni aumentassero. Da questo punto di vista il Regno Unito partiva da una situazione che, per capirci, è esattamente opposta a quella fortemente mercantilista della Germania. Il risultato è che se i prezzi più elevati per le importazioni non sono compensati dall’aumento delle esportazioni l’effetto sarà parecchio negativo per i cittadini britannici e si tradurrà in un rialzo dell’inflazione e in tagli di salario reale. Se aggiungiamo agli squilibri di parte corrente gli squilibri altrettanto significativi fra territori, con la Scozia che già ha chiesto una nuova consultazione referendaria per chiedere l’indipendenza da Londra, il quadro di instabilità interno è assicurato, nonostante la nuova dimensione assunta dai Tory e dal Primo Ministro inglese, Theresa May.

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Svalutazione della sterlina contro il dollaro americano (Fonte: BBC, Bloomberg)

L’Unione Europea d’altra parte sotto l’egida tedesca non ha alcun futuro. La Germania non ha le caratteristiche per storia, per tradizione e per interessi per poter guidare un continente. L’ideale sarebbe trovare quel perduto equilibrio tra nazioni che l’isolamento inglese ha contribuito ad accentuare. Angela Merkel, come i suoi predecessori, resta un leader di caratura in questa confusione di intenti e di strategie da parte di politicanti e tecnocrati. Ma è il leader di un paese continentale, colbertista sul piano economico, assolutamente ritroso dal punto di vista geopolitico (e, guardando alla storia, si capisce perché vuole continuare a esserlo) e che sta praticando una leadership basata sulle sue regole di austerity imposte agli altri paesi. Allora ecco che le linee di faglia da potenzialmente pericolose per la disintegrazione del Regno Unito, si stanno già trasferendo al di qua della Manica.

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Quando i mercati prevalgono sulla sovranità. Manifestazioni pre-referendum in Grecia nell’estate 2015.

Quello che si può trarre però di più pericoloso dalla Brexit è il perdurare di un continuo stato di eccezione di gran parte dei paesi europei. Se l’isolazionismo della Brexit doveva rafforzare come molti si aspettavano, compreso chi parla, la rule of law e la sovranità politica dello stato nazionale, questo non è accaduto: il Great “Repeal” Act sospende di fatto i poteri del Parlamento inglese. Ed è il vero dramma di questi tempi, il fatto che la volontà del popolo conti sempre di meno, e sia sempre più spogliata, esautorata nei suoi rappresentanti, come nelle sue funzioni per far posto a élite neutrali, tattiche, caratterizzanti di alcuna scelta politica fondamentale e che perseguono il disegno tracciato decenni fa dalla globalizzazione mondiale. Il processo in atto, come direbbe Carl Schmitt, è quello di “destatalizzazione del politico” per far posto alla via della schiavitù contemporanea: un omogeneizzazione continua, mondiale, dettata dalle regole della “fine della storia” e dell’internazionalismo liberale che annulla qualsiasi identità, qualsiasi spazio di sovranità per far posto al luogo della pace e della stabilità, guidata da un unico potere con il pilota-automatico inserito. Finirà come negli anni ’30, con la consolazione (magra) che i responsabili ne pagheranno le conseguenze.